Il doppio fronte

Crisi Ucraina, la strategia di Draghi: più spese militari ma dialogo con Putin

La richiesta del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj di inserire l'Italia tra i Paesi che in prospettiva potranno far parte di un contingente di pace per difendere il territorio ucraino da possibili aggressioni future, conferma l'interesse a una partecipazione attiva che sul fronte interno viene vista con sempre più preoccupazione

di Barbara Fiammeri

(AFP)

2' di lettura

L'ipotesi di una telefonata tra Mario Draghi e Vladimir Putin ventilata in queste ore va letta sul piano internazionale ma anche su quello interno. La richiesta del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj di inserire l'Italia tra i Paesi che in prospettiva potranno far parte di un contingente di pace per difendere il territorio ucraino da possibili aggressioni future, conferma l'interesse a una partecipazione attiva che sul fronte interno viene vista con sempre più preoccupazione.

I distinguo sulla spesa per la difesa

Lo dimostrano i distinguo di Lega e soprattutto di Giuseppe Conte e del Movimento 5 Stelle, in occasione del dibattito alla vigilia della trasferta a Bruxelles del presidente del Consiglio e soprattutto le resistenze a sostenere la spesa per l'incremento dei fondi per la difesa. Incremento che – vale sempre la pena ricordarlo – in realtà è previsto dal 2014 ma che i governi che da allora si sono succeduti – compreso quello giallo-verde guidato da Conte - hanno evitato di realizzare ma non hanno neppure voluto cancellare.

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L’equilibrismo di Conte

La belligeranza di Putin e l'accelerazione verso una difesa europea hanno però reso impellente la decisione. Conte, dopo una sorta di aut aut in cui anticipava che M5s non avrebbe confermato l'aumento della spesa per le armi, avvalorando così l'ipotesi di una uscita dalla maggioranza e di una crisi di governo, adesso assicura che il suo partito non ha alcuna intenzione di mettere in discussione l'esecutivo ma che va trovata una soluzione di “buon senso”. Vedremo a breve quale delle due posizioni portate avanti nel giro di ventiquattr'ore dall'ex premier M5s verrà confermata (nel frattempo Conte potrebbe essere tornato ad essere legittimato Presidente del Movimento).

La telefonata Draghi-Putin e il confronto politico interno

E non è da escludere che la prospettiva del confronto telefonico tra Draghi e Putin possa diventare un elemento da giocare anche nel confronto politico interno. Certamente lo faranno i leghisti. La versione pacifista di Matteo Salvini per ora ha generato parecchio scetticismo anche all'interno del suo stesso partito. Ma la ripresa di un confronto con Mosca potrebbe fornire una boccata d'ossigeno al leader del Carroccio che dopo la figuraccia in Polonia è costretto ad assistere all'ulteriore balzo in avanti della presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. Il fronte interno resta infatti il più caldo. Ad alimentarlo ci sono le amministrative di giugno (e i referendum sulla Giustizia), la brusca frenata della ripresa e un futuro complicato dalla crisi energetica, dal nuovo assetto internazionale e dall'arrivo di milioni di profughi.

Guerra e crisi energetica alla vigilia della campagna elettorale

Una miscela esplosiva su cui si innescherà la campagna elettorale per le politiche del 2023 e il dopo Draghi. Al momento registriamo un centrodestra profondamente diviso, come dimostra anche la guerriglia sulle candidature per le amministrative e le regionali in Sicilia, e soprattutto la non accettazione da parte di Salvini (e Berlusconi) della leadership di Meloni. Ma il fronte del centrosinistra è messo forse peggio. I Cinquestelle sono divisi in Parlamento e fuori. M5s continua a perdere consensi e – come confermano le prese di posizione di Conte - a dimostrarsi un alleato fragile e poco affidabile per il Pd di Enrico Letta.

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