DISPUTA SULL’ACCESSO AL MARE ADRIATICO

Croazia contro Slovenia sui confini, la Ue costretta a mediare

di Luca Veronese

Il presidente della Slovenia Borut Pahor

3' di lettura

La Commissione europea prenderà la prossima settimana una decisione sui confini tra Slovenia e Croazia. L’arbitrato alla Corte dell’Aja che doveva chiudere una disputa che si trascina dall’indipendenza dei due Paesi, dopo la dissoluzione della Jugoslavia. Non sarà facile per la Commissione metter d’accordo Lubiana e Zagabria soprattutto sui confini in mare. La Slovenia è infatti soddisfatta per una sentenza che le permette di accedere alle acque internazionali passando dal Golfo di Pirano, poco sotto Capodistria. Mentre la Croazia rifiuta l’arbitrato e ritiene che il confine sia una questione bilaterale ancora aperta.

«Sono un avvocato anch’io, voglio leggere attentamente la decisione della Corte prima di prendere qualsiasi decisione», ha affermato il presidente dell’esecutivo comunitario Jean-Claude Juncker sottolineando che sul confine sloveno-croato la Commissione si esprimerà ufficialmente martedì prossimo dopo la discussione al Collegio dei commissari.

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L’arbitrato alla Corte dell’Aja
Ieri la Corte permanente di arbitrato dell’Aja, chiamata a dirimere la questione sui confini dei due Paesi balcanici aveva risolto, sembrava in modo definitivo, la disputa almeno da un punto di vista del diritto internazionale. Secondo i giudici dell’Aja, il Golfo di Pirano appartiene in buona parte alla Slovenia, che mantiene così un accesso alle acque internazionali tramite un corridoio di 2,5 miglia nautiche, mentre i confini terrestri fra i due Paesi nella penisola istriana corrono lungo il percorso del fiume Dragogna e finiscono nel mezzo del canale di Sant’Odorico.

L’argomento più spinoso riguardava il confine marittimo, con l’accesso alle acque internazionali per Lubiana, che aveva provocato qualche tensione fra imbarcazioni dei due Paesi negli ultimi mesi. La decisione della Corte conferma sostanzialmente che la Slovenia può raggiungere le acque internazionali tramite il Golfo di Pirano, quindi senza dover passare per le acque territoriali croate.

La Croazia rifiuta la sentenza
La Slovenia era presente all’Aja con il ministro degli Esteri, Karl Erjavec, mentre la Croazia aveva disertato la lettura della sentenza ritenendo irrimediabilmente compromesso il processo arbitrale in seguito alle intercettazioni telefoniche di due anni fa, quando vennero alla luce i tentativi della Slovenia di influenzare le scelte della commissione giudicante. La Slovenia avrà ora sei mesi di tempo per applicare il verdetto e adeguare le leggi sui confini. Ma la Croazia rifiuta la decisione e minaccia ritorsioni. «L’arbitrato dell’Aja non vincola in nessun modo la Croazia e non intendiamo attuare la sentenza», ha detto il primo ministro croato, Andrej Plenkovic sottolineando che la Corte ha assegnato tre quarti del Golfo di Pirano, nel nord Adriatico, e un corridoio speciale di accesso al mare aperto nel Golfo di Trieste alla Slovenia. «La Croazia si è ritirata due anni fa dal processo di arbitrato dato il comportamento scandaloso e illegale della parte slovena, per una sorta di connubio tra il giudice sloveno e la rappresentate del governo di Lubiana», ha aggiunto Plenkovic ribadendo che per il suo Paese l’arbitrato «è del tutto compromesso e contaminato». Interrogato sulla risposta della Croazia nel caso la Slovenia iniziasse a mettere in atto le decisioni dell’arbitrato, Plenkovic ha invitato Lubiana ad astenersi da «passi unilaterali», aggiungendo che in caso contrario «il mio governo saprà rispondere in modo adeguato»: «Per la Croazia il confine è ancora una questione bilaterale aperta», ha concluso. Toccherà la prossima settimana a Juncker e alla Commissione europea trovare una mediazione.

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