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Crochet, il trend che tutti sentono di dover seguire, dal fast fashion all’alta moda

Avviene forse ogni 10-15 anni: un’idea lanciata da un singolo brand si trasforma in macrotendenza - Accadde con la borsa Trapeze di Celine, sta succedendo di nuovo con l’uncinetto

di Giulia Crivelli

6' di lettura

Corsi e ricorsi, eterni ritorni, onde sotterranee che emergono come maree e più o meno lentamente si ritirano: la moda – ci perdoni chi non la tiene in grande considerazione – a volte si può spiegare solo facendosi aiutare da concetti familiari a filosofi e storici. Perché i cambiamenti nel modo di vestirci, quando, come in Occidente, siamo liberi di scegliere cosa comprare e cosa indossare, non sono quasi mai di facile interpretazione. E ancora più difficilmente sono prevedibili. Ma restano uno specchio della contemporaneità.

La crochet-mania

Da almeno quattro stagioni (intese nel senso “modaiolo”, cioè primavera-estate e autunno-inverno), ovvero da almeno due anni, il crochet (uncinetto) è ovunque: ogni marchio, dal fast fashion all’alta moda con i suoi pezzi unici, e ogni prodotto, dai costumi da bagno alle scarpe, passando ovviamente dalle borse, dall’abbigliamento ai bijoux, propone una variazione sul tema. Con materiali diversi, oltre ai classici cotoni e filati, e con fatture variamente sofisticate, che partono da un autentico fatto a mano a prodotti più industriali. Enormi quindi pure le variazioni di prezzo, da pochi euro a migliaia (e anche molto di più, nel caso dell’alta moda).

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Il crochet in vetrina

Il crochet in vetrina

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Incontro di domanda e offerta

Se così tanti marchi decidono di inserire nelle rispettive collezioni una parte in crochet, significa ovviamente che si tratta di prodotti di successo, che chi lo ha fatto prima di loro ha venduto bene ec’è una certa sicurezza di vendere altrettanto bene. Ma non è solo questo: idealmente nessun marchio vorrebbe “arrivare secondo” con una grande idea, con una proposta che incontra il favore del pubblico. Non parliamo ovviamente di chi copia in modo fraudolento, ma di chi non resiste alla tentazione di proporre una “sua versione” di un prodotto che un “rivale” sta vendendo con successo. Sempre in teoria, ogni grande marchio ha a disposizione uffici stile con decine e decine di creativi e non dovrebbe mai sentire il bisogno di copiare l’idea di altri.

Il “furto di creatività”

Fu proprio questa una delle più grandi obiezioni e critiche mosse ai giganti del fast fashion all’inizio degli anni duemila: il loro segreto – secondo, appunto, i marchi protagonisti delle settimane della moda – era di guardare le sfilate, che la tecnologia ha reso fruibili (oggi davvero in tempo reale) e poi copiare, più o meno spudoratamente. Con un vantaggio temporale di mesi: perché i grandi marchi erano ancora ancorati alle logiche di stagione (far sfilare una collezione che nei negozi sarebbe arrivata solo sei mesi dopo) e costretti da quelle di produzione, che per mantenere una certa qualità ha tempi per forza lunghi. Le aziende del fast fashion, Inditex ed H&M in primis, erano in grado (lo sono ancora, ovviamente) di abbreviare il time-to-market in modo impensabile per l’industria della moda tradizionale. In quel tempo, così vicino ma anche così lontano, Miuccia Prada disse più volte che non «aveva nulla contro il fast fashion», inteso come, appunto, rivoluzione dei tempi di produzione e riassortimento costante dei punti vendita. Quello che la infastidiva era il “furto” di creatività.

Il precedente della “borsa con le orecchie”

Nel 2010 Celine lanciò la borsa Trapeze. All’epoca il marchio del gruppo Lvmh era disegnato da Phoebe Philo (arrivata due anni prima da Chloè), aveva come ceo Marco Gobbetti (poi autore del rilancio di Burberry e ora impegnato in quello di Ferragamo) e nel logo Celine era ancora scritto con l’accento (é) sulla prima e (accento rimosso dall’attuale direttore creativo Hedi Slimane). La borsa diventò dal suo esordio la “it bag” di stagione, un successo enorme per il marchio, ma comunque limitato, per due ragioni: le dimensioni del marchio stesso e il costo della borsa (intorno ai mille euro nella sua versione più semplice). Un primo sintomo del successo furono i falsi: proprio perché era una borsa di lusso, solo una (piccola) parte di appassinate di borse o di moda potevano permettersi l’originale. Per qualche mese non c’era mercatino di strada, illegale o apparentemente legale, che non offrisse un assortimento di Trapeze (qui sotto, uno “schema” della borsa, per chi non l’avesse presente).

Cavalcare il successo (improvviso)

Phoebe Philo stessa intuì che quella forma andava “cavalcata” e nelle stagioni successive propose nuovi modelli, che conservavano quella silhouette ipnotizzante: la propose in pellami di ogni genere, in misure diverse, in combinazioni di colori le più svariate. Accadde qualcosa tutto intorno a Celine, quella forma non scatenò solo il desiderio di possesso delle donne, colpì evidentemente l’immaginario di molti stilisti. Come per il crochet, da una parte c’era la prova provata che la forma piaceva, che le borse a trapezio vendevano. Dall’altra c’era il bisogno di proporne una versione che non fosse proprio la copia sfacciata della creazione di Phoebe Philo. E, ripetiamolo, c’era quasi un’urgenza, una necessità creativa di cimentarsi con quella forma. Quasi che la borsa a trapezio - come il crochet oggi - nella sua, in fondo, semplicità, avesse toccato una corda profonda in tutti: in chi disegna la moda, in chi la segue, in chi la segue e la compra. E forse persino in chi non segue la moda, ma vedendo la borsa “simil Trapeze” in un mercatino la sceglieva al posto di un’altra. Magari senza aver mai sentito parlare di Celine o di Phoebe Philo.

La Trapeze-mania

Negli anni successivi al lancio ufficiale della Trapeze, fino a circa il 2013-14, tutti i marchi – e intendiamo propri tutti, con pochissime eccezioni (una di queste fu Chanel) – proposero una versione della “borsa con le orecchie”, come alcuni la chiamavano. Alla fine, potremmo dire, ne rimase una sola: lei, l’originale, quella di Celine. Tutti gli altri marchi passarono oltre, alla ricerca della successiva it bag. La Trapeze e le sue sorelle sono tanto “ingombranti” che l’attuale direttore creativo della maison ha deciso di non metterle più in primo piano nei negozi. Ma sul web, sui siti di “moda pre-loved”, a iniziare da Vestiaire Collective, la famiglia Trapeze raggiunge quotazioni ancora oggi molto superiori ai prezzi retail originari.

Come tutto è iniziato grazie a Cinzia Macchi e La Milanesa

Il caso della mania per l’uncinetto e in particolare di quelle con le “mattonelle a uncinetto” è un po’ diverso: per quanto riguarda le borse in sé, l’idea originale è certamente di Cinzia Macchi e del suo marchio La Milanesa . Prima che scoppiasse la pandemia lanciò per prima una borsa di forma molto semplice, quadrata, con rivestimento esterno di “mattonelle” di crochet, manici di bambù e rivestimento interno di tela (nelle foto in alto, il negozio di Milano, in corso Garibaldi). Ancora oggi se ne trovano versioni più o meno copiate ovunque. Quello che non è stato copiato, purtroppo, è l’aspetto sociale che anima fin dalla fondazione del marchio Cinzia Macchi, la sostenibilità sociale. Le sue mattonelle - e successivamente molte altre lavorazioni che ha introdotto - sono fatte da donne ospiti di case di cura o, più di recente, da donne vittime di violenza che stanno cercando di rifarsi una vita e un’indipendenza economica imparando il mestiere (forse sarebbe meglio dire l’arte) della sarta o di chi lavora artigianalmente diversi filati e tessuti. Non risulta che le copie delle borse La Milanesa abbiano questo inestimabile valore aggiunto (e infatti costano molto meno).

Cosa succederà della crochet mania?

Cinzia Macchi, da donna appassionata, oltre che creativa e “resiliente” - davvero in questo caso la definizione è azzeccata - sta guardando oltre da diverse stagioni. Sicuramente amareggiata (come lo era Miuccia Prada!) da chi ruba creatività, ma decisa a far crescere il suo marchio in tanti altri modi. Sono arrivate le borse con le frange, le piume, quelle con pupazzetti applicati (foto qui sopra). Fedelissima alla sua ispirazione iniziale, la stilista imprenditrice continua ad abbinare ogni nuovo progetto a iniziative di sostenibilità sociale e ambientale. All’uncinetto in sé, quasi certamente capiterà che, come fenomeno di moda, verrà sostituito da altri. Forse di più breve durata, forse no. difficile dire se e quando arriverà il prossimo “mega trend”. A differenza della Trapeze, l’uncinetto è una tecnica, decisamente riscoperta. E forse verrà usata, pur se in dosi minori, più che in passato. E naturalmente sarebbe una bellissima notizia. Sarebbe altrettanto bello, per tornare al pensiero di Miuccia Prada, che nessuno copiasse le idee altrui, nella moda o in qualsiasi altro campo. Ma temiamo che continuerà a succedere. Le persone che le hanno avute per prime, come Phoebe Philo e Cinzia Macchi, dovrebbero comunque trarre forza e orgoglio dalla loro vivacità creativa, che nessuno potrà mai copiare.

giulia.crivelli@ilsole24ore.com

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