agricoltura

Crolla la produzione di olio d’oliva: atteso -22% nel 2020

Il caldo anticipa la raccolta di olive ma la produzione italiana quest’anno sarà in netto calo. La colpa, soprattutto, è del Sud

di Micaela Cappellini

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Il caldo anticipa la raccolta di olive ma la produzione italiana quest’anno sarà in netto calo. La colpa, soprattutto, è del Sud


2' di lettura

Scatta in anticipo per il caldo la raccolta delle olive in Italia con l'arrivo del primo olio nuovo made in Italy, ma secondo le prime previsioni quella 2020 non sarà affatto un’ottima annata dal punto di vista quantitativo. La produzione di olio extravergine d'oliva in Italia calerà del 22%: colpa delle anomalie climatiche, dal maltempo alla siccità, che hanno colpito soprattutto le regioni del Sud, senza dimenticare gli effetti della Xylella che ha di fatto devastato gran parte degli uliveti del Salento, in Puglia. È quanto emerge da un'analisi di Coldiretti, Unaprol e Ismea in occasione del via alla raccolta delle olive in Italia con la prima spremitura della Penisola in Sicilia, a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa).

Secondo la Coldiretti quest’anno l’Italia produrrà circa 287 milioni di chili rispetto ai 366 milioni di chili della campagna precedente.Una brutta notizia per una filiera, quella dell’olio d’oliva, - che conta oltre 400mila aziende agricole specializzate ma anche il maggior numero di olii extravergini a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo. A livello mondiale il dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (Usda) stima una produzione complessiva di poco più di 3 miliardi di chili, in leggero calo nel confronto con la campagna precedente. Ma se si guarda ai principali concorrenti dell'Italia, la situazione è variegata con la Spagna che dovrebbe produrre tra 1,4 e 1,5 miliardi di chili di olio d'oliva, in aumento rispetto agli 1,25 miliardi dello scorso anno, mentre la Grecia si collocherebbe sui 200 milioni di chili, in calo rispetto ai 300 del 2019. E in calo sembrerebbe anche la produzione della Tunisia.

Il settore olivicolo italiano ha già pagato un conto salatissimo all'emergenza Covid. A pesare è stato soprattutto il crollo delle vendite per la chiusura del canale della ristorazione, che rappresenta uno sbocco importante per l'olio Made in Italy. Anche i prezzi pagati ai produttori di olive sono crollati del 44%, valori così bassi non si registravano dal 2014. Tutto questo, accusa la Coldiretti, è legato anche alla presenza sul mercato mondiale di abbondanti scorte di olio “vecchio” spagnolo. Ma i pericoli arrivano anche a livello internazionale dalla diffusione di sistemi di etichettatura, come il semaforo britannico o il nutriscore francese, che finiscono per mettere il bollino rosso ed escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali come l’olio per il suo contenuto di grassi.

Non tutti i mali vengono per nuocere: «Il buon livello qualitativo del prodotto e la sua minore disponibilità potrebbero aiutare un recupero dei prezzi» ha detto Raffaele Borriello, direttore generale dell'Ismea.

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