ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI redditi dei parlamentari

Cristina Rossello, l’ex legale di Berlusconi è la deputata più ricca: reddito da 2 milioni

Avvocato civilista e legale del Cavaliere nella causa di divorzio dalla seconda moglie Veronica Lario

di Riccardo Ferrazza

(ANSA)

3' di lettura

La graduatoria non è ancora definitiva perché all’appello mancano ancora molti deputati - tra i quali Silvio Berlusconi - ma dall’elenco della dichiarazione dei redditi consultabile sul sito della Camera risulta che il deputato più ricco è una donna: è Cristina Rossello, esponente di Forza Italia alla seconda candidatura, avvocato patrimonialista, è stata la legale del Cavaliere nella causa di divorzio dalla seconda moglie Veronica Lario. Ma non solo: è esperta di gestione delle problematiche delle famiglie protagoniste del capitalismo italiano. Nel 2022 (redditi riferiti al 2021) l’imponibile di Rossello, nata a Finale ligure (Savona) alla vigilia di Natale del 1961, sfiora i due milioni di euro: 1,985 milioni.

Le proprietà da Finale ligure a Londra

Rossello, eletta alle elezioni del 25 settembre 2022 nel collegio di Milano nel quartiere Bande Nere e capolista su Milano di Fi per le regionali in Lombardia del prossimo mese, nel 2019 fu scelta dall’allora coordinatrice lombarda Mariastella Gelmini come commissaria di Forza Italia dopo l’inchiesta per tangenti che aveva portato all’arresto ai domiciliari il commissario milanese Fabio Altitonante.

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Nelle ultime dichiarazioni patrimoniali risulta proprietaria di quattro fabbricati tra Savona, Finale Ligure, Milano e Bruxelles e tre a Londra in comproprietà. Siede nei Cda di sei società, tra cui il Monza calcio e Mondadori e di una società (Immobiliare Leonardo) è anche presidente.

L’appello a Berlusconi a candidarsi al Quirinale

A gennaio 2022 era stata la promotrice di una lettera-appello postata nella chat dei parlamentari di Forza Italia per chiedere a Silvio Berlusconi di revocare la sua decisioni e candidarsi alla presidenza della Repubblica.

Il rapporto con il Cavaliere dura da oltre un ventennio. Il sito Lettera43 ha raccontato che l'ex presidente del Consiglio decise di inserirla tra i suoi avvocati di fiducia alla fine degli anni ’90 dopo averla vista all’opera in una causa che vedeva contrapposte la Rai e Mediaset.

I guadagni

«Vengo da una famiglia normale, normalissima. E tutto quello che ho, l’ho fatto da me» ha raccontato al Foglio. Il suo motto è quello di una sua prozia santa: «Cuore a Dio e mani al lavoro». La professione e gli incarichi le hanno garantito guadagni notevoli: tra il 2018 e il 2021 il suo reddito imponibile medio è stato di 2,5 milioni di euro con il picco del 2019 quando la sua dichiarazione è arrivata a 3,36 milioni di euro.

Il ruolo in Mediobanca

Rossello è stata a lungo rappresentante del patto di Mediobanca nelle assemblee dell’istituto e ha fatto parte nel consiglio di amministrazione della Spafid, la fiduciaria di Mediobanca. Un posto assegnato in passato ad Ariberto Mignoli, il suo mentore («seguo le sue orme ma nel mio piccolo) e avvocato di fiducia di Enrico Cuccia, morto nel 2003. Ha contribuito a tutte le principali riforme societarie (nascita della Consob, legge Draghi, Opa) e nel 1993 tra i cinque saggi del comitato Draghi sulle privatizzazioni.

Il “papello” Mediobanca-Ligresti

Nel 2012 proprio per il suo ruolo in Mediobanca compare (non indagata) nell’inchiesta sul cosiddetto ’”papello”, ossia il presunto accordo tra Mediobanca e la famiglia Ligresti in vista dell’uscita di quest’ultima dalla gestione delle loro società, il gruppo assicurativo Premafin-Fonsai, e della fusione per dar vita a UnipolSai. Secondo l’accusa dei pm la trattativa” tra Mediobanca e la “famiglia Ligresti” puntava a far ottenere una lauta buonuscita, tra cui 45 milioni di euro e una lunga lista di benefit, al costruttore siciliano e ai suoi tre figli, Paolo, Jonella e Giulia, in cambio della loro addio alla gestione del gruppo.

Trattativa che - come risultava dall’avviso di conclusione indagini - si sarebbe conclusa con un “accordo” che venne «tenuto nascosto» e custodito in una cassaforte, all’organismo di vigilanza del mercato, la Consob. Il cosiddetto “papello”, in particolare, sarebbe stato consegnato all’avvocato Rossello. L’accusa contestata dalla Procura di Milano in concorso ad Alberto Nagel, amministratore delegato di Piazzetta Cuccia, e a Salvatore Ligresti era di ostacolo all’attività di vigilanza della Consob. Nel 2015 l’inchiesta finisce con un’archiviazione.

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