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Crisi Pop Bari, anche Patuanelli e la politica facciano mea culpa

Moltissimi, a cominciare dal ministro per lo Sviluppo economico , se la sono presa con la Banca d’Italia che non ha vigilato bene . Ma ci sono anche altri livelli di responsabilità da considerare

di Giancarlo Mazzuca

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(FOTOGRAMMA)

2' di lettura

Le banche sembrano, ormai, tante bacchette (poco) magiche: oplà, ecco la crisi! Per anni si fa finta di niente sulla situazione finanziaria di un determinato istituto di credito, poi un giorno (ma perché proprio quel giorno?) i guai vengono improvvisamente a galla e comincia, così, il solito tormentone. È successo anche con la Popolare di Bari per il semplice motivo che, sulle sue condizioni di salute, era stato steso per troppo tempo un velo nonostante gli almeno sette procedimenti giudiziari che già pendevano sull’istituto. Poi si scoprono pubblicamente le carte e, nelle ultime settimane, ne abbiamo davvero sentite di tutti i colori sulla banca pugliese: al di là delle responsabilità dirette dei vertici dell’azienda di credito, sarebbe stata sufficiente una maggiore attenzione da parte degli organi di vigilanza per evitare che il quasi “default” ci piombasse addosso come un fiume in piena.

Il capro espiatorio della Banca d’Italia
Moltissimi, ovviamente, a cominciare dal ministro Stefano Patuanelli, se la sono presa con la Banca d’Italia che non ha vigilato bene come se l'intera colpa fosse solo di chi non ha controllato a dovere. Secondo il titolare dello Sviluppo economico «non è possibile che si presentino ciclicamente questi casi». Certo, qualche ragione ce l'ha anche perché questo caso aggrava la situazione di una regione che è già in ginocchio per via della vicenda-Ilva.

Se è vero, però, che tutti quelli che sbagliano dovrebbero pagare, bisognerebbe allora tenere anche degli altri livelli di responsabilità. Quasi nessuno ha, in effetti, sottolineato il fatto che, al di sopra del controllo di Bankitalia, ci dovrebbe essere la sorveglianza di un organismo ancora più in alto: il Meccanismo di vigilanza unico che fa capo alla Banca centrale europea e che oggi è pure guidato da un italiano, Andrea Enria. Sino alla fine del 2018, durante gran parte della presidenza di Draghi a Francoforte, a capo dell'organismo c'era una donna, la francese Danièle Nouyi, che, poco prima di lasciare l’incarico, in coincidenza con una notevole impennata del nostro “spread”, aveva invitato ad incrociare le dita proprio sul futuro delle banche italiane: forse anche lei avrebbe potuto fare di più.

L’assenza del governo
Ma, al di là della mancata o carente vigilanza di via Nazionale e dell'Eurotower sulla Popolare di Bari , che cosa hanno fatto i nostri governanti per evitare che la situazione pugliese degenerasse in tal modo? In quella stessa occasione, la Nouy aveva anche ricordato che i problemi degli istituti di credito greci cominciarono proprio quando le discussioni politiche ad Atene salirono ai livelli di guardia. Parole sacrosante che non hanno, però, sortito alcun effetto e tutto è continuato come prima. Morale della favola, prima di scaricare tutto su Bankitalia, il ministro Patuanelli avrebbe fatto meglio a recitare il “mea culpa” sulle gravi responsabilità che tanto per cambiare, gravano sulla nostra classe politica.

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