Confine Polonia-Bielorussia

Crisi dei migranti, toni sempre più duri tra Varsavia e Minsk. Sospetti Ue sul ruolo di Mosca

Il presidente bielorusso Lukashenko: non ci faremo intimidire, ma non cerchiamo lo scontro. Ma il portavoce Ue accusa: si sta comportando da gangster

di Beda Romano

Bielorussia, Lukashenko: non ci inginocchieremo a Ue

3' di lettura

Le tensioni politiche alla frontiera tra la Polonia e la Bielorussia non accennano a scemare; anzi da più parti si teme che la situazione sfugga pericolosamente di mano. A Bruxelles la Commissione europea ha lasciato intendere ieri che anche la Russia potrebbe avere un ruolo di primo piano nell’indurre migranti provenienti dal Vicino Oriente, principalmente curdi, ad attraversare il confine e ad entrare nell’Unione europea.

La giornata di martedì 9 è stata segnata da toni sempre più duri tra Varsavia e Minsk, con 3.000-4.000 persone ammassate da alcuni giorni al confine tra i due Paesi, mentre le temperature sono ormai vicine allo zero nella regione tra Kuznica e Bruzgi. Fonti bielorusse hanno accusato le guardie di frontiera polacche di esercitare «pressioni psicologiche» sui migranti, «accendendo altoparlanti, riflettori e luci stroboscopiche per tutta la notte».

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Sul fronte opposto, le autorità polacche hanno pubblicato filmati in cui si vedono migranti tagliare i fili spinati con cesoie pur di entrare in territorio polacco.

Minsk spinge i migranti ad attraversare le frontiere Ue

Nei fatti, la Bielorussia sta esortando migranti giunti dal Vicino Oriente ad attraversare la frontiera con l’Unione Europea. In questo modo, secondo Bruxelles, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko vuole vendicarsi delle recenti sanzioni che i Ventisette hanno imposto a Minsk in risposta alla repressione politica nel Paese.

Il destino di questi migranti è oggetto di una guerra delle dichiarazioni. Il premier polacco Mateusz Morawiecki ha assicurato ieri che il suo Paese «non sarà intimidito». Ha aggiunto su Twitter: «Difenderemo la pace in Europa con i nostri partner della Nato e dell’Unione Europea». E ancora: «Sigillare il confine polacco è nel nostro interesse nazionale. Sono in gioco la stabilità e la sicurezza di tutta l’Unione», ha precisato, denunciando un «attacco ibrido» da parte del governo bielorusso.

Lukashenko: non ci faremo intimidire, ma non cerchiamo lo scontro

In una intervista all’agenzia di stampa bielorussa, il presidente Lukashenko ha avvertito in compenso che il suo Paese «non si metterà in ginocchio» di fronte all’Unione Europea, pur assicurando di «non essere alla ricerca di uno scontro». Poco prima lo stesso dirigente politico aveva discusso della situazione al telefono con il suo alleato russo, il presidente Vladimir Putin, con il quale si era lamentato della «preoccupante» presenza di truppe polacche alla frontiera.

Bruxelles ha detto che sta monitorando i voli verso Minsk provenienti da due dozzine di Paesi tra cui il Marocco, la Siria, l’Iran e la Russia. Il sospetto è che alcuni di questi Paesi siano in combutta con la Bielorussia nell’esortare i migranti ad entrare in Europa. Il governo Lukashenko nega qualsiasi uso improprio di profughi. Anzi Minsk accusa la Polonia di non rispettare i suoi obblighi umanitari rifiutando di accogliere i rifugiati, e ha messo in guardia Varsavia contro «provocazioni» e «azioni belligeranti».

Portavoce Ue: presidente bielorusso si comporta da gangster

Ai migranti «viene promesso un facile ingresso nell’Unione», commentava ieri il portavoce comunitario Peter Stano, il quale ha definito l’approccio del regime Lukashenko «inumano, da gangster». Dinanzi al Parlamento europeo, la commissaria agli Affari interni Ylva Johansson ha aggiunto: «Dobbiamo lavorare con i Paesi terzi per bloccare i voli verso Minsk», oltre che «emendare il codice Schengen cercando nuovi metodi per rispondere a questa tipologia di aggressioni». Di più non ha precisato.

La situazione è ingarbugliata. Da un lato il governo polacco non vuole l’aiuto comunitario, pur di cavalcare l’orgoglio nazionale. Dall’altro la Bielorussia sembra essere senza scrupoli nello strumentalizzare migranti provenienti dal Vicino Oriente.

Verso nuove sanzioni. Michel: serve difesa comune

A breve i Ventisette dovrebbero decidere nuove sanzioni contro Minsk, oltre a una stretta ai visti annunciata in settembre e approvata ieri (si veda Il Sole 24 Ore del 30 settembre).

Da Berlino, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha sostenuto ieri che la vicenda è una ragione in più perché i Ventisette si dotino di «una capacità di difesa» comune. A questo proposito, la Commissione dovrebbe presentare oggi la sua attesa proposta di bussola strategica. E sempre oggi, nel tentativo di raffreddare le tensioni, l’ex premier belga dovrebbe recarsi a Varsavia per incontrare il premier Morawiecki.

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