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Crolla il commercio globale: è solo l’inizio

Le previsioni della Wto, rilasciate ad aprile, vedono un collasso del commercio internazionale tra il 13 e il 37% nel 2020, in dipendenza della durata della pandemia e delle politiche di contrasto alla crisi

di Marcello Minenna

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(Adobe Stock)

Le previsioni della Wto, rilasciate ad aprile, vedono un collasso del commercio internazionale tra il 13 e il 37% nel 2020, in dipendenza della durata della pandemia e delle politiche di contrasto alla crisi


5' di lettura

Con il passare delle settimane si fanno più chiari i contorni dello shock subito dall’economia mondiale per via della diffusione pandemica del coronavirus e dei lockdown delle principali economie. Pochi giorni fa l'organizzazione mondiale del Commercio (Wto – World trade organization) ha rilasciato i dati aggiornati sull'andamento del commercio globale. L’aggiornamento attuale (trimestrale) tiene conto solo del primo impatto avvenuto fino a marzo 2020; ciò nonostante mostra un declino degli scambi internazionali senza precedenti, su valori talmente bassi da mandare l'indicatore stesso della Wto fuori scala.

SCAMBI INTERNAZIONALI: UN DECLINO SENZA PRECEDENTI

Indice di andamento del commercio globale. (World Trade Outlook Indicator)

SCAMBI INTERNAZIONALI: UN DECLINO SENZA PRECEDENTI

Esaminando l'indice Wto-I nelle sue componenti, è possibile osservare quali siano stati i fattori chiave che spiegano la fase negativa seguita all'ultimo ciclo di espansione del 2016-2018 e soprattutto il crollo improvviso avvenuto nel primo trimestre 2020, che sembra solo l'anticamera di un prossimo declino molto più pronunciato.
Un peggioramento ulteriore a giugno sarebbe coerente con le previsioni della Wto rilasciate ad aprile, che vedono un collasso del commercio internazionale tra il 13% ed il 32% nel solo 2020 in dipendenza della durata della pandemia e dell'efficacia delle politiche di contrasto alla crisi.

Settori chiave in caduta libera

Tutte le componenti chiave degli scambi globali sono in caduta libera; ogni valore negativo per le singole componenti indica una crescita sotto trend, che ovviamente si trasforma in contrazione per valori molto bassi. Il valore totale dell'indicatore è dato da una media pesata dei sotto-indici.
Il settore automotive (barre celesti), già duramente colpito nella fase di stagnazione degli ultimi 2 anni, è quello che ha accusato il calo più marcato (oltre 20 punti sotto il trend storico); d'altronde questo risultato non sorprende a fronte di cali dell'ordine del -98% nelle immatricolazioni di autoveicoli tra marzo ed aprile in tutte le principali economie industrializzate. È superfluo aggiungere come gli impatti di questo calo si siano riverberati soprattutto sull'industria automobilistica tedesca e sull'indotto manifatturiero nei Paesi satellite ed in Italia.
Pessimo risulta l'andamento degli ordini relativi alle esportazioni future e l'impatto sul commercio navale ed aereo, tutti caratterizzati da cali a doppia cifra e forieri di un ulteriore crollo.

Meno colpita l’agricoltura

Relativamente migliore (per ora) risulta l'andamento dell'industria elettronica a trazione cinese (barre arancioni), che ha registrato tassi di espansione sempre molto deboli, ed ha subito in maggiore misura nel 2019 gli effetti depressivi dei dazi Usa sulla manifattura.
Il comparto meno colpito (-4,3) risulta essere quello agricolo (barre grigie), grazie all'enorme sforzo di coordinazione internazionale volto a preservare le filiere di approvvigionamento alimentari globali.

Trend già negativo

Gli scambi internazionali si stavano già riducendo nel corso del 2019 prima della pandemia, colpiti dalla guerra commerciale Usa-Cina e dal rallentamento del ciclo economico globale. Il 2019 si era chiuso con un declino del commercio mondiale dello -0,1%, il primo valore negativo dalla crisi finanziaria del 2008-2009. Il collasso del 2020 si prospetta in ogni caso su un altro ordine di grandezza. Non sono da sottovalutare infatti, oltre all'emergenza sanitaria, anche le complicanze del quadro geo-politico, con un inasprimento delle relazioni Usa-Cina che oramai va oltre i dazi commerciali (l'instabilità persistente ad Hong-Kong e la minaccia di Trump di riavviare test nucleari sono dei segnali palesi).
L'analisi congiunta del volume delle importazioni italiane dal resto del mondo non migliora il quadro prospettico dato dalla Wto.

ITALIA, VARIAZIONI A 12 MESI DELLE IMPORTAZIONI CON L'ESTERO

Dati in percentuale

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A marzo 2020 si è registrato un declino delle importazioni superiore al -20%, attribuibile principalmente alla zona extra-Ue (-11,4%), un dato coerente con il precoce lockdown dell'economia cinese di febbraio-marzo. In ogni caso è la prima volta da oltre 10 anni che si registrano variazioni negative simultanee dei volumi importati da tutte le principali macro-aree geografiche.

Non è comunque complessivamente un calo record; nei primi mesi del 2009 si sono registrate contrazioni consecutive nell'ordine del -20, -30%. Purtroppo va considerato che stiamo osservando solo i primi effetti di uno shock sulla domanda nazionale di beni destinato a peggiorare e che potrebbe durare parecchi mesi. Pertanto non è implausibile che si possa osservare nei prossimi trimestri un quadro di contrazione delle importazioni peggiore di quello del 2008-2009.

Il dato delle esportazioni, più volatile, va di pari passo con quello delle importazioni ed evidenzia un impatto maggiore del commercio interno all'area Euro, per via della chiusura quasi contemporanea delle principali economie comunitarie e i conseguenti riflessi negativi sulle catene produttive integrate della manifattura italo-tedesca (-12,26% su una contrazione totale del -20%). Il dato flash rilasciato dall'Istat sull'andamento delle esportazioni ad aprile rileva un calo più che eccezionale del -44,2% su base annua, mai sperimentato dal 1993.
I dati sul Pil trimestrale nelle principali economie globali sono solo parzialmente coerenti con quelli del commercio internazionale.
Infatti in questo ranking, Francia (-5,83%) Spagna (-5,24%) e Italia (-5,4%) sono in pole mentre Regno Unito e Germania hanno accusato un calo più limitato. Plausibilmente questo effetto fino a marzo è dovuto al maggiore numero di giorni di lockdown per chi ha cominciato prima e, per l'Italia, anche allo shock che si è sul manifatturiero prima delle chiusure per via dei rapporti stretti tra le industrie italiane e cinesi.

PIL OCSE
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Nei prossimi mesi è plausibile attendersi un certo rimbalzo del settore industriale globale con la progressiva riapertura delle grandi economie e la riattivazione di diverse filiere interrotte dalla fase acuta della crisi sanitaria. L'esperienza cinese ci mostra che è possibile che torni on-line oltre il 90% della capacità manifatturiera di un Paese che abbia messo sotto controllo con successo l'epidemia.
Secondo le più recenti stime, verso fine maggio la manifattura francese è tornata all'80% della capacità iniziale.
Il problema nel secondo-terzo trimestre 2020 si concentrerà soprattutto sul settore dei servizi non-tradable, che sono esposti ad un calo proporzionalmente maggiore del fatturato a causa delle misure di distanziamento sociale post-lockdown. Secondo una stima effettuata sulla base del peso dei singoli settori più esposti (ristorazione, hotel) all'impatto del social distancing in Europa, le economie di Regno Unito, Spagna ed Italia vedono rispettivamente il 30%, 25% e 21% del PIL molto vulnerabile alle forme attuali più farraginose di interazione sociale. Meno preponderante è il peso di queste categorie di servizi non-tradable per Francia (16%) e Germania (18%).

INCIDENZA SUL PANIERE DEI CONSUMI NAZIONALI
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Di conseguenza un'estate 2020 con uno stretto regime di social distancing in vigore potrebbe lasciare un segno negativo sensibilmente più forte su alcune economie, rendendo ancora più asimmetrico l'impatto complessivo dello shock tra i vari i Paesi europei. Il Presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde ha annunciato una revisione al ribasso delle stime di (de)crescita, paventando la realizzazione di uno scenario di media severità con un calo del PIL dell'area Euro tra l'8% e il 12%. Certo molto dipenderà dall'andamento dell'epidemia nei prossimi mesi e dalle scelte delle autorità sanitarie: ad esempio la Germania ha già lasciato filtrare di avere in programma un allentamento delle misure di distanziamento alla fine del mese di giugno per favorire la ripresa estiva dei consumi dei servizi non tradable.

Nel frattempo occorre intervenire tempestivamente per fare tutto il possibile per mitigare la caduta del reddito nazionale. Ho suggerito nelle scorse settimane diverse alternative per mettere in connessione il risparmio nazionale – che con la ripida caduta dei consumi è inevitabilmente destinato a crescere – con le esigenze finanziarie dello Stato nei settori industriali altamente strategici: emissioni obbligazionarie mirate per il retail e partecipazioni azionarie a rischio mitigato. In ogni caso, non c'è tempo da perdere.

Marcello Minenna, Direttore Generale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli
@MarcelloMinenna
Le opinioni espresse sono strettamente personali

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