Qualità della vita 2021

Crotone, il Sud e il Pnrr: la dote di 82 miliardi esige il cambio di passo

La provincia calabrese arriva ultima e veste la maglia nera in numerosi indicatori occupazionali, culturali e demografici. Il Sud alla prova del rilancio con lo stanziamento del Pnrr

di Nino Amadore

(GettyImages)

4' di lettura

Più che l’eterno ritorno è l’eterna riproposizione dell’uguale. La classifica della Qualità della vita del Sole 24Ore suggerisce questa riflessione a metà strada tra la speculazione filosofica e l’amara constatazione della realtà. Secondo una regola matematica tanto semplice quanto dolorosa per chi abita al Sud: cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia. Ed è purtroppo sempre negativo. Si prenda la classifica di quest’anno, 2021: all’ultimo posto si piazza Crotone, che è fanalino di coda anche in vari indicatori come tasso di occupazione, giovani che non lavorano e non cercano lavoro, librerie presenti e offerta culturale, saldo migratorio. Potrebbe bastare così, diciamo.

Il ritardo del Sud

Salvo poi vedere che nelle ultime 24 posizioni ci sono solo province del Sud tra cui Palermo, Catania, Napoli, Messina, in tutto 14 siciliane e calabresi.  Più in alto c’è Bari alla posizione numero 71, mentre al 20° posto c’è Cagliari. Negli ultimi dieci anni sono cambiate spesso le ultime posizioni, qualche città ha recuperato, qualche altra invece ha perso ma quasi tutte ben salde nelle ultime posizioni. E la pandemia ha fatto il resto.

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Certo non ci si può aggrappare all’ineluttabilità del destino del Sud: «Non cambierà nulla se non c’è prima un lavoro culturale – dice il poeta e “paesologo” Franco Arminio –. Fare una strada, un ponte è utile ma alla fine finiscono i soldi. Ci vuole una nuova percezione del Sud. Se lo si percepisce come un luogo morente, gli si possono dare tutti i soldi del mondo, ma non ce la fa. Bisogna rompere questa separazione tra Nord e Sud, ma l’ostacolo principale sono proprio i meridionali che devono cominciare a credere nelle loro cose».

Per molti versi l’opinione del poeta si incontra con quella degli esperti e la narrazione fa pensare all’esistenza di un doppio Meridione. Da una parte quello che arranca, dall’altra quello che marcia con ben altri ritmi.

«Il Sud – dice l’economista ed ex ministro Claudio De Vincenti – ha diversi atout da giocare. Sono presenti importanti energie vive nella società e sono diversi i casi di imprese e filiere produttive evolute con grandi capacità di stare sui mercati internazionali. Ci sono livelli di istruzione ancora meno buoni in confronto al Nord, ma sicuramente migliori rispetto al passato con lavoratori molto qualificati. C’è poi il mondo dell’associazionismo. Il punto è che idee e voglia si scontrano con un ambiente istituzionale conservatore che rende difficile tutto».

La possibile svolta con il Pnrr

Oggi comunque siamo a un punto di svolta e i fondi messi sul tavolo con il Pnrr, oltre allo sforzo del Governo centrale per mettere il Sud nelle condizioni per lavorare, non lasciano spazio a possibili attenuanti né ad alibi. «Il Pnrr ha previsto di riservare alle regioni del Mezzogiorno circa 82 miliardi – spiega la Svimez, associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno –. All’interno della quota Sudvengono considerati anche i progetti finanziati con l’anticipazione di 15,5 miliardi del Fondo sviluppo e coesione». Che, spiegano dal ministero guidato da Mara Carfagna, «rimane uno strumento essenziale per il finanziamento e l’attuazione delle politiche di coesione.

Per il periodo 2021-2027, la dotazione iniziale pari a 50 miliardi sarà con ogni probabilità incrementata di ulteriori 23,5 miliardi, come previsto dal Ddl di Bilancio 2022. Un totale di 73,5 miliardi destinati per l’80% alle regioni del Sud».

Rimane la fragilità delle amministrazioni locali: «Basti pensare che la quota di personale laureato è inferiore all'11% nel Comune di Palermo, di poco più del 19% a Napoli, mentre sale a circa il 24% a Milano e al 32% a Bologna e Venezia», rileva ancora la Svimez.

Il Governo ha messo in campo dieci azioni (dall’assunzione del personale al coinvolgimento delle controllate statali come Cdp) per aiutare i Comuni a elaborare i progetti e a spendere bene il denaro. Può bastare? La spesa pubblica è servita ad alimentare assistenzialismo e politiche parassitarie e si teme che la storia possa ripetersi. «Bisogna che politica economica e sociale - dice De Vincenti - mettano ai margini gli aspetti parassitari presenti al Sud dove le istituzioni locali sono state caratterizzate troppo spesso da quelli che definiamo comportamenti estrattivi. Oggi abbiamo bisogno di un intervento centrale che valorizzi le esigenze locali ma cambiando logica: non si distribuisce senza controllare e soprattutto si distribuisce in base agli obiettivi».

Gli assi del Pnrr sono stati pensati per recuperare anche tutti quei ritardi che portano le aree del Sud nelle ultime posizioni della classifica sulla qualità della vita. Ma a parere della Svimez «poiché Regioni e Enti locali saranno responsabili della realizzazione di una quota significativa degli investimenti, che si prevede di distribuire attraverso procedure selettive, la minore capacità progettuale delle amministrazioni meridionali le espone a un elevato rischio di mancato assorbimento».

Ne sono consapevoli anche gli amministratori locali: «C’è un problema di qualità oltre che di numero degli addetti negli enti locali – dice Enzo Bianco, oggi presidente dell’assemblea nazionale Anci e per anni sindaco di Catania –: i deficit maggiori sono sul fronte della progettazione. Bisogna intervenire con una norma che sburocratizzi veramente l’iter: ci sono progetti che potrebbero andare subito in cantiere ma per anni aspettano pareri». 

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