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Crittografia, manca il Centro nazionale. L’allarme della comunità scientifica

Gli esperti:«La mancata costituzione del Centro Nazionale di Crittografia lascia scoperte tutte le applicazioni dove la crittografia non agisce in esclusiva come strumento di cybersicurezza. Un attore istituzionale di riferimento è fondamentale. A maggior ragione dinanzi alla minaccia rappresentata dai computer quantistici in grado di rompere parte della crittografia moderna»

di Marco Ludovico

2' di lettura

La crittografia va rilanciata senza esitazioni. L'Italia non può restare a guardare. Proprio alcuni giorni fa il presidente francese Emmanuel Macron ha reso noto: la Francia ha inviato il primo messaggio diplomatico cifrato con crittografia post quantum. Su questo genere, gli Stati Uniti sono impegnati da anni a definire nuovi standard. Nella prospettiva italiana il tema invece sembra confinato al dibattito tra gli addetti ai lavori. Niente di più sbagliato. Sono in ballo sistemi di protezione per la sicurezza nazionale. Come ha dimostrato Macron.

Il Centro nazionale che non c’è

Nel 2017 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha adottato il “Piano nazionale per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica” e riconosciuto la necessità di costituire un “Centro Nazionale di Crittografia”. Dovrebbe impegnarsi nella progettazione di cifrari, la realizzazione di un algoritmo e di una blockchain nazionali, svolgere valutazioni di sicurezza. Il dibattito è in corso da tempo, il Parlamento lo ha più volte sollecitato. Ma il Centro non è mai sorto. Rimasto sulla carta, la crittografia resta così relegata in secondo piano.

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I rischi da non sottovalutare

«La mancata costituzione del Centro Nazionale di Crittografia lascia scoperte tutte le applicazioni dove la crittografia non agisce in esclusiva come strumento di cybersicurezza. Un attore istituzionale di riferimento è fondamentale. A maggior ragione dinanzi alla minaccia rappresentata dai computer quantistici in grado di rompere parte della crittografia moderna». A parlare è Massimiliano Sala, direttore del laboratorio di crittografia all'università di Trento. Un luminare, punto di riferimento per tutta la comunità crittografica italiana. La preoccupazione è sua e della comunità scientifica.

Nasce l'ente no profit degli addetti ai lavori

De Componendis Cifris, il trattato di Leon Battista Alberti, dal 1466 rappresenta la svolta nella tecnica crittografica occidentale. E' anche il nome del gruppo sempre più numeroso di scienziati, studiosi, appassionati e addetti ai lavori, dal 2017 impegnato a far conoscere e riconoscere il valore della crittografia. Guidato dal professor Sala, la De Componendis Cifris si è appena costituita in associazione riconosciuta, ente no profit , con personalità giuridica, per iniziativa di una cinquantina dei soci fondatori. Pronta a rilanciare la sua battaglia tutti i giorni.

Gli obiettivi in campo

“L'auspicio di allora, mai venuto meno, è che l'Italia possa sviluppare cifrari robusti e flessibili, adatti all'era moderna. Così vogliamo anche far emergere talenti dedicati alle scienze crittografiche” osserva il presidente di De Cifris. Ma le prospettive sono infinite, non solo di sicurezza. In Francia, per esempio, a novembre un team di ricercatori ha decrittato una lettera del 1547 scritta in codice: il re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo V, rivelava al suo ambasciatore in Francia i timori di un complotto per ucciderlo. Riuscire con il Centro nazionale a moltiplicare e sviluppare la crittografia tra istituzioni, accademia e imprese, è la scommessa finale.

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