Il costo della vita per le famiglie

Crolla l’energia e rincara il cibo. Così l’emergenza coronavirus ha colpito domanda e offerta

L’emergenza coronavirus ha colpito sia domanda che offerta. Negli ultimi due mesi inflazione negativa ma a pesare nel lungo periodo saranno la crisi salariale e il cambio dei formati distributivi

di Michela Finizio

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L’emergenza coronavirus ha colpito sia domanda che offerta. Negli ultimi due mesi inflazione negativa ma a pesare nel lungo periodo saranno la crisi salariale e il cambio dei formati distributivi


3' di lettura

Doppio shock sui prezzi. Da un lato, sull’offerta a causa della chiusura delle attività e dell’impennata dei costi di produzione. Dall’altro, sulla domanda per la crisi dei redditi e per i mancati acquisti durante il lockdown. Il risultato è un mix di effetti sul costo della vita che si polarizza in due comparti: i prodotti alimentari da aprile registrano incrementi significativi, mentre i servizi energetici e i combustibili crollano.

«È la prima volta che una crisi colpisce così duramente sia la domanda che l’offerta - afferma Fedele De Novellis, partner di Ref Ricerche - per cui nello stesso momento si registrano effetti contrapposti». Anche per il mese di giugno Istat registra infatti un calo tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie (indice Foi) pari al -0,3%, pur con un aumento dello 0,1% su base mensile. «La flessione, registrata per il secondo mese consecutivo, continua ad essere il prodotto di spinte contrapposte: quelle deflazionistiche provenienti dai beni energetici e quelle al rialzo dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona», commenta in una nota l’istituto.

I PREZZI AL CONSUMO DURANTE IL COVID
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Dopo che già a maggio il carovita aveva fatto segnare il primo calo dal 2016, l’inflazione si conferma negativa e c’è chi inizia a parlare di deflazione.

Ma i mercati sono ancora molto volatili. I beni energetici, sia nella componente regolamentata sia in quella non regolamentata, confermano a giugno cali molto ampi tra l’11 e il 15 per cento. Le dinamiche ribassiste agiscono sulle diverse componenti dell’aggregato: dai prezzi del gasolio per i mezzi di trasporto (-14,9%) alla benzina (-13,7%), dal gasolio da riscaldamento (-14,5%) fino all’energia elettrica nel mercato libero (-5,8%). Questi dati fanno virare in negativo le spese legate all’abitazione (-3,8% a giugno), i trasporti (-3,7%) e le comunicazioni (-3,5%). «Alla caduta di domanda internazionale hanno reagito prima di tutti i mercati delle materie prime», commenta De Novellis.

LA GEOGRAFIA DEI PREZZI
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In netta controtendenza i prezzi dei beni alimentari che continuano invece a crescere (+2,3%), con un’accelerazione di quelli non lavorati (da +3,7% di maggio a +4,1%) e un lieve rallentamento dei lavorati (da +1,7% a +1,2%). A registrare tassi di crescita sopra il punto percentuale sono anche le bevande alcoliche e i tabacchi (+2%) e gli altri beni e servizi (+1,8%) che contribuiscono a contrastare (e compensare) le spinte deflazionistiche dei beni energetici nell’indice medio generale. «Nel dato complessivo - aggiunge il professore di Ref Ricerche - domina il calo della domanda. La tensione sull’offerta, infatti, si spera sia transitoria. In futuro sull’inflazione, che era già bassissima in condizioni occupazionali normali, peserà la lunga fase di stagnazione salariale».

Più nel dettaglio, il carrello della spesa continua a crescere a giugno (anche se rallenta il ritmo rispetto al dato di maggio) soprattutto per la frutta fresca (+11,5% dopo il +7,9% del mese precedente) e la verdura fresca (+4,6%), ma anche pesce surgelato (+3,5%), pasta (+3,3%), salumi (+3,5%) e latte (+3,1%). A incidere – sottolinea in una nota la Coldiretti – «sono le difficoltà in cui continua a versare la ristorazione, ancora alla prese con una difficile ripartenza. Una situazione che ha favorito le speculazioni al ribasso nei campi e nelle stalle». A questo si aggiungono le dinamiche stagionali legate all’impatto delle abbondanti piogge sulle coltivazioni. «Oggi supermercati e negozi - dice De Novellis di Ref Ricerche - hanno costi aggiuntivi, le aziende non riescono a ottenere i semilavorati che sul mercato vengono contesi, la produttività scende mentre i costi unitari salgono. Intanto il food è oberato con livelli di domanda mai stati così elevati, tanto che il settore può permettersi di trasferire in parte i costi sul consumatore. Anche l’abbigliamento soffre, tra ampi stock di invenduto e costi più elevati. Ma qui i ribassi li vedremo più avanti, quando a pesare sarà la crisi dei redditi, la disoccupazione e i mancati aumenti contrattuali».

Per le vendite al dettaglio nell’ultimo mese un po’ di recupero c’è stato, ma certi effetti della crisi generata dall’emergenza Covid-19 si potranno misurare solo nel lungo periodo. «A incidere sui prezzi - conclude il partner di Ref Ricerche - sarà anche il cambio dei formati distributivi: durante il lockdown le famiglie non hanno badato alla ricerca dei prezzi più convenienti, preferivano fare la spesa sotto casa e il prezzo diventava spesso secondario. Inoltre, se tutti a regime faremo più smart working ci saranno meno traffico e consumi nelle città. Così, allo stesso modo il boom delle vendite online ha ridotto la pressione sui centri commerciali: bisognerà vedere quanto tutti questi cambiamenti nei consumi delle famiglie diventeranno strutturali».

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