i dati inps

Crollo delle assunzioni per effetto della pandemia, ad aprile -83%

Più penalizzati i contratti di lavoro a termine. A giugno 408 milioni di ore Cig Covid-19, la metà di maggio

di Nicola Barone

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

A giugno l’Inps ha autorizzato 408,7 milioni di ore di cassa integrazione con causale Covid-19, circa il 52% in meno rispetto alle ore autorizzate a maggio 2020. È quanto rileva lo stesso Istituto nel report sulla Cig per l'emergenza sanitaria. Il numero totale di ore di cassa integrazione guadagni autorizzate nel periodo dall’1 aprile al 30 giugno 2020, per emergenza sanitaria, è pari a 2.090,3 milioni di cui: 1.072,2 milioni di Cig ordinaria, 628,2 milioni per l’assegno ordinario dei fondi di solidarietà e 389,9 milioni di Cig in deroga.

Dai numeri dell’Istituto emerge che «l’insorgere dell’epidemia in Italia alla fine di febbraio, e i provvedimenti normativi emanati con riferimento alla sospensione e alla riduzione delle attività economiche a partire da marzo, determinano delle misure elevatissime degli indici congiunturali del mese di aprile rispetto a quello di marzo, mese in cui l’Istituto non aveva ancora effettuato lavorazioni relative all’emergenza: aprile rappresenta infatti il primo mese nel quale di fatto si sono cominciate a svolgere le lavorazioni dell'istituto per l’autorizzazione delle misure di sostegno all’occupazione predisposte per l’emergenza sanitaria in atto».

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Crollo delle assunzioni, ad aprile -83 per cento

Le assunzioni attivate dai datori di lavoro del settore privato nei primi quattro mesi del 2020 sono state 1 milione e 493 mila. «Rispetto allo stesso periodo del 2019 la contrazione è stata molto forte (-39%) ed è risultata particolarmente rilevante nel mese di aprile (-83%), ancor più del mese di marzo (-45%) per effetto dell’emergenza legata alla pandemia Covid-19 e le conseguenti restrizioni (obbligo di chiusura delle attività on essenziali) nonché́ la più generale caduta della produzione e dei consumi».

Così l’Inps nel suo Osservatorio sul precariato. Tutte le tipologie contrattuali sono state interessate dalle conseguenze dello shock ma in termini maggiormente significativi questo ha riguardato il lavoro a termine.

-47% le cessazioni dei “fissi” durante lockdown

Nei primi quattro mesi del 2020 le cessazioni di rapporti di lavoro nel settore privato sono state nel complesso pari a 1,7 milioni circa, «in diminuzione rispetto allo stesso quadrimestre dell'anno precedente». Il calo si è fatto sentire più sensibilmente per i contratti a tempo indeterminato nel bimestre marzo-aprile (-47%) a seguito dell’introduzione per decreto del divieto di licenziamento per ragioni economiche.

499mila rapporti a tempo in meno

La differenza tra i flussi di assunzioni e cessazioni in termini tendenziali, il cosiddetto saldo annualizzato delle posizioni di lavoro, è «divenuto negativo a febbraio (-29.000) ed è rapidamente aumentato a causa della caduta dell’attività produttiva conseguente all’emergenza sanitaria, passando a -279.000 a marzo e raggiungendo, a fine aprile, il valore di -610.000 posizioni di lavoro, rispetto al 30 aprile 2019». Come detto, l’Inps nel suo Osservatorio rileva che l’impatto del Covid-19 ha fortemente interessato il lavoro a termine, accentuandone le tendenze già in essere alla flessione. Il saldo dei rapporti a tempo determinato ad aprile 2020 è risultato pari a -499.000.

Catalfo: altre 18 settimane di Cig da metà luglio

Intanto al tavolo sugli ammortizzatori sociali con i sindacati la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha annunciato che il nuovo decreto in arrivo «conterrà un pacchetto di misure per il lavoro che comprende la proroga della cassa integrazione di ulteriori 18 settimane». Nel pacchetto ci sarà inoltre «la prosecuzione del blocco dei licenziamenti, con alcune eccezioni come la cessazione di attività». Terzo elemento del decreto estivo sarà «la decontribuzione per le nuove assunzioni» a tempo indeterminato. Tra gli interventi annunciati dalla ministra anche «la proroga della Naspi e il potenziamento del Fondo nuove competenze che potrebbe essere utilizzato anche per i lavoratori in transizione occupazionale».

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