LE PROTAGONISTE/2

Crivellaro: «Flessibilità e condivisione dei ruoli in famiglia»

di Flavia Landolfi


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2' di lettura

Roberta Crivellaro, padovana, 53 anni, managing partner della practice italiana di Whitersworldwide nonché european leader della Business division.

Le donne nelle professioni legali sono in aumento ma nelle posizioni di vertice fanno fatica ad affermarsi. Perché?
Io credo sia una questione culturale. Con la progressione della carriera aumentano le responsabilità e l’obbligo di reperibilità. Tuttavia gli impegni lavorativi a tempo pieno sembra non siano conciliabili con la vita famigliare solo per noi donne. Bisogna cambiare questa mentalità a favore di un nuovo approccio che veda da un lato la possibilità di lavorare in modo flessibile, dall’altro la condivisione dei ruoli parentali e di accudimento dei figli con il partner e altre figure di supporto. Non si può pensare di fare carriera senza un’adeguata organizzazione alle spalle e una buona dose di pragmatismo.

Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Cosa manca?
Un modo diverso di svolgere la professione. In caso di closing si è disponibili senza limiti di tempo. Nel corso della trattativa, invece, si può chiedere senza imbarazzo che la riunione o la conf call possa essere spostato per ragioni di famiglia. Io sono ottimista e credo che la parità di genere in ruoli apicali contribuisca a ripensarci come avvocati d’affari, ad avere una visione meno angusta e vicina alle esigenze di clienti dinamici, che chiedono di avere al fianco professionisti capaci. Inoltre, se si lavora in squadra ci si può supportare a vicenda. L’altro grande tema per conciliare i tempi di vita e di lavoro sta nella convinzione che a casa dobbiamo esserci soprattutto noi donne. Ci si deve liberare dai sensi di colpa!

Quali novità ha introdotto il suo studio per ridurre il gender gap e per favorire il percorso professionale delle sue colleghe?
Lo studio è stato il primo a lanciare in Italia il agile working, promuovendo l’autonomia progettuale in spazi condivisi con persone con ruoli, competenze e funzioni diverse. Lo studio ha, inoltre, promosso una serie di workshop mirati all’empowerment femminile, guidati da una professional coach. L’obiettivo è quello di fornire alle professioniste donne suggerimenti pratici e fruibili per superare pregiudizi di genere e procedere nell’avanzamento di carriera.In Italia staff e professionisti si dividono in 55% donne e 45% uomini, mentre tra i soci il 56% sono donne e il 44% uomini.

Lei ha sfondato il tetto di cristallo. Quali difficoltà ha incontrato?
Non è stato semplicissimo, infatti ho dovuto subito dimostrare di avere le caratteristiche di competenza e di attitudine per diventare socia di uno studio italiano, strutturato, ma sempre tradizionale. Per alcuni anni sono stata la sola socia donna. La parentesi inglese (circa 11 anni in Inghilterra), intensa a livello professionale (sono qualificata anche in Inghilterra e Galles oltre che in Italia) e personale (due figli) mi ha facilitato. Lo studio Withers vanta una leadership femminile da molti decenni, quindi la progressione di carriera non è dipesa in alcun modo dal ’genere’, ma solo dal merito.

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