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Crowdfunding, i gadget italiani volano all’estero

di Alessia Maccaferri

3' di lettura

Come per magia, settantamila euro raccolti in un’ora e mezza. La magia che ha stregato i 5mila che hanno pre-ordinato Lab-Box, la macchina che sviluppa le pellicole fotografiche senza camera oscura. I backer hanno partecipato alla campagna lanciata dalla romana Ars-Imago il mese scorso su Kickstarter. L’obiettivo era 70mila euro, ne hanno raccolti 656mila. «Abbiamo scelto il crowdfunding non solo come modalità di reperimento delle risorse - spiega Francesco Ferrara, co fondatore di Ars-Imago - ma anche per rafforzare la nostra community di fotografia analogica, dare informazioni in rete e fare networking». La scelta di una piattaforma come Kickstarter è venuta da sè. «Consente di fare massa critica e ha una dimensione internazionale - aggiunge Ferrara - La risposta maggiore è arrivata dagli Stati Uniti. Nell’Europa Mediterranea c’è diffidenza verso questo utilizzo del crowdfunding: l’esperienza del pre-ordine viene vissuta come un salto nel buio o si ha l’impressione di comprare a scatola chiusa».

Ci prova a sparigliare le carte la piattaforma francese di reward-based crowdfunding Ulule, che, arrivata in Italia qualche settimana fa, punta a un’azione forte di tutoraggio per mantenere alto il livello di successo, che dichiara essere del 68% (la media delle piattaforme americane è del 35-40%). In Italia il reward crowdfunding - la raccolta fondi a fronte di una ricompensa - gode di buona salute, secondo «Il crowdfunding in Italia 2016» (report curato da Ivana Pais di TraiLab e Marta Mainieri di Collaboriamo.org). Su 68 piattaforme attive complessive in Italia 23 sono reward e 10 reward+donation. «La caratteristica dell’Italia è di avere perlopiù campagne con prodotti culturali e sociali e con un taglio piccolo, in media 5mila euro» ricorda Angelo Rindone, co-fondatore di Produzioni dal Basso, la prima piattaforma nata in Italia , nel 2005,«ancora prima di YouTube», precisa.

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In effetti, sono ancora poche le campagne di successo per prodotti tech che si siano basate su piattaforme italiane e sulle piattaforme reward si registra - secondo il report TraiLab/Collaboriamo.org - una gran varietà rispetto alla categoria dei progetti finanziati, che vanno da quelli culturali (32%) a quelli sociali (13%), a quelli imprenditoriali (13%). «Per i prodotti, soprattutto quelli tecnologici, ci si rivolge perlopiù alle grandi piattaforme internazionali- aggiunge Rindone - D’altra parte la maggior parte degli ordini, anche di prodotti italiani, arrivano dall’estero». Basta andare sul sito di Kickstarter per trovare 2.474 progetti made in Italy, di cui 476 finanziati. Come il record del marchio Filippo Loreti che ha raccolto 4,8 milioni di euro per orologi di lusso. O prodotti in pelle dello studio Linjer che hanno superato del 628% l’obiettivo di raccolta a 2,5 milioni di dollari (di Hong Kong). O Airselfie, il mini-drone per scatti dall’alto che si mette nel telefonino e che ha raccolto l’anno scorso oltre 574mila euro.

Da quando Kickstarter, nel giugno 2015, ha dato la possibilità ai nostri creativi di sbizzarrirsi in italiano, le risorse complessive collezionate da noi sono state l’8% di tutto il mercato europeo. Una scelta che sembra premiare perché su 89.868 backer italiani da sempre, ben 33.136 sono stati registrati nell’ultimo anno. La vivacità dei progetti italiani è confermata dalla concorrente Indiegogo. Negli ultimi due anni, secondo i dati forniti dalla stessa società, sono stati raccolti complessivamente 4,5milioni di dollari, a fronte di 4.500 campagne lanciate tra cui il frigo eco-friendly Geizeer (oltre 438mila dollari), il progetto di recruitment for4job (circa 230mila), il portacandele in terracotta Egloo (262mila), lo skateboard elettrico Bolt (211mila), gli ombrelli Gingko Umbrella (137 mila dollari).

Insomma la creatività non manca proprio e viene premiata anche a livello internazionale. Ora si tratta di capire se l’arrivo sul mercato italiano di una piattaforma come Ulule potrebbe arricchire la cultura sul prodotto, magari incentivando gli aspetti di marketing. Nella consapevolezza che il tesoretto raccolto non è tutto. «In molte statistiche manca ancora il numero dei sostenitori, che dà la misura della componente crowd - aggiunge Rindone - e dello stato di salute di un progetto». Non un dettaglio, per un paese come l’Italia, che seppure abbia visto il crowdfunding donation/reward crescere a 24,7 milioni di euro nel 2016 (secondo il report di Starteed) non può certo ambire a cifre a sei zeri del mercato americano. Ma che punta di più al coinvolgimento delle comunità e alla valorizzazione delle relazioni.

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