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Crisi politica in Libia, la Cirenaica nomina il «suo» primo ministro

Il parlamento di Tobruk ha votato all’unanimità l’ex ministro degli Interni Fathi Bashaga nuovo premier. Il Paese è sempre più diviso in due zone - e fazioni - contrapposte

di Roberto Bongiorni

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3' di lettura

L’instabilità che sta travolgendo la Libia dopo il recente e controverso rinvio delle elezioni presidenziali si può evincere da quanto accaduto giovedì 10, nell’arco di poche ore. In mattinata, nella capitale Tripoli, l’auto su cui viaggiava il premier del Governo ad interim Abdel Hamid Dbeibah sarebbe stata presa di mira da un commando armato, che si è poi dileguato (rimasto illeso, Dbeibah e il suo entourgage non hanno però rilasciato alcuna dichiarazione). Poche ore dopo, ad oltre mille km da Tripoli, in Cirenaica, la Camera dei rappresentanti, il parlamento di Tobruk, votava all’unanimità l’ex ministro degli Interni Fathi Bashaga nuovo premier della Libia.

Un Paese diviso in due

Dopo la firma del cessate il fuoco, nell’ottobre 2020, che avrebbe dovuto spianare la strada alle elezioni presidenziali del 24 dicembre (seguite a ruota a inizio 2022 da quelle parlamentari) la turbolenta Libia ha ripreso le sembianze di prima, quelle di un Paese spaccato in due, con due potenziali Governi rivali.

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La nomina di Bashaga a nuovo premier approfondisce le divisioni e vanifica gli sforzi volti alla riconciliazione nazionale portati avanti caparbiamente dall’Onu. Cirenaica e Tripolitania si ritrovano così come sono stati dal 2014 fino all’inizio del 2021, due entità indipendenti. Due nemici.

Il Parlamento di Tobruk, riunificatosi da oltre un anno, insiste sull’adozione della sua nuova road map. Secondo la quale Bashaga avrà due settimane di tempo per formare un Governo. Poi toccherà al Parlamento votare la fiducia, (oltre ad emendamenti costituzionali). Infine, il nuovo premier traghetterà la Libia verso nuove elezioni, entro 14 mesi.

Questa road map non è tuttavia condivisa da Tripoli, Dbeibah in testa, deciso a mantenere il potere e portar avanti la sua road map (pare appoggiata da diversi Paesi occidentali). La quale prevede elezioni in giugno.

Il rinvio delle elezioni

La Libia si ritrova così con due primi ministri quando, in verità, non ve ne doveva essere nessuno. Dbeibah, incaricato in febbraio di guidare il Governo di accordo nazionale, aveva rassegnato a fine dicembre le dimissioni per partecipare alle Presidenziali del 24 dicembre (nonostante avesse dichiarato che non si sarebbe candidato). Elezioni su cui puntavano fortemente l’Onu e l’Occidente, ma rinviate pochi giorni prima del voto a causa di un clima a dir poco ostile. La Commissione elettorale, infatti, non era riuscita ad esaminare le centinaia di candidature, la mancanza di un accordo su una legge elettorale nata male, e le rivalità di sempre, avevano dato il via ad una serie di scontri armati, rendendo inevitabile il rinvio del voto (posticipato a data da definirsi). Dbeibah ha così pensato di tornare al suo posto e ricoprire la carica di premier che sarebbe rimasta vacante. Decisione contestata dal Parlamento di Tobruk, che ritiene scaduto il suo mandato dal 24 dicembre ed ha votato la sfiducia alcune settimane fa.

Nomina poco chiara

Giovedì 10 la nomina di Bashaga, svoltosi con un’operazione poco chiara. Poco prima, infatti, il presidente del parlamento Aguila Saleh ha detto ai legislatori in una sessione in Tv che Bashaga era diventato l’unico candidato alla carica poiché l’altro contendente, Khalid al-Baibas, si era ritirato. Al-Baibas avrebbe però smentito. Bashaga avrà comunque il supporto delle forze armate guidate dal generale Khalifa Haftar, l’Lna.

Ma chi è Fathi Bashaga? Ex pilota e businessman, 59 anni, è una delle figure più influenti della Libia occidentale. Vicino ai Fratelli musulmani, il movimento islamico inviso ad Haftar, quando era ministro degli Interni (2018- inizio 2021), ha coltivato legami un po’ con tutti i Paesi coinvolti in Libia. Con Turchia, Francia e Usa, ma anche con Egitto e Russia. Si ritiene che abbia legami con quelle milizie di Misurata protagoniste nella difesa di Tripoli contro l’offensiva lanciata da Haftar nel 2019. Da nemici, Bashaga e Haftar sarebbero ora alleati.

Una mossa che spariglia le carte

La mossa del Parlamento di Tobruk spariglia le carte e assesta un duro colpo a quei Paesi europei, Italia in testa, che erano più vicini a Dbeibah (ed al suo piano di andare alle urne tra cinque mesi) e considerano le elezioni come un passaggio fondamentale.

Le Nazioni Unite giovedì sera hanno ribadito che continuano a sostenere come premier libico proprio Dbeibah. Il quale godrebbe dell’appoggio dell’Alto Consiglio di Stato della Libia, con sede a Tripoli. La posizione dei Paesi stranieri coinvolti in Libia, soprattutto Russia e Turchia (ma anche Emirati Arabi ed Egitto), non è ancora nota. Ma senza il loro consenso, in Libia ormai non si conclude nulla.

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