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Crisi subprime / Edward Yingling, American Bankers Association

(REUTERS)

Edward Yingling, più noto come Ed, lobbista, democratico convinto, «una delle 20 persone più influenti di Washington» negli anni d'oro, è la quarta persona ripresa nella foto dei banker che escono dalla Casa Bianca. L'ultima a sinistra, quella che stringe la mano a Ken Chenault. Dal 2005 Yingling è stato alla guida dell'American Bankers Association (Aba), l'Abi americana di cui aveva la responsabilità legislativa, legale, sulle attività di tax and policy e soprattutto sulle regole per il credito. Regole lasche che hanno permesso che avvenisse la crisi finanziaria peggiore della storia. Nel pieno della bolla immobiliare Yingling chiuse tutti e due gli occhi. Scriveva, a proposito delle attività legate ai prestiti e ai mutui facili che «il sistema funziona». «I board hanno poco tempo e non è possibile conoscere e gestire ogni aspetto della complessa organizzazione bancaria». In altre parole: fate come vi pare. Davanti al Congresso, nel 2006, sostenne la sua tesi: era fondamentale che i deputati del Congresso «lasciassero fare ai regolatori quello che sanno fare al meglio, con rigore (…) in un ambiente che permette alle banche di crescere e servire le loro comunità». Tre anni dopo gli stessi deputati del Congresso puntarono il dito contro di lui e l'AbA accusandoli di «incompetenza» e di essere stati la principale causa della crisi finanziaria americana, proprio per la scarsa attenzione alle regole e ai controlli. Nel 2010, Yingling è uscito di scena dall'AbA. Profilo basso. Niente interviste. Niente dichiarazioni. Ha ripreso a fare quello che sa fare meglio: il lobbista di lusso. Oggi è partner a Washington dello studio legale Covington&Burling, avvocati d'affari tra i più importanti, con sedi sparse in mezzo mondo. Si occupa, manco a dirlo, di regolamentazioni bancarie. Sul sito dello studio legale scrive, senza il minimo imbarazzo, di essere «una delle persone che ha contribuito a scrivere le regole bancarie e finanziarie della Dodd-Frank», volute da Obama dopo la crisi dei mutui. E che ora rischiano di saltare nell’era Trump.

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