VERTICE A PALAZZO CHIGI

Crisi a Tripoli, Onu: raggiunto accordo per cessate il fuoco tra le milizie

di Andrea Carli

Libia, dopo scontri accordo per cessate il fuoco

5' di lettura

Le milizie libiche che si stanno scontrando dal 27 agosto a Tripoli hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco. Lo ha reso noto, sul suo profilo twitter, l’Unsmil, la missione Onu in Libia. La situazione rimane tuttavia sotto osservazione, dopo gli scontri di questi giorni tra il cartello di milizie fedeli al Presidente del Consiglio Presidenziale libico, Faez Al Serraj, il premier riconosciuto dall’Onu, e la Settima brigata, la milizia ribelle originaria della cittadina di Tarhuna. Secondo il sito della Reuters, centinaia di migranti africani sarebbero fuggiti da un centro di detenzione nei pressi dell’aeroporto di Tripoli, approfittando del caos di queste ore.

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Il Governo giallo verde: concentrati nel seguire gli sviluppi della crisi libica
L’esecutivo giallo verde osserva l’evoluzione della situazione. Si è tenuto nel pomeriggio a Palazzo Chigi un vertice di governo, presieduto dal premier Giuseppe Conte, al quale hanno partecipato i ministri di Esteri, Interno e Difesa. «Sono stati definiti alcuni dettagli sulla Conferenza sulla Libia che si terrà in Italia nel mese di novembre - si legge nella nota pubblicata al termine dell’incontro -. Il governo resta estremamente concentrato nel seguire gli sviluppi in atto in Libia con l’auspicio di un superamento delle attuali tensioni».

Priorità più fondi Ue per ridurre flussi
Nel vertice di oggi a Palazzo Chigi si è parlato anche della posizione che l’Italia sosterrà al vertice speciale di Salisburgo del 20 settembre. «Nel corso della riunione di oggi su immigrazione e Libia - si legge ancora nel documento -, abbiamo preso atto positivamente dell’impegno dei ministri degli Esteri - assunto a Vienna il 31 agosto scorso - di trovare una soluzione comune per distribuire le persone salvate in mare tra i vari Stati membri. Anche in vista del vertice dei Capi di Stato e di governo del 20 settembre a Salisburgo, la priorità dell’Italia resta quella di ottenere più fondi nel bilancio dell’Unione europea - rispetto a quelli attualmente previsti - per gli interventi di sviluppo socio-economico dei Paesi da cui partono i migranti. L’obiettivo è creare le condizioni per ridurre le partenze».

Sarraj istituisce comitato di crisi
L’accordo tra le milizie in sette punti, raggiunto con la mediazione del Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salameh,prevede che «tutte le parti firmatarie si impegnano a trovare una soluzione politica, alla cessazione delle ostilità e alla creazione di un meccanismo che controlli il cessate il fuoco». L’intesa è arrivata nel tardo pomeriggio dopo una giornata che è stata caratterizzata dalla ripresa degli scontri, tanto che il Consiglio presidenziale ha «deciso la formazione di un comitato di crisi, in seduta permanente fino al ritorno della stabilità» nella capitale libica, per «seguire gli sviluppi a Tripoli e mettere a punto le misure di sicurezza e amministrative necessarie». Del comitato fanno parte, sotto la direzione di Sarraj, alcuni ministri del Governo di Accordo nazionale: Interno, Finanze, Esteri, Enti locali e i sottosegretari di Difesa e Migranti.

Di Maio: conferenza di pace il prima possibile
L’esecutivo giallo verde osserva con attenzione l’evoluzione della crisi. Secondo il vicepremier Luigi Di Maio «l’unica cosa che non vogliamo fare è quanto fatto nel 2011: esportare democrazia con bombe e giustificare interventi militari». «L’unico modo per risolvere la questione libica - ha continuato - è convocare il prima possibile la conferenza di pace di cui parliamo da mesi e che è stata oggetto della discussione tra Trump e Conte in visita a Washington fine luglio».

Il ministro degli Affari esteri pronto a riferire in parlamento
Il responsabile della Farnesina Enzo Moavero Milanesi ha avuto una conversazione telefonica con Serraj. Moavero ha confermato la solidarietà e il sostegno italiano al popolo libico e alle sue istituzioni in questa fase di grave difficoltà, funestata da scontri armati nella capitale. Il ministro ha poi confermato ai presidenti delle Commissioni parlamentari degli Affari Esteri di Camera e Senato di essere immediatamente a disposizione del Parlamento per riferire sull’insieme della situazione nel paese del Nord Africa.

Nessuna operazione militare
Il governo ha smentito in maniera categorica che fosse in preparazione un intervento da parte dei corpi speciali italiani nel paese del nord Africa. L’Italia, ha sottolineato una nota di Palazzo Chigi pubblicata lunedì, «continua a seguire con attenzione l’evolversi della situazione sul terreno e ha già espresso pubblicamente preoccupazione nonché l’invito a cessare immediatamente le ostilità assieme a Stati Uniti, Francia e Regno Unito». Il Pd, in una dichiarazione congiunta del segretario Martina e della responsabile Esteri Quartapelle, mette nel mirino la politica estera dell’esecutivo in quanto, sostengono i Dem, «improvvisata».

La Francia replica a Salvini: non siamo contro l’Italia
La linea che esclude un intervento militare italiano a Tripoli è stata confermata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. Al termine del consiglio dei ministri che si è svolto nel pomeriggio di lunedì il responsabile del Viminale ha escluso «interventi militari che non risolvono nulla. E questo dovrebbero capirlo anche altri». Salvini non lo ha nominato ma ha fatto capire che dietro il caos di Tripoli c’è la mano della Francia, e in particolare del suo rivale europeista Macron: «La Libia non è più un porto sicuro? Chiedete a Parigi». Da parte sua, la Francia nega di essere dietro ai disordini di Tripoli: tramite il ministero degli Esteri, chiarisce che i suoi sforzi «non sono diretti contro nessuno, certamente non contro contro l’Italia, di cui sosteniamo l’iniziativa di organizzare una nuova conferenza su questo dossier importante per i due Paesi».

Le minacce della Settima brigata
Gli scontri tra le milizie che sostengono il premier Haftar e quelle che vogliono far cadere il capo del Consiglio presidenziale sono iniziati il 27 agosto. Sabato la situazione è peggiorata. Il governo Serraj ha proclamato lo stato di emergenza. La decisione è stata presa dopo che Abdel Rahim Al-Kani, leader di una milizia esterna, la cosiddetta “Settima Brigata” - ha base nella cittadina di Tarhouna, a sud di Tripoli - ha annunciato ai media locali che i suoi uomini avrebbero lanciato un assalto sul quartiere di Abu Salim a Tripoli. Per alcune fonti, dietro alle mosse della Settima brigata ci sarebbe il generale Haftar, l’uomo forte della Cirenaica avversario di Sarraj, che cercherebbe in questo modo di prendere il controllo del paese.

L’Unione europea: la posizione degli stati membri è unita
Anche l’Europa segue con attenzione quello che sta accadendo in Libia. Lunedì l’Alto rappresentante Federica Mogherini ha parlato con Salamé al quale ha assicurato «il pieno sostegno da parte dell’Ue» per trovare «una soluzione a lungo termine» attraverso «un processo politico». Una portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna, rispondendo a una domanda sulle accuse dell’Italia alla Francia, ha chiarito che «gli Stati membri dell’Ue hanno una posizione unita sulla Libia».

La condanna di Italia, Usa, Gran Bretagna e Francia
Dunque Salvini e tutta la maggioranza di governo hanno accusato la Francia di essere di fatto la vera responsabile dietro la crisi in corso a Tripoli. Eppure Roma e Parigi, appena qualche giorno fa, avevano espresso ufficialmente una posizione comune, insieme a Londra e Washington, per condannare l'escalation militare. Sabato i governi di Italia, Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno condannato «fermamente la continua escalation di violenza a Tripoli e nei suoi dintorni, che ha causato molte vittime e che continua a mettere in pericolo la vita di civili innocenti. Questi tentativi di indebolire le legittime autorità libiche - continuava il testo del comunicato congiunto - e ostacolare il corso del processo politico sono inaccettabili. Esortiamo tutti i gruppi armati a cessare immediatamente ogni azione militare e avvertiamo coloro che compromettono la sicurezza a Tripoli o altrove in Libia, che saranno ritenuti responsabili di tali azioni». Oggi il cessate il fuoco tra le milizie.

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