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Criteri Esg, commercialisti e revisori spronano le Pmi sulla sostenibilità

Il Consiglio nazionale dei commercialisti (Cndcec) ha avviato un’iniziativa con Assirevi, CsrNetwork e Nedcommunity per diffondere i rendiconti non finanziari (Dnf)

di Vitaliano D'Angerio

Perché è utile la sostenibilità

Il Consiglio nazionale dei commercialisti (Cndcec) ha avviato un’iniziativa con Assirevi, CsrNetwork e Nedcommunity per diffondere i rendiconti non finanziari (Dnf)


2' di lettura

La sostenibilità è un’opportunità che le aziende italiane, piccole e medie, non devono lasciarsi sfuggire. Ecco il punto di partenza che ha spinto quattro organizzazioni di professionisti italiani a costituire il Corporate Reporting Forum. Sono: il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti (Cndcec), l’associazione delle società di revisione contabile (Assirevi), l’associazione dei manager Csr ( Csr network ) e quella degli amministratori indipendenti (Nedcommunity).

Il primo documento

Il Forum ha già elaborato un primo documento di 77 pagine sull’«approccio strategico alla sostenibilità» dove alla teoria sul mondo Esg e sugli tanti standard, fa da contraltare la “pratica” di una serie di casi aziendali di grandi gruppi industriali italiani come Enel, Snam e Terna.

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«Noi vogliamo rivolgerci in particolare alle piccole e medie aziende italiane. I casi aziendali elencati nel documento sono utili perché consentono di capire come i grandi gruppi hanno applicato la sostenibilità al loro business – spiega Massimo Scotton, consigliere di Cndcec con delega al diritto societario –. I commercialisti, nello specifico, vogliono diventare un punto di riferimento per le Pmi nel settore della sostenibilità sia come consulenti, sia all’interno della governance delle tante aziende in cui siamo presenti».

Nuovi standard? no

Da Mario Boella, presidente onorario di Assirevi e figura storica della revisione in Italia, arriva subito un chiarimento: «L’iniziativa del Corporate Reporting Forum non ha alcuna velleità di fornire nuovi standard». A nuovi criteri e parametri Esg, già ci stanno lavorando da tempo la Commissione Ue e altri organismi internazionali. «Fra gli obiettivi principali dell’iniziativa italiana c’è quello di creare una cultura sulla sostenibilità che si estenda anche alle aziende più piccole – spiega Boella –. I grandi gruppi italiani, come dimostrato nel documento, sono già allineate alle best practice del settore».

Non solo obblighi

Nel documento del Forum si sottolinea che «si è inteso rimarcare come le variabili Esg incidano concretamente sul processo di creazione di valore aziendale e come tale incidenza possa essere praticamente rappresentata tramite strumenti e practice di rendicontazione, con i quali evidenziare come le connessioni di tali variabili con l’ambiente esterno e interno all’azienda (e i loro effetti) possano essere o siano valorizzati all’interno del processo produttivo».

Quando si parla di rendicontazione non finanziaria il riferimento è alla Dnf ovvero alla dichiarazione obbligatoria per le aziende quotate con più di 500 dipendenti (oltre alle banche e assicurazioni non quotate). È in quel rendiconto che gli investitori istituzionali cercano le informazioni sui rischi Esg. «Anche chi non è obbligato, dovrebbe redigere la Dnf – aggiunge Scotton –. So che in tale momento di pandemia sono altri i pensieri delle aziende. Ma il futuro è questo: per creare valore condiviso e sul lungo periodo, è necessario comunicare quanto si sta realizzando sul versante sostenibilità, ognuno per il proprio settore». E, viene aggiunto, anche se non c’è l’obbligo. «I grandi gruppi chiedono determinati standard di sostenibilità ai propri fornitori – rileva Boella –. È la cosiddetta supply chain. Ebbene, le aziende che non si adeguano a standard internazionali Esg di comune accettazione rischiano di restare fuori dalla catena dei fornitori».

Da qui l’iniziativa del Forum voluta dai professionisti italiani. Nella speranza che rendicontare e comunicare la sostenibilità diventi un ordinario standard per tutti.

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