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Cristina Celestino: «Sul mio comodino cataloghi d’aste al posto dei romanzi»

di Lisa Corva - How to Spend it


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Cristina Celestino

2' di lettura

È l’anno di Cristina Celestino. La giovane designer è una delle protagoniste di questa edizione del Salone del Mobile di Milano con i suoi allestimenti e le tante collaborazioni: intanto, Planetario al Brera Design Apartment, in via Palermo 1, in collaborazione con Besana Carpet Lab; poi, ha reimmaginato gli interni della storica pasticceria Cucchi di Corso Genova 1, con il nemour e il velluto in cotone dell'antico Setificio Fiorentino, e i tavolini in marmo di marmi Budri. E ancora la collaborazione con Fendi per cui ha disegnato la Collezione Back Home (presentata presso lo showroom di via Solari 35).

Collezione Back Home di Cristina Celestino per Fendi

Il gioco delle texture e dei materiali, la passione per i colori sono una sua costante. In quali progetti la rivedremo presto? «Sto lavorando alla boutique The Pink Closet di Palazzo Avino; un piccolo store immaginato come uno scrigno prezioso, dentro a un hotel luxury a Ravello», dice. «Ho curato tutti gli interni con miei pezzi nuovi e pezzi su misura. Il pavimento è a marmi intarsiati, e poi ho usato nabuk rosa, mosaici, specchi colorati».

Un altro progetto è a Venezia: un cocktail bar in un nuovissimo albergo che verrà inaugurato a giugno. «È Palazzo Experimental, che si affaccia sul canale della Giudecca. Su invito di Dorothée Meilichzon, architetto incaricato della progettazione degli interni, sto disegnando il cocktail bar, pensandolo come un salotto intimo, aperto alla città lagunare. Aperture che richiamano, con gli oblò laterali, l’elemento architettonico delle “serliane”; e specchi dall’inconfondibile forma termale, di palladiana memoria. Poi userò marmi policromi e di cornici torchon (in legno ed anche in vetro), specchi color tramonto anticati… Confesso che lavorare a questo progetto è un piacere, perché amo Venezia, amo tornarci. È qui che ho studiato (mi sono laureata in architettura), ed è qui che, prima o poi, mi piacerebbe riuscire a comprarmi una casa».

Dunque la laguna come ispirazione? «E, come paesaggio, il mare, in qualsiasi contesto e stagione. Sono cresciuta a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone; e quindi il “mio” mare erano le passeggiate a Lignano, sulla spiaggia».
Il suo luogo del cuore? «Ne ho tanti, ma forse la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli a Venezia, rivestita all'interno di marmi policromi».
Lei che vive e progetta oggetti di bellezza, qual è un oggetto da cui non si separerebbe mai? «Ahimé, il mio smartphone. Non solo per essere sempre raggiungibile, ma anche perché lo uso per scattare foto di tutto quello che mi ispira, soprattutto quando viaggio. Una porta, una maniglia, una casa, un paesaggio. Materiali, colori, dettagli architettonici. Tutto è ispirazione. Il cellulare ti aiuta a vedere, e fermare quello che vedi. Un archivio portatile. Curo personalmente il mio profilo Instagram, e seguo tante persone: è una finestra sul mondo».

E in tanto lavoro, c’è un antistress a cui ricorre? «Sognare il prossimo acquisto design. Sul mio comodino non ci sono romanzi, ma cataloghi di case d’aste specializzate in design e modernariato, soprattutto Boetto e Cambi di Genova. Sfogliarli è il mio vero anti-stress».

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