Crisi Ucraina: i rincari di grano, mais e soia

Crisi Ucraina, dai contratti di filiera all’accumulo dell’acqua piovana, le 5 mosse dell’Italia per un’autonomia alimentare

Secondo l’associazione a livello europeo vanno riviste alcune misure della nuova Politica agricola comune e in particolare della strategia Ue sulla diversificazione come per esempio l'obiettivo di destinare il 10% a terreni incolti

di Andrea Carli

Flash-mob Coldiretti a Roma contro gli aumenti dei costi di produzione

4' di lettura

Una strategia in cinque mosse che l’Italia potrebbe mettere in campo per sostenere il settore agroalimentare piegato dagli effetti della guerra in Ucraina e puntare verso l'autosufficienza. La delinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini che mette in evidenza l'impatto a valanga sulle quotazioni delle principali commodities agricole del prezzo alle stelle di gas e petrolio. A livello europeo, servono interventi urgenti e scelte strutturali per rendere l'Europa e l'Italia autosufficienti dal punto di vista degli approvvigionamenti di cibo. Per questo, sempre secondo la Coldiretti, vanno riviste alcune misure della nuova Politica agricola comune e in particolare della strategia Ue sulla diversificazione come per esempio l'obiettivo di destinare il 10% a terreni incolti.

Da dove partiamo

L’Italia è deficitaria su molti fronti per quando riguarda il cibo: produce appena il 36% del grano tenero che le serve, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 56% del grano duro per la pasta, il 73% dell'orzo, il 63% della carne di maiale e i salumi, il 49% della carne di capra e pecora mentre per latte e formaggi si arriva all'84% di autoapprovvigionamento.

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Le cinque soluzioni

1) La prima azione è di attivare i contratti di filiera tra agricoltori ed industrie che oggi contano su 1,2 miliardi di risorse finanziarie del Pnrr. Possono essere uno strumento vitale per tutti i principali prodotti, dal grano al latte, dalla carne all’olio.

2) Altra priorità sono le nuove norme di contrasto alle pratiche sleali attive da gennaio. Si tratta, spiega Coldiretti, di comportamenti che contrastano con i dettami della legge a partire da prezzi riconosciuti agli agricoltori inferiori ai costi. La normativa prevede molte altre forme di tutela, dall'obbligo di contratti scritti al divieto di scaricare sui produttori le offerte promozionali.

3) Va intensificata la lotta alla fauna selvatica che oggi, spiega Coldiretti, rappresenta una minaccia oltre che per gli uomini anche per i raccolti e che negli anni ha costretto molti agricoltori ad abbandonare i campi. Bisogna dunque recuperare tutti i terreni fertili.

4) Per rilanciare gli investimenti agricoli è necessario incentivare le operazioni di ristrutturazione e rinegoziazione del debito delle imprese agricole a 25 anni attraverso l’ Ismea, ma anche garantire mutui per operazioni di acquisti di terreni. Tra l'altro proprio il 7 marzo l'Ismea ha riaperto la possibilità di presentare manifestazione di interesse per l'acquisto di terreni gestiti dall'Istituto.

5) Per sostenere le imprese serve anche più acqua e a costi competitivi, per questo la Coldiretti rilancia sul piano per la realizzazione di bacini di accumulo che svolgano l'azione di cassaforte delle preziose e sempre più scarse risorse idriche: mantenere l'acqua piovana quando le piogge scendono abbondanti e rilasciarla nei mesi di siccità sempre più frequenti. Si stima che mediamente la siccità in Italia sia responsabile della perdita di circa 1 miliardo di raccolti all'anno.

Cresciuti di almeno un terzo i costi di produzione

Con lo scoppio della guerra e la crisi energetica sono aumentati mediamente di almeno 1/3 i costi produzione dell'agricoltura per un esborso aggiuntivo di almeno 8 miliardi su base annua, rispetto all'anno precedente, che ha messo a rischio il futuro delle coltivazioni, degli allevamenti, dell'industria di trasformazione nazionale ma anche gli approvvigionamenti alimentari di 5 milioni di italiani. Più nel dettaglio i costi di produzione, già saliti oltre le soglie di guardia, sono aumentati ulteriormente raggiungendo – precisa la Coldiretti - per alcuni prodotti valori che vanno dal +170% dei concimi, al +80% dell'energia e al +50% dei mangimi.

Le limitazioni all’export e l’impatto sui prezzi

Nel giro di pochi giorni a causa dei limiti alle esportazioni previsti dall’Ucraina, per evitare carenze di cibo il costo del grano è aumentato del 38,6%, quello del mais del 17% e quello della soia del 6%. Rincari che stanno provocando aumenti a cascata per i beni alimentari di prima necessità e con un impatto immediato sulle famiglie. Più in generale, la limitazione delle esportazioni, per affrontare la crescente carenza di cibo, decisa dall’Ucraina riguarda direttamente l’Italia che ha importato dal Paese invaso dalla Russia 570 milioni di euro di prodotti agroalimentari nel 2021 e riguarda soprattutto l’olio di girasole per un valore di circa 260 milioni di euro, il mais destinato all’alimentazione degli animali per oltre 140 milioni e il grano tenero per la panificazione per circa 30 milioni. Le esportazioni di grano, mais, pollame, uova e olio saranno consentite attraverso licenze per l’esportazione solo con il permesso del ministero dell’Economia per garantire le scorte interne.

Il tema sotto la lente della politica

La crisi in Ucraina ha riportato sotto la lente il tema dell’autonomia alimentare, soluzione che consentirebbe di rendere il paese meno vulnerabile in caso di crisi, e conseguenti limiti all’export. E la politica non si è tenuta fuori dal dibattito. «La crisi ucraina e il conseguente aumento del costo dell'energia, ma anche di grano, mais e di prodotti indispensabili alla messa a coltura dei terreni, come concimi e fertilizzanti, è la prova più evidente di quanto l'autonomia alimentare sia un tema strategico per l'Italia e per l'intera Europa» si legge in una nota firmata congiuntamente da Antonio Tajani, coordinatore nazionale di FI, Alessandro Cattaneo, responsabile nazionale dei dipartimenti, e Raffaele Nevi responsabile del dipartimento Agricoltura del movimento azzurro. Sempre nell’ambito della maggioranza, il deputato M5s Luciano Cillis, ideatore di “Granaio Italia”, ha lanciato l’allarme: «Il blocco alle esportazioni di grano in seguito all'invasione russa in Ucraina, due Paesi che forniscono quasi un terzo dell'export mondiale, a cui si è poi aggiunta l'Ungheria in uno scenario di aumento dei costi energetici e produttivi, ha portato a livelli record il prezzo del frumento». Cillis è autore della norma che ha istituito “Granaio Italia”: previsto dalla legge di Bilancio 2021, è il registro telematico di carico e scarico del settore cerealicolo. «Dinanzi a uno scenario di crisi di tale portata, assume ancor più valore uno strumento come “Granaio Italia” che ci permette di conoscere la realtà del settore con l'obiettivo di riuscire a gestire, monitorare e programmare le scelte politiche nel comparto. Ci auguriamo - ha concluso Cillis, - una sua pronta entrata in vigore e una collaborazione da parte di tutti i soggetti coinvolti, alla luce anche dell'accordo tecnico con cui si è cercato di rispondere alle esigenze lavorative di ogni attore della filiera».

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