capitali per la crescita

Crowdfunding, minibond, private equity: la finanza alternativa per le Pmi vale 2,7 miliardi

Per l’Osservatorio del Polimi la crescita annua è del 4%; al primo posto c’è l’Invoice trading, segue il lending crowdfunding perde peso il private equity

di Lucilla Incorvati

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(age fotostock / AGF)

5' di lettura

In un anno terribile come il 2020 la finanza alternativa ha continuato a supportare le Pmi con flussi prossimi ai 2,7 miliardi. Dai minibond al crowdfunding, ovvero la raccolta di capitali su portali Internet nelle varie forme (reward, lending, equity) fino allo smobilizzo di fatture commerciali su piattaforme web e al direct lending, le imprese italiane più piccole e più giovani dimostrano una sempre più spiccata propensione ad avvicinarsi ai canali diversi rispetto a quelli tradizionali

Effetto Covid e mercato della finanza alternativa

L'effetto Covid ha indubbiamente giocato la sua parte perché a guardare i dati dell'Osservatorio sulla Finanza Alternativa redatto dal Politecnico di Milano (luglio 2019/luglio 2020) emerge che in termini di flussi il palmares va all'invoice direct (cessione delle fatture per avere liquidità a breve termine). Bene anche per il lending crowdfundig e stabili i minibond mentre in netto calo è il private equity. Nel complesso solo nell'ultimo anno, da luglio 2019 a giugno 2020, le risorse mobilitate dalla finanza alternativa alle PMI in Italia siano pari a circa 2,67 miliardi contro i 2,56 miliardi del periodo precedente, con una crescita ‘anno su anno' pari al 4%. Alcuni comparti sono cresciuti sensibilmente, altri invece hanno invece mostrato il passo, anche a causa delle incertezze legate alla pandemia. Lo sviluppo della finanza alternativa come canale al quale le Pmi italiane fanno riferimento per reperire capitali alternativi al canale bancario si chiuderà nel 2020 con la tendenza che si sono evidenziate nei primi sei mesi dell'anno. «Pensiamo che i segmenti equity e lending continueranno a crescere a doppia cifra -sottolinea Giancarlo Giudice, autore dell’Osservatorio-, in vista anche del nuovo Regolamento europeo appena adottato che consentirà alle piattaforme di operare su base transfrontaliera. Mentre per il 2021 mi aspetto un recupero del private equity grazie anche all’avvio di nuovi prodotti come gli Eltif».

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IL FLUSSO DI FINANZIAMENTO DA CANALI ALTERNATIVI AL CREDITO BANCARIO PER LE PMI ITALIANE
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Boom per l’ invoice trading

Le piattaforme di invoice trading italiane hanno mobilitato per le PMI fino al 30 giugno
2020 quasi 3 miliardi, di cui 1,157 miliardi negli ultimi 12 mesi considerati (+23%
rispetto all'anno prima, quando il flusso era stato € 939,3 milioni). Va però notato che il ciclo di investimento in questo ambito è molto più breve, trattandosi della cessione a investitori professionali di fatture commerciali a scadenza mediamente 3-4 mesi, che vengono spesso utilizzate come sottostante per operazioni di cartolarizzazione. Molte delle risorse conteggiate sono quindi state reinvestite più volte nell'arco del periodo, e le stesse imprese hanno ceduto più fatture nel tempo. Si può stimare che questo canale di finanziamento sia stato adottato da un buon numero di PMI italiane ed è certamente lo strumento relativamente più utilizzato fra tutti quelli considerati. Le ragioni della crescita sono da attribuire sia all'aumento delle piattaforme attive sia al processo di integrazione tecnologica fra le piattaforme e i sistemi ERP delle imprese che semplifica la customer experience. La crisi Covid-19 ha incrementato il flusso delle richieste da parte della PMI, sia per la percezione di un maggiore rischio di insolvenza dei debitori sia per la necessità di liquidità immediata. Le prospettive per il futuro sono positive; si tratta di uno dei comparti che sta crescendo di più e l'unico nel panorama preso in esame dove l'Italia regge il confronto in Europa.

STATISTICHE SUI MINIBOND EMESSI DALLE PMI ITALIANE NON FINANZIARIE
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Direct lending

Si tratta del segmento dove è più difficile raccogliere informazioni esaustive, perchè non pubblicamente disponibili. Nuovi fondi stanno arrivando sul mercato e hanno cominciato a investire, spinti anche dalla nascita dei ‘PIR alternativi' . Si stima che siano poche le PMI italiane che hanno ottenuto un prestito diretto da fondi specializzati. Il contributo degli ultimi 12 mesi considerati dalla ricerca potrebbe essere intorno a 32 milioni, più del triplo rispetto al periodo precedente.Anche in questo caso ci si attende una crescita per i prossimi anni.

FLUSSO DI RACCOLTA ANNUALE DELLE 402 CAMPAGNE DI EQUITY CROWDFUNDING CHIUSE CON SUCCESSO AL 30/6/2020
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Il crowdfunding

Sono 547 le aziende italiane che hanno provato a raccogliere capitale di rischio sulle piattaforme Internet autorizzate fino al 30 giugno 2020, assicurandosi attraverso 402 campagne chiuse con successo un funding pari a 158,86 milioni. Si tratta in gran parte di startup innovative, ma sono arrivate anche altre PMI con le operazioni in ambito real estate. Negli ultimi 12 mesi osservati la raccolta è stata pari a 76,6 milioni, con un incremento del 56% rispetto al periodo precedente
Le piattaforme di lending hanno erogato a titolo di prestito alle PMI italiane 339 milioni
fino al 30 giugno 2020. Le aspettative di crescita sono state confermate, grazie all'afflusso
annunciato di capitali da investitori professionali e all'apertura di nuovi portali soprattutto
nel contesto immobiliare. La raccolta negli ultimi 12 mesi analizzati è stata pari a 179,6 milioni, in aumento del 113% rispetto all'anno precedente, in cui si era registrato un
flusso di 84,2 milioni. Si tratta del comparto con il tasso di crescita relativo maggiore.
Completa il quadro il reward-based crowdfunding, vale a dire campagne di piccolo importo
(condotte soprattutto su portali USA come Kickstarter e Indiegogo) che imprese
italiane hanno condotto per raccogliere denaro offrendo in cambio prodotti e ricompense
non monetarie. L’osservatorio stima in 1,2 milioni la raccolta effettuata ogni anno dalle
PMI italiane, senza prospettive di crescita rilevante per il futuro.

Dai minibond risorse per 331 milioni di euro

Le PMI non finanziarie italiane emittenti di minibond fino al 30 giugno 2020 sono state 348; fra queste, ben 47 si sono affacciate sul mercato per la prima volta nel primo semestre 2020. Il controvalore collocato negli ultimi 12 mesi coperti dalla ricerca è stato di 331 milioni di euro, in buon aumento rispetto a 281 milioni dell'anno precedente. Si tratta di un mercato importante che si sta stabilizzando ma continuerà a crescere nel medio termine, soprattutto grazie alle operazioni di sistema dei ‘basket bond' tipicamente progettate per le PMI. Al momento la crisi del Covid-19 non sembra avere impattato in maniera significativa sulla pipeline, anche grazie alla possibilità di accedere alla garanzia pubblica. Va detto che il Decreto Rilancio ha istituito il Fondo Patrimonio PMI gestito da Invitalia,finalizzato a sottoscrivere, entro il 30 giugno 2021, obbligazioni o titoli di debito emessi contestualmente ad aumenti di capitale sociale di aziende impattate dal Covid-19 (calo dei ricavi su base annuale superiore al 33%).

ICOs e token offerings

Attraverso le Initial Coin Offerings (ICOs) è possibile raccogliere capitale su Internet offrendo in sottoscrizione token digitali e disintermediando completamente piattaforme terze e circuiti di pagamento tradizionali. Grazie alla tecnologia blockchain, i token consentono ai sottoscrittori di accedere a prodotti e servizi, a volte di partecipare attivamente al progetto imprenditoriale. Sono spesso scambiati su piattaforme specializzate e questo rende labile il confine fra le ICOs e la sottoscrizione di investimenti finanziari. La consultazione avviata da Consob per studiare una possibile definizione e regolamentazione del collocamento di ‘cripto-attività' non ha ancora generato risultati. Nel frattempo il flusso delle offerte sul mercato si è ridotto ai minimi mentre si affacciano sul mercato nuove modalità che potrebbero avere sviluppi interessanti come le Initial Exchange Offerings (IEOs) e le Security Token Offerings (STOs).

Private equity e venture capital

Il mercato italiano del private equity e soprattutto del venture capital è ancora sotto-dimensionato rispetto alla situazione di Regno Unito, Germania, Francia. Con riferimento alle statistiche periodiche pubblicate dall'associazione di riferimento AIFI e alle sole operazione di early stage ed expansion, ipotizzando che tutte le operazioni nei due sotto-comparti riguardino PMI, da luglio 2019 a giugno 2020 si stimano un flusso di 238 milioni per l'early stage (su 176 deal) e di 656 milioni per l'expansion (per 41 aziende). Si tratta di valori in diminuzione rispetto al periodo precedente. Il totale è quindi pari a 894 milioni. Nel breve termine non si prospettano incrementi significativi, ma nel medio termine grazie al decollo (auspicato) degli ELTIFe dei PIR alternativi e alle risorse disponibili per il venture capital potremmo vedere dati interessanti.Infine, si ricorda che la raccolta che le PMI hanno effettuato sul mercato borsistico, nel 2019 ha riguardato 132società quotate, con una raccolta durante l'anno di 192,89 milioni in fase di IPO e 8,90 milioni in aumenti di capitale seasoned. Nel primo semestre, a causa dell'incertezza legata a Covid-19, si sono registrate solo 3 nuove quotazioni e una raccolta di 25 milioni.


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