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Crolla il made in Italy: a marzo -13,5% per l’export

A marzo persi 5,5 miliardi di vendite. Calo a doppia cifra quasi ovunque. Male Francia e Spagna. Ma farmaci e alimentari continano a correre.

di Luca Orlando

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(agefotostock / AGF)

A marzo persi 5,5 miliardi di vendite. Calo a doppia cifra quasi ovunque. Male Francia e Spagna. Ma farmaci e alimentari continano a correre.


2' di lettura

Belgio e Stati Uniti, guardando i Paesi. Farmaceutica e alimentari, in termini di settori. Oasi di crescita all’interno di una raffica di cadute che bastano solo a mitigare le medie, rendendo solo un poco meno amaro il bilancio. Che per il made in Italy a marzo è particolarmente pesante, evidenziando un calo del 13,5% su base annua, in valore assoluto 5,5 miliardi di incassi in meno per le aziende.

Un calo atteso, legato in parte ai primi effetti del lockdown produttivo che dal 25 del mese ha colpito oltre metà della manifattura italiana ma anche al rallentamento esogeno della domanda mondiale, esito delle misure di contenimento prese da numerosi paesi.

Un crollo omogeneo, che vede un calo di quasi 15 punti e di oltre 12 in Europa, con Francia e Spagna a presentare frenate negli acquisti vicine al 20%.

In calo di oltre sette punti la Germania, dove è penalizzata in particolare la nostra filiera meccanica, con riduzioni di oltre il 20% per macchinari e mezzi di trasporto, del 17% per i prodotti in metallo. Risultato della minore domanda in arrivo dal settore auto, che già a marzo ha sortito i primi effetti.

Peggio è andata in Francia e Spagna, paesi che per primi sono stati colpiti dal virus con numeri importanti subito dopo l’Italia, anche se in realtà è l’intera Europa a soffrire.

Ad eccezione del Belgio, hub di smistamento internazionale per i farmaci che grazie a questo settore riesce a chiudere il mese con acquisti in progresso.

Farmaceutica che già reduce da un periodo stellare riceve un’ulteriore spinta dal contagio globale, con vendite che nel mese lievitano del 32,5% portando il bilancio del primo trimestre a superare per la prima volta i nove miliardi di euro.

Altra star assoluta è l’area alimentare, anche qui per effetto dei massicci acquisti di generi di prima necessità in arrivo per i produttori italiani da tutta Europa e non solo. Gli alimentari crescono nel mese del 13,5% e sfiorano nel trimestre i 10 miliardi di vendite. Rilevante ad esempio il boom in Germania (+24,9%), così come in Spagna (+17,1%), anche se ovunque nel mondo gli acquisti di cibo made in Italy sono risultati in crescita, persino nella Cina (+1,8%) ancora stordita dallo shock di Wuhan.

Cibo e farmaci a parte, solo un paio di settori riescono a resistere (carta e chimica), mentre altrove i cali sono consistenti. Quasi ovunque a doppia cifra, con il picco negativo per le auto, crollate di quasi il 41%.

Debolezza ben visibile anche guardando i nostri acquisti, con il crollo della domanda interna a ridurre le importazioni del 18,1%. Il che migliora di 1,1 miliardi il saldo commerciale del paese, unica magra consolazione in un quadro poco rassicurante.

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