Le capitali del turismo

Crollano gli arrivi degli stranieri, la Sicilia cerca un nuovo modello

Dalle Isole Eolie a Taormina l'industria delle vacanze chiede certezze . Gli imprenditori: «Andare oltre l'assistenza, un atto di coraggio per riprogrammare il futuro»

di Nino Amadore

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Taormina è tra le 11 località italiane più importanti per la presenza di stranieri

Dalle Isole Eolie a Taormina l'industria delle vacanze chiede certezze . Gli imprenditori: «Andare oltre l'assistenza, un atto di coraggio per riprogrammare il futuro»


4' di lettura

«Gli albergatori delle Isole Eolie cercano personale». L’annuncio è stato pubblicato a dicembre del 2019 ma sembra di un secolo fa. Oggi gli albergatori, e non solo quelli delle Isole Eolie, cercano di sopravvivere e di non chiudere definitivamente le strutture. Sperano e, in qualche caso, pregano. Un velo di depressione accomuna gli imprenditori del settore in quelle che erano le capitali del turismo siciliano: dalle Eolie a Taormina, da Cefalù a Siracusa. Il lockdown ha azzerato tutto ma ha soprattutto messo un’ipoteca pesante sul futuro perché all’orizzonte si vede solo il buio. Ma il discorso vale anche per altre aree della Sicilia, come Agrigento: la Valle dei Templi è di solito meta privilegiata del turismo organizzato.

I dati dell’ultimo bollettino dell’Enit sono arrivati come una doccia fredda: per rimanere alla Sicilia, Enit segnala per il 2020 un calo solo su Palermo del 16,8% di turisti italiani e del 22,7% di turisti stranieri. Per quanto limitato il dato è interessante anche per il resto della regione e si può benissimo ipotizzare, senza tema di smentita, che vale ancor di più per le tradizionali mete del turismo internazionale come Taormina o per le nuove mete come Catania e il siracusano. «Il turismo per noi siciliani è un’industria – dice Ornella Laneri, amministratore delegato della società che gestisce il Four Points by Sheraton Catania Hotel – e ha bisogno di certezze, di organizzarsi. Quello che verrà nell’immediato sarà turismo di prossimità ma bisogna essere pronti. È necessario comunque lavorare già in prospettiva, fare in modo che anche gli stranieri possano venire in Italia: quando ripartiranno i voli l’Italia non deve essere esclusa dalle destinazioni». E aggiunge: «Per il domani, anzi per il dopodomani, ci serve un accompagnamento, che non è un aiuto di Stato o una elemosina. Il 5% a fondo perduto del fatturato dello scorso anno potrebbe essere una idea».

La necessità, sembra di capire, è quella di far ripartire il mercato in una terra, la Sicilia, che già alla fine di aprile si sentiva pronta a riaprire alla luce del basso numero di contagi e che è rimasta spiazzata. «Alle Eolie siamo in attesa – dice Christian Del Bono, presidente della sezione Isole minori di Federalberghi – di capire se ci sono i presupposti per tenere aperte aziende, abbiamo Imu, Tasi e Tari che paghiamo per tutto l’anno a fronte di una apertura stagionale di sei mesi, ma se questo periodo si riduce di un terzo è chiaro che dovremo coprire questi costi fissi in un tempo limitato, senza contare il calo della domanda. Le Eolie vivono per il 45% di turismo straniero, il ricavo da turista straniero è almeno il 60%, dal momento che questi ricavi non ci saranno e l’italiano a fronte della crisi avrà una capacità di spesa ancora inferiore, si capisce bene che questi sono elementi che pesano negativamente». Come è evidente il turismo estero pesa parecchio in termini economici. E la completa assenza di stranieri (per oggi e per l’immediato futuro) condiziona totalmente quelle località che su questo hanno sempre contato o che da qualche anno hanno cominciato a contare. Vale la pena leggere in quest’ottica i dati diffusi qualche giorno fa dal Centro studi del Touring club italiano che ha dedicato un report alle località italiane che soffriranno di più per l’assenza di turisti stranieri. La Sicilia è tra le regioni che avranno un danno: ha un indice di internazionalità del 50,9% il che significa che un turista su due arrivava dall’estero (almeno secondo i dati aggiornati al 2018). Una posizione (nella media italiana) conquistata con enormi sacrifici è diventata il tallone d’Achille e la crisi costringerà la regione a rifare un lavoro per conquistare il cosiddetto turismo di prossimità o interno. Da questo punto di vista, per dire, potrebbe subire meno danni l’Emilia Romagna che ha un indice di internazionalità del 26,7% o la Calabria che invece ha un indice di internazionalità del 22,2 per cento. E va tenuto presente, sottolineano dal Touring club italiano, che «per quanto riguarda i dati delle aree meridionali, occorre anche considerare la forte incidenza del sommerso e del non rilevato che li rendono meno confrontabili con quelli di altre zone del Paese: in questo senso, è probabile che i numeri ufficiali, sottostimando tanti alloggi presi in affitto da vacanzieri perlopiù italiani, facciano apparire una quota di incoming superiore a quella reale».

Nell’ambito siciliano è destinata sicuramente ad affrontare problemi molto grossi Taormina, indicata dal Touring tra le 11 località italiane più importanti per la presenza di stranieri. La cittadina jonica (la Perla dello Jonio) ha un indice di internazionalità dell’82,3% sulla base dei dati del 2018 con le presenze così distribuite: 182.333 italiani e 921.018 stranieri. La Regione siciliana dal canto suo prova a correre ai ripari almeno sul fronte del turismo interno o di prossimità. L’assessore regionale al Turismo Manlio Messina ha annunciato un piano che prevede l’erogazione di 600mila pacchetti turistici: a chi soggiornerà per almeno tre notti in Sicilia, una notte verrà regalata dall’assessorato che ha messo sul piatto un fondo da 75 milioni. «Acquisteremo servizi da tutti i settori della filiera turistica che saranno messi in circolazione per il recupero dei flussi sia individuali sia di gruppo - ha spiegato l’assessore -. Il fondo verrà utilizzato da subito, mentre servizi e pacchetti saranno immessi sul mercato quando riterremo che si potrà viaggiare. Potrebbe essere già a luglio-agosto, oppure per favorire la destagionalizzazione e quindi da ottobre». «Bene, tutto molto utile nell’immediato» dicono gli imprenditori del settore. Ma il ragionamento da fare ormai è quello della prospettiva. «Dobbiamo partire dalla consapevolezza che tutto è cambiato e va detto chiaro e tondo: se non si crea una prospettiva l’assistenza non serve a nulla - dice Toti Piscopo, editore del giornale specialistico Travelnonstop e presidente a Palermo dello Skal international –. È il momento di agire con coraggio e di scommettere su qualcosa di nuovo. Intanto abbiamo un obbligo: rinunciare all’ipocrisia che è diventata un costume diffuso e dire le cose come stanno».

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