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Crisi Ucraina, 4 italiani su 10 ridurranno i consumi, il 38% teme perdita di potere di acquisto

C’è ancora preoccupazione per effetti del conflitto sull’economia. Forte riduzione per i consumi di abbigliamento, energia, carburanti

di Andrea Carli

Giorgetti: "Inflazione questione da monitorare"

3' di lettura

Cambia la percezione degli italiani sul conflitto in Ucraina. A oltre cento giorni dall’aggressione perpetrata dall’esercito russo. Se infatti da una parte si aspettano ancora ripercussioni sull’economia nazionale dalla guerra che si sta combattendo in quell’area, dall’altra questa sensazione è meno avvertita rispetto alla percezione registrata all’inizio delle operazioni militari. Gli italiani temono, soprattutto due cose: l’esplosione dell’inflazione e una riduzione delle forniture di gas. Una preoccupazione che si manifesta nell’intenzione di risparmiare, riducendo i consumi, nonché nel timore di perdere potere di acquisto e di vedere svalutati i propri risparmi. Insomma, la corsa dei prezzi orienta sempre di più i comportamento dei consumatori.

Il sondaggio

A delineare questo scenario è il report “FragilItalia”, elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, in base ai risultati di un sondaggio, condotto su un campione rappresentativo della popolazione - sono state consultate 800 persone dai 18 ai 65 anni - per testare l’evoluzione della percezione relativa agli effetti del conflitto in Ucraina sull’economia italiana.

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Effetti della guerra sull’economia, cambia la percezione

Ad attendersi ripercussioni del conflitto in Ucraina sulla nostra economia è la quasi totalità degli italiani (il 95%), ma con una percezione mutata rispetto a fine febbraio, in corrispondenza dell’inizio della guerra. Aumenta, infatti, di 6 punti la percentuale (48%) di chi si aspetta effetti contenuti, mentre diminuisce dello stesso valore la percentuale di chi paventa conseguenze molto pesanti (il 47%; ma il 52% nel ceto popolare).

Che cosa fa paura

In testa alle preoccupazioni c’è l’aumento generalizzato dei prezzi (68%, in aumento di 2 punti rispetto a febbraio). Si teme in particolare l’aumento dei prezzi di pasta, pane, farine (entrambe al 42%, con 6 punti in più). In calo, invece, di ben 17 punti, al 39%, la preoccupazione per la riduzione delle forniture di gas.

La scelta di risparmiare

A fronte della situazione attuale, e delle incertezze riguardo agli sviluppi futuri, il 39% degli italiani (2 punti percentuali in più su febbraio) pensa di fare risparmi riducendo i consumi; il 38% (in aumento di 6 punti) ritiene che perderà parte del suo potere di acquisto (valore che nel ceto medio-basso si colloca al 41%, in crescita di 13 punti); il 32% (in crescita di 4 punti) teme che i suoi risparmi perdano di valore. Un dato, quest’ultimo, particolarmente evidente nel ceto medio, dove cresce di 10 punti rispetto a febbraio, collocandosi al 35%.

Aumentano le difficoltà di pagare rate di finanziamenti personali

I risultati del sondaggio mettono in luce come gli effetti del conflitto tra Ucraina e Federazione russa sull’economia abbiano ulteriormente appesantito una serie di difficoltà già avvertite dalle famiglie. Ad esempio, rispetto ad inizio anno aumentano le difficoltà di pagare rate di finanziamenti personali (in crescita di 10 punti, al 66%), di pagare l’affitto (in crescita di 12 punti, al 65%) e di pagare il mutuo (+ 9 punti, al 61%). Travolti dall’impatto di questa situazione i giovani della fascia 18-30 anni (il 76% ha difficoltà a pagare l’affitto), i residenti nel Mezzogiorno, gli appartenenti al ceto popolare (dove l’85% dichiara difficoltà a pagare le rate del mutuo e l’84% i canoni dell’affitto) e medio-basso.

La frenata dei consumi

Ma sono anche i consumi a risentirne. L’81% dichiara di dover ridurre i consumi di gas ed energia elettrica (2 punti in più rispetto a inizio anno); il 75% di abbigliamento (4 punti in più); il 74% di benzina e gasolio (3 punti in più); il 69% di scarpe (1 punto in più); il 69% di cosmetici (2 punti in più); il 62% di carne (1 punto in più) e di salumi (2 punti in più); il 60% di pesce (1 punto in più).In testa alla lista dei consumi che subiranno i tagli più drastici o la completa rinuncia si colloca l'abbigliamento (33%), seguito dai prodotti cosmetici (30%), dalle scarpe e da gas ed energia elettrica (entrambi al 29%) e da benzina e gasolio (26%). «Occorre salvaguardare il potere d’acquisto degli italiani - sottolinea Mauro Lusetti, presidente di Legacoop -; è urgente evitare che la loro ansia rallenti ulteriormente consumi anche primari e contribuisca ad avvitare la situazione. Servono misure tempestive per affrontare l’emergenza prezzi».


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