EFFETTI DEL LOCKDOWN

Crisi della ristorazione: i fornitori chiedono pagamenti alla consegna e rientro del debito

Aumenta la cautela da parte dei fornitori dei pubblici esercizi che cercano di tutelarsi dalle insolenze in un periodo di incertezza dei pubblici esercizi penalizzati dal Covid

di Alessandra Tibollo

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(AdobeStock)

Aumenta la cautela da parte dei fornitori dei pubblici esercizi che cercano di tutelarsi dalle insolenze in un periodo di incertezza dei pubblici esercizi penalizzati dal Covid


3' di lettura

Pagare moneta, vedere cammello. Dopo il lockdown la risposta dei fornitori dei pubblici esercizi è più o meno questa, dal momento che la crisi di liquidità si fa sentire sia da un lato che dall'altro. Molti i ristoratori che hanno notato questo cambiamento di comportamento da parte di chi garantiva prodotti freschi e consegne immediate, accompagnati da una buona dose di pazienza per il saldo delle fatture. La denuncia arriva da Fipe: il vicedirettore Luciano Sbraga spiega che “il Covid è intervenuto all'improvviso e ha trovato già diverse situazioni di insolvenza. I fornitori sono preoccupati per il futuro e non sanno che cosa accadrà di qui a qualche mese, così questa situazione di incertezza fa assumere atteggiamenti di forte cautela”.

Un “circolo vizioso”, come lo definisce Sbraga, che si origina dalla necessità di fare cassa, ma che non va incontro a chi le casse le ha già svuotate per assenza di pubblico. “Se devo pagare prima ancora di aver venduto – denuncia – con un fatturato che in media è al 50%, ma che in alcune zone scende anche al 30%, vado seriamente in sofferenza”. Sbraga promette un intervento di Fipe sul tema, suggerendo la necessità di un meccanismo di garanzia per le imprese.

Non mancano le aziende che propongono dilazioni. È il caso di Longino e Cardenal, nel settore da trent'anni e con un fatturato annuo da 30 milioni di euro. Come afferma il ceo Riccardo Uleri, “dobbiamo pur mettere in cassa qualcosa. Per rientrare abbiamo proposto rateizzazioni sul pre-lockdown, mentre per le nuove forniture siamo tornati al pagamento a 30 giorni”. Chiarisce Uleri, “è un extrafido che in situazioni normali non avrei concesso. Lo faccio per fidelizzare i clienti e per il bisogno di fatturare, ma ammetto che posso permettermi di farlo perché siamo solidi patrimonialmente”.

E-commerce e gli altri format salva business

E nel frattempo fra i progetti in corso c'è un'accelerazione delle vendite in e-commerce.Nel caso di High Quality Food, altra società di fornitura per la ristorazione che opera su scala internazionale, l'e-commerce non ha visto solo un'accelerazione, ma un vero e proprio switch del modello di business, da b2b a b2c. “Questo – spiega il fondatore Simone Cozzi – ha avuto un impatto positivo sul risultato finanziario, ma su quello economico pesano le fatture insolute”. Hfq sta modulando gli interventi in base alla solvibilità e alla reputazione del debitore. “In lockdown siamo andati incontro congelando i nostri crediti, quindi abbiamo proposto alla nostra clientela due opzioni: o continuare con questo congelamento del debito per altri quattro mesi, condizionando le nuove consegne al pagamento in contrassegno, o un piano di rientro sul debito, che solo se accettato consente di fare nuovamente credito. Nel mezzo abbiamo circa il 40% dei nostri clienti ancora chiusi, che non sono proprio in grado di affrontare piani di rientro, questo tanto in Italia quanto all'estero”.

Ecco perché, spiega Cozzi, l'ingresso nel business dell'e-commerce è stato salvifico per sostenere il business, dal momento che prevede il pagamento immediato e risponde anche bene alla specificità di Hqf, che è una società agricola e come tale produce ciò che fornisce e molti sono prodotti freschi. In quest'ottica, annuncia Cozzi, “stiamo valutando anche la possibilità di aprire format di vendita diretta o con pop-up all'interno di supermercati, se non di investire in prima persona su una formula ristorativa in modalità street food”.Per la Davvero Distribuzione di Fiumicino, che opera sul territorio romano soprattutto con prodotti freschi, dai latticini ai salumi, il patron Giordano Paparella ammette che oggi il suo business è sul filo del rasoio. “I nostri fornitori a loro volta sono sottoposti a pagamenti alla consegna: per esempio i caseifici hanno da pagare il foraggio, che a sua volta è in contrassegno, e hanno bisogno di liquidità altrimenti non hanno da dar da mangiare alle mucche. Se loro pretendono da noi un riscontro immediato, noi siamo costretti a fare lo stesso con i nostri clienti altrimenti il sistema va in blocco”.

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