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«Pmi, liquidità in pochi giorni se il Governo arruola le Fintech italiane»

Andrea Crovetto, presidente di ItaliaFintech: «Il Fintech può contribuire a gestire tutto o parte del lavoro comprimendo i tempi medi di delibera tra le 24 e 72 ore grazie a iter snelli e nativi digitali»

di Alessandro Graziani

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(IMAGOECONOMICA)

Andrea Crovetto, presidente di ItaliaFintech: «Il Fintech può contribuire a gestire tutto o parte del lavoro comprimendo i tempi medi di delibera tra le 24 e 72 ore grazie a iter snelli e nativi digitali»


4' di lettura

«In Italia abbiamo l’urgenza di far arrivare in tempi rapidissimi liquidità alle imprese. Perché ciò accada, le aziende italiane del Fintech sono pronte a collaborare fin da subito con fondi e banche per servire le imprese e le famiglie e aiutarle ad accedere ai finanziamenti, alle garanzie pubbliche o ai pagamenti delle amministrazioni. Negli UK il sistema Fintech è già all’opera con efficacia. Anche in Italia siamo pronti con soluzioni che possono essere valutate e messe all’opera in giorni. Speriamo di essere coinvolti. Noi ci siamo». Andrea Crovetto, dopo lunghe esperienze in banche come UniCredit e Intesa Sanpaolo, da oltre sei anni guida Epic SIM ed è uno dei pionieri italiani del Fintech. Da pochi mesi è diventato presidente di ItaliaFintech, l’associazione che raggruppa le principali aziende fintech italiane che, grazie all’uso della tecnologia e a oltre 1.500 dipendenti specializzati, offrono servizi di credito, pagamenti, consulenza e crowdfunding a imprese e clienti privati.

Il mondo delle imprese, soprattutto piccole e piccolissime, paventa il rischio che serviranno mesi di pratiche burocratiche per poter accedere ai prestiti garantiti dallo Stato. Voi dite di poterlo fare in pochi giorni. Né Governo né altre Autorità vi hanno coinvolto?

È abbastanza chiaro a tutti ormai che il digitale non è un’opzione ma è la via maestra. Il Decreto Liquidità non impedisce al Fintech di operare, sono ora fondamentali i regolamenti attuativi di SACE e del Mediocredito Centrale. Per questo credo che sarebbe utile avere il Fintech al tavolo dei lavori.

Concretamente, come procedereste per la prima fascia di prestiti fino alla soglia dei 25.000 euro? E per quella superiore garantita dallo Stato al 90% che però richiede un’istruttoria delle banche?

Ci sono aziende fintech su entrambe le fasce che possono accelerare la collaborazione con istituzioni e anche con le banche. Qui per capirsi bene bisogna entrare nel dettaglio: per quanto riguarda il Mediocredito Centrale l’automatismo della garanzia funziona, tuttavia sarebbe utile estendere a tutti gli investitori e intermediari alternativi le misure che stanno prevedendo per le banche e 106. Per SACE proponiamo di rivedere la definizione dei soggetti abilitati che al momento si limita alla banche. Il Fintech può contribuire a gestire tutto o parte del lavoro comprimendo i tempi medi di delibera tra le 24 e 72 ore grazie a iter snelli e nativi digitali ma non per questo meno rigorosi in termini di compliance e valutazione del merito di credito.

Possibile che le banche tradizionali preferiscano non condividere con voi i dati dei clienti? O pensate che sia possibile collaborare?

Le Fintech sono nate per collegarsi con il sistema: lavorano con le banche, lavorano tra di loro e dialogano direttamente con i clienti e investitori. Questo supera i limiti dei singoli bilanci e delle singole competenze. Fare rete è una cosa che si regge sulla tecnologia moderna, certo, ma riguarda le fondamenta di un’azienda e delle persone che ci lavorano. In queste settimane è emerso chiaramente che quasi tutti noi abbiamo lavorato facilmente tra colleghi e con i clienti perché abbiamo da sempre lavorato “a distanza”. Oggi scopriamo che siamo di fatto più vicini.

La velocità di istruttoria del Fintech può lasciare aperti varchi a indebiti inserimenti della criminalità? Che garanzie date rispetto a quelle delle banche?

Tutti noi del settore Fintech abbiamo scelto di operare nei servizi finanziari in compliance con le regole di vigilanza, come gli intermediari tradizionali. Ci teniamo a essere una “Fin” con la F maiuscola: trattiamo seriamente una materia delicata fatta di controlli e di procedure, ma cerchiamo di realizzarla pensando ai tempi ed ai bisogni dei clienti. Naturalmente l'agilità e la velocità sono i requisiti del momento e questo è quello che aziende fin-tech nate negli ultimi anni hanno tratto dalla tecnologia moderna e dal ridisegnare da zero il modo di lavorare. Questa se vogliamo è la parte “tech”.

L’Italia è alle prese con una crisi devastante. Le risposte sono “straordinarie”. Teme però che i tempi di reazione siano rallentati dai vizi italici delle tende burocrazie?

In Italia siamo alla ricerca di soluzioni rapide e ben fatte per far giungere denaro pubblico alle imprese ed alle famiglie. Oggi più che mai ogni ritardo costa. Occorre avere gli strumenti giusti per cambiare passo pur facendo le cose per bene. Le dirò di più, il Fintech offre una straordinaria opportunità di attivare anche denaro privato, ovvero parte della straordinaria ricchezza privata del paese che è pronta a investire in questo tipo di strumenti. Il Fintech può far risparmiare mesi preziosi oltre che molti costi di transazione e un po' di denaro pubblico. Non vedo il motivo di sprecare queste risorse e talenti. Abbiamo visto miracoli realizzati grazie al pragmatismo degli ospedali, della Protezione Civile, dei volontari. Abbiamo visto a Genova la reazione alla tragedia del ponte. Quando abbiamo un focus preciso e le competenze giuste siamo in grado di fare rete e far succedere le cose perché siamo un Paese ricco di risorse e talenti.

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