dati positivi dall’export extra ue

Crolla la fiducia a febbraio: per le imprese è il minimo da 4 anni

di Luca Orlando


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(Agf)

3' di lettura

Per i consumatori è il valore più basso da 18 mesi. Per le imprese dal lontano febbraio 2015. Dettagli statistici che modificano di poco la sostanza. E la sostanza, comunicata dall’Istat, è che gli umori degli italiani volgono ancora una volta al peggio.

Dal lato dei consumatori l’indice di fiducia a febbraio registra un calo ampio, da 113,9 a 112,4, riduzione determinata da un peggioramento dei giudizi e delle attese sulla situazione economica generale, mentre le opinioni sul quadro economico personale risultano nel complesso stabili nell'arco degli ultimi cinque mesi.

Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori, ad ogni modo, sono in peggioramento, seppur con intensità diverse.

Dal lato delle imprese non si arresta l’emorragia di “ottimismo” iniziata lo scorso luglio: da allora l’indice di fiducia è stato sistematicamente in calo.

Nella manifattura e nei servizi l'indice cala in modo lieve, passando rispettivamente da 102,0 a 101,7 e da 98,6 a 98,3; nelle costruzioni il calo è consistente, da 139,2 a 135,5. Fa eccezione il commercio al dettaglio, dove l'indice aumenta da 102,9 a 105,4.
Nel comparto manifatturiero per il secondo mese consecutivo si rileva un peggioramento delle attese sulla produzione, unitamente a un aumento del saldo relativo alle scorte di magazzino; i giudizi sul livello degli ordini permangono sostanzialmente stabili rispetto a gennaio.

Nelle costruzioni, il deterioramento del clima di fiducia riflette un deciso ridimensionamento delle aspettative sull'occupazione presso l'impresa e una stabilità, rispetto allo scorso mese, dei giudizi sugli ordini.
Per l’Istat la conclusione è evidente: il clima di opinione segnala il «persistere di prospettive deboli tra gli operatori economici».

Rispetto a febbraio 2018, prima del voto, l’indice delle imprese ha perso ben dieci punti, quello dei consumatori più di tre.

Interessante valutare in particolare il drastico mutamento di opinioni sulla situazione economica del paese: un anno fa gli ottimisti erano il 21% del campione delle famiglie, oggi solo il 6%.

A livello europeo le indicazioni sono invece divergenti tra famiglie e imprese. Per le aziende il livello misurato nell’ultima rilevazione Eurostat scende a febbraio a 106,1 da 106,3 di gennaio, il valore più basso da novembre 2016. Migliora leggermente la fiducia dei consumatori che passa a -7,4 da -7,9 di gennaio.

In ripresa il made in Italy

Dal lato del commercio estero arriva invece un segnale positivo, dopo il tracollo di dicembre. A gennaio le vendite verso i paesi extra-Ue crescono infatti su base annua del 5,5%, in realtà del 7,6% eliminando dal calcolo l'energia.
Decisivo per il risultato il balzo degli Stati Uniti, in crescita del 18,1%. Per effetto – spiega l'Istat – soprattutto di maggiori vendite di prodotti farmaceutici, elemento che da solo spiega oltre la metà dell'incremento tendenziale complessivo.
Segnali meno negativi del passato recente arrivano anche dalla Cina (+3,3%) e dalla Russia (+5,2%). Mentre prosegue, approfondendosi, il trend negativo in Turchia, dove il confronto annuo evidenzia un mercato ridotto di oltre un quarto: -26,6% rispetto a gennaio 2018.
L'altra zavorra è rappresentata dal Medio Oriente, il freno maggiore alle nostre esportazioni nel 2018, in calo dell'11,5% anche a gennaio.
Nel complesso per le aziende gli incassi del mese lievitano comunque a 14,86 miliardi (da 14,1 del gennaio 2018) mentre il saldo commerciale resta negativo per poco più di mezzo miliardo, in linea con quanto accaduto un anno prima.

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