il graffio del lunedÌ

Crollo Milan, nervi Inter: è il campionato più pazzo del mondo

Lo scivolone del Milan ma l’Inter non ne approfitta. E martedì va in scena il derby

di Dario Ceccarelli

Stefano Pioli, allenatore del Milan (Afp)

4' di lettura

Povera Milano, neanche il calcio si può godere in santa pace. Eppure qualche motivo per festeggiare ci sarebbe: Il Milan dopo un volo di 7 mesi si laurea campione d'inverno nonostante lo sfondone con l'Atalanta. E l'Inter è in scia, staccata di due sole lunghezze dai rossoneri, ma davanti al folto trenino delle big che seguono staccate di 6-7 punti.

In un anno orrendo per quello che sappiamo, sarebbe da metterci la firma. E godersi questa magra consolazione. Non che il calcio possa far dimenticare tutto, però insomma qualcosa che gira, in una città quasi spenta come le luci dei suoi grattacieli, allarga il cuore. E Invece tira brutta aria. Bisogna alzarsi il bavero. Il Milan, dopo lo schianto con l'Atalanta, non capisce nemmeno cosa gli sia caduto addosso. Un masso? Una valanga? Un meteorite? Il professor Pioli cerca di rincuorare la sua scolaresca (“Dobbiamo rimanere consapevoli della nostra forza..”) ma si vede che anche lui è stordito. E pensare che sembrava tutto bellissimo, come in quei sogni in cui alla fine tutti ti acclamano e sposi la più bella della città: e invece, improvvisamente, entri in un incubo da paura. Perdere ci può stare, ma in quel modo, fa molto male. Con quei satanassi dell'Atalanta che arrivano sempre prima. Che non danno mai la speranza di cedere qualche metro. Più forti, punto e basta. Come il pugile che, dopo la prima sventagliata di colpi, capisce subito di non aver scampo. Lo stesso Ibra, totem indistruttibile, accusa il colpo lamentandosi dei compagni: Mi avete lasciato solo, borbotta lo svedese. Perfino lui, che non ha paura di nessuno, accampa scuse. E dire che è entrato anche Marione Mandzukic, un bisonte che non le manda a dire. Niente da fare, non cambia il copione. Quelli di Gasperini restano fenomeni; quelli del Milan, sembrano bambocci senza spina dorsale. E' nelle avversità, dice il saggio, che si vede il valore dell'uomo o di una squadra. Parole sante, ma i tifosi rossoneri di questi tre schiaffi avrebbero fatto volentieri a meno.

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E l'Inter? Anche qui c'è poco da esultare. Mai come questa volta avrebbe avuto la possibilità di agganciare il Milan e, invece, si impantana in un nevrotico zero a zero con l'Udinese. Vero che l'arbitro Maresca rema in direzione ostinata e contraria, però uno squadra coi contro fiocchi (come predica Conte) non perde l'attimo fuggente. E poi quanti attimi fuggenti vuol ancora perdere? Di attimo in attimo qui si fa notte. Le sfuriate di Conte contro l'arbitro sono da commedia all'italiana: “Sempre tu, Maresca!” tuona l'allenatore dell'Inter imitando Lucio Battisti che più dolcemente cantava: “Ancora tu, ma non dovevamo vederci più”? Da censurare anche Maresca, inutilmente conflittuale e in torto sui minuti di recupero, che alla panchina interista replica: “Non sempre si può vincere, dovete accettare anche le sconfitte” . Ma da quando un arbitro si mette a filosofeggiare in campo?

Conte ha il nervo facile, si sa, ma anche il signor Maresca è meglio che si prenda una bella vacanza. E si rilegga i classici. Del regolamento arbitrale, però. Comunque, nonostante tutto, Milano è campione d'inverno. E martedì, giusto per suggellare l'Evento, arriva il derby di Coppa Italia. Un derby da reparto di psichiatria. Con il dottor Freud che potrà dire se il Milan di Pioli ha superato la fase adolescenziale e se l'Inter di Conte ha invece chiuso quella narcisistica. Sarà divertente. Con Milano ancora al centro della scena.

Chi però si diverte veramente, dopo questo week end, è Pirlo. Il Maestro Studente, dopo il successo in Super coppa con il Napoli, addenta all'ora di pranzo anche il Bologna di Mihajlovic. Con due golletti, la Juve risale la classifica portandosi a quota 36 assieme alla temibile Atalanta di Gasperini, nuovo spauracchio di un campionato che apparentemente cambia padrone ogni settimana. Non che i bianconeri brillino (il migliore è il portiere Szczesny), però raggiungono l' obbiettivo. Si vedono miglioramenti a centrocampo. Crescono Arthur e Mckennie, autori dei due gol. La Juve, insomma, anche senza le reti di Ronaldo risale la china ringraziando le rivali che fanno di tutto per aspettarla. Fai pure con comodo, non aver fretta, sembrano dire.

Il Napoli che si fa mettere all'angolo (3-1) dal Verona nonostante sia andato subito in vantaggio. Strani anche loro, i ragazzi di Gattuso. Fanno e disfano, un po' come Renzi, quando ci si mette. Ora i partenopei sono stati raggiunti dalla Lazio che, battendo il Sassuolo (2-1), centra il quarto successo consecutivo. Anche per la squadra di Inzaghi nulla è perduto. Torna a sorridere pure la Roma: dopo una settimana di follie supera extremis e lo Spezia (4-3 )con un gol di Pellegrini. Questa volta tutto regolare, Fonseca fa solo tre cambi. Per non sbagliare, si è anche fatto tre nodi al fazzoletto. E il bello che i romani, nonostante tutto, sono terzi, a soli 6 punti dalla vetta. Come quell'aereo, questo è proprio il campionato più pazzo del mondo. Tutto può ancora succedere. Ma nessuno vuole scendere.

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