mercato dell’arte

Crowdfunding per un collezionismo partecipato

Nel confronto organizzato da Aief a Bologna il concetto di «partecipazione» come tassello strategico per favorire la crescita degli investimenti in arte e la produzione di opere

di Marianna Agliottone

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Nel confronto organizzato da Aief a Bologna il concetto di «partecipazione» come tassello strategico per favorire la crescita degli investimenti in arte e la produzione di opere


3' di lettura

Nel crowdfunding l'aspetto sociale e partecipativo è importante almeno quanto quello finanziario. Chi partecipa non è necessariamente un investitore in arte, bensì un investitore, anche sociale, che con la sua partecipazione non solo sostiene finanziariamente il progetto artistico ma ne diventa, a monte, parte attiva ed eventualmente, a valle, proprietario e collezionista. Questo è il credo al centro dell'incontro «Il Crowdfunding applicato al mercato degli investimenti in arte» che Aief – Associazione Italiana Educatori Finanziari ha realizzato lo scorso 24 ottobre in collaborazione con la Galleria AA29 Project Room , Mirabilia Arte & Cultura e il commercialista Franco Broccardi. Un intero pomeriggio di confronto sul tema che, da un lato, ha fotografato l'impresa culturale, la galleria, che trova nel crowdfunding nuove soluzioni per rivolgersi ai collezionisti e, dall'altro, ha trasmesso al pubblico gli ideali di orientamento del crowdfunding come strumento.

La capacità di coinvolgere l’investitore in un progetto

L'incontro si è soffermato sulla «capacità di coinvolgere» del crowdfunding applicato al mercato dell'arte e al collezionismo. E lo ha fatto attraverso la testimonianza di Gerardo Giurin e Antonio Cecora, fondatori della aA29 Project Room, galleria con tre sedi, a Milano, Caserta e Reggio Emilia. «Il crowdfunding per aA29 non è nato come esigenza finanziaria ma come necessità di coinvolgere, sempre di più, un pubblico diverso dal “tradizionale collezionista” aprendogli la possibilità, oltre che all’investimento o al possesso, alla “partecipazione attiva”. La nostra impresa culturale fa una ricerca sociopolitica con declinazioni sulla sostenibilità ambientale, rigenerazione urbana, antropocene, rapporto tra uomo e animale. La pratica artistica privilegiata dai nostri artisti è la performance, dai forti contenuti sociali, che dunque per la sua realizzazione necessità del coinvolgimento della community. E il crowdfunding diventa il punto di partenza di questo dialogo, a cui segue il progetto, e infine l'oggetto–opera d'arte che diventa una “restituzione”, in senso fisico e, nondimeno, “testimonianza” del coinvolgimento tra impresa culturale, artista, e il collezionista-sostenitore che, nella fattispecie della linea della galleria, è spesso anche parte attiva del processo creativo e della performance». Tra i primissimi progetti ad entrare nell'imminente programma di crowdfunding della aA29 c'è la prima antologica di Sasha Vinci (prezzi 2.500 -15.000 euro) che sarà ospitata a maggio 2021 dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli , curata da Maurizio Bortolotti, e che attraverserà diversi spazi del museo in un dialogo “politico” con l'antichità (i costi di produzione previsti per l'antologica si aggirano sui 25.000/30.000 euro). Poi a giugno la partecipazione di Tiziana e Isabella Pers (prezzi 2.500-10.000 euro) alla prossima edizione di Manifesta 13 a Marsiglia e il relativo progetto. «Crediamo che il crowdfunding applicato al mercato degli investimenti in arte possa generare una nuova figura di collezionista, rendere più trasparenti le dinamiche dell'intero processo, innescare nuove possibilità di interazione e di accesso all'arte contemporanea da parte di un pubblico giovane».

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Collezionismo partecipativo invece che elitario

Anche per Franco Broccardi, commercialista, il concetto di «partecipazione» è il tassello strategico che potrebbe favorire la crescita degli investimenti in arte. «La cosa più interessante del crowdfunding potremo rilevarla nel prossimo futuro – ha affermato. – Esso non è un modo di acquistare opere ma di promuovere e produrre opere. In un mondo in cui la proprietà intellettuale diventa sempre più difficilmente difendibile (si pensi all'arte digitale, alle performance) il nuovo collezionismo sarà, per così dire, partecipativo, slegato dal possesso fisico. Essere parte della produzione e del sostegno di progetti artistici, sostenere arte che esprima valori sociali e politici dovrà essere la nuova-vecchia via della partecipazione diffusa all'arte. A questo possono essere associati o un semplice ringraziamento o delle ricompense». Certamente il crowdfunding non può essere considerato una panacea in grado di risolvere le sorti di un settore economico ma nel caso dell'arte può svolgere un ruolo di agente di democratizzazione. «In un settore troppo spesso elitario – conclude Broccardi - la possibilità di partecipare ad investimenti in opere d'arte secondo le proprie possibilità permette anche a soggetti con disponibilità economiche più limitate rispetto ai grandi collezionisti tradizionali di essere parte di un progetto altrimenti difficilmente avvicinabile». Uno stimolatore, anche di collezionismo, per continuare a coltivare qualsiasi attività artistico-intellettuale, con quelle modalità appassionate e ravvicinate che nell'arte risultano ancora necessarie. Prescindendo dai presenzialismi.

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