analisimattarella: difendere amicizia con parigi

Crisi Roma-Parigi: dall’Ue alla Libia al G7 le conseguenze per l’Italia

di Gerardo Pelosi

Boccia, abbiamo tutto l'interesse per un'opinione pubblica francese favorevole


3' di lettura

Un “crescendo di provocazioni”: così fonti istituzionali che vogliono mantenere l’anonimato hanno definito le ultime prese di posizione del Governo italiano nei confronti di Parigi. Provocazioni che ora rischiano di rendere molto più difficile il lavoro politico diplomatico su numerosi dossier da quelli europei su economia e migranti a quelli per la stabilizzazione del Mediterraneo e per l’attuazione della road map sulla Libia per il necessario coinvolgimento della Cirenaica controllata dal generale Haftar, dossier che il ministro degli Esteri francese Le Drian conosce alla perfezione. Ripercussioni possibili anche sul dossier migranti e sui temi della presidenza francese del G7 che si terrà a Biarritz a fine agosto.

Prime conseguenze
Il primo risultato è che le consultazioni tra i segretari generali del Quai d’Orsay e della Farnesina sui temi di comune interesse previsto per domani è stato immediatamente annullato. Erano mesi che i rapporti tra Roma e Parigi erano tesi ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato certamente l’appoggio eclatante dei Cinque stelle ai Gilet gialli così come l’attacco sul franco dei Paesi africani senza contare alcune volgarità come quella del sottosegretario agli Esteri Di Stefano che ha parlato di un «Macron vittima del complesso del pene piccolo». Certo, non sono mancate neppure forti tensioni sul piano economico come quelle su Fincantieri e sulla Tav ma quelle rientravano nella criticità del dialogo tra aziende che tra i due cugini d’Oltralpe ci sono sempre state.

La misura colma
Ora la misura è però colma come lascia intendere molto bene il comunicato del ministero degli Esteri francese. «La Francia e l’Italia – è scritto nella nota - sono unite da una storia comune; condividono un destino. Insieme hanno costruito l’Europa e agito per la pace. La Francia è profondamente legata a questa relazione di amicizia che alimenta cooperazioni in tutti i settori e la vicinanza tra i nostri popoli. L’amicizia franco-italiana è più che mai indispensabile per raccogliere le sfide che abbiamo davanti nel XXI secolo. La Francia è stata, da diversi mesi, oggetto di accuse ripetute, di attacchi senza fondamento, di dichiarazioni oltraggiose che tutti conoscono e hanno presente. Questo non ha precedenti dalla fine della guerra. Essere in disaccordo è una cosa, strumentalizzare la relazione a fini elettorali è un’altra. Le ultime ingerenze costituiscono una provocazione supplementare e inaccettabile. Violano il rispetto dovuto alle scelte democratiche, fatte da un popolo amico e alleato. Violano il rispetto che si devono tra loro i governi democraticamente e liberamente eletti. La campagna per le elezioni europee non può giustificare la mancanza di rispetto di un popolo o della sua democrazia. Tutte queste azioni creano una situazione grave e pongono domande sulle intenzioni del governo italiano nei confronti della sua relazione con la Francia. Alla luce di questa situazione senza precedenti, il governo francese ha deciso di richiamare l’ambasciatore di Francia in Italia per consultazioni. La Francia invita l’Italia ad agire per ritrovare la relazione di amicizia e di rispetto reciproco all’altezza della nostra Storia e del nostro destino comune».

Oltrepassato il segno con il sostegno ai gilet gialli
Ma cosa ha prodotto la crisi di oggi? «La goccia che ha fatto traboccare il vaso – riferiscono le stesse fonti – è senza dubbio la visita di Di Maio in Francia e l’aperto sostegno ai leader dei gilet gialli in una fase delicata della trattativa con il Governo francese. Di Maio – aggiungono le stesse fonti – non è un politico qualsiasi, ha una responsabilità importante, è il vicepremier di un grande Paese fondatore, come la Francia, dell’Unione europea, membro del G7 e terza economia più grande d'Europa, le sue parole sono destinate a lasciare il segno, se sostiene i gilet gialli vuol dire che è il Governo italiano e l'Italia che sta sostenendo quel movimento».

Boccia, abbiamo tutto l'interesse per un'opinione pubblica francese favorevole

Nel giugno ’4o ultima volta di un ambasciatore ritirato
Ma come si potrà ricucire ora una situazione così compromessa? «Il ritiro dell'ambasciatore – osservano le stesse fonti francesi – rimette in discussione tutte le iniziative già prese perché è un fatto che da ora le relazioni tra Italia e Francia saranno molto più difficili, un passo così doloroso come il ritiro dell’ambasciatore per noi non avveniva dal giugno del '40 durante la guerra con l’invasione dell’Italia a fianco della Germania nazista». A chi toccherà fare ora la prima mossa di riavvicinamento? «È difficile dirlo ma tutti a Roma e Parigi conoscono la sensibilità del presidente della Repubblica Mattarella e la disponibilità verso la Francia e del ministro degli Esteri Moavero».

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