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Crowdfunding, accelera anche la «formula equity». Nuovo progetto Concrete a Milano

di Adriano Lovera


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2' di lettura

Accelerano gli investimenti nell’equity crowdfunding immobiliare, mentre si rafforza l’attenzione contro i potenziali rischi degli investitori.
La piattaforma Concrete Investing ha lanciato la raccolta del suo secondo progetto, un intervento residenziale di fascia medio-elevata nella zona ovest di Milano, denominato Gracchi7. Il costo complessivo dell'operazione è di 7 milioni di euro e tramite il canale crowd l’obiettivo è raccogliere tra 750mila euro e un milione, con un Roi atteso del 28% in 30 mesi e un ticket minimo di ingresso di 5mila euro.

Nel futuro di Concrete, che ha da poco chiuso con successo la prima raccolta sempre su Milano, c’è l’allargamento della gamma di proposte. «Il capoluogo lombardo è senza dubbio la città con le maggiori potenzialità. Ma nell’ottica di offrire opportunità di diversificazione stiamo guardando anche ad altre zone e altri asset class, in modo particolare il direzionale e l’hospitality», spiega Lorenzo Pedotti, ceo di Concrete.

Intanto una delle principali piattaforme di tipo equity, Walliance, ha annunciato la sua seconda “exit” di successo, ossia la chiusura dell’operazione con relativo rimborso ai sottoscrittori di quote e interessi. Si tratta della riqualificazione di un istituto tecnico, a Trento, trasformato in residenziale da parte della Mak srl, che ha generato un Roi del 16,77% in soli 15 mesi. Walliance ha già chiuso quasi una decina di raccolte mentre una è in fase di partenza (5 edifici ad Agrate Brianza).

Un tema dominante di questo segmento è strutturare operazioni appetibili sotto il profilo del rischio, dal momento che la raccolta “equity” prevede la partecipazione diretta dell'investitore nel capitale della società offerente, di solito operata tramite un aumento di capitale ad hoc. Un’architettura finanziaria più impegnativa rispetto al “lending” crowdfunding, basato in sostanza sulla concessione di micro prestiti, anche di entità modesta.

«La selezione dei progetti va fatta con oculatezza e attenzione, con l'intento di ridurre quanto più possibile i rischi», conferma Giacomo Bertoldi, co-fondatore e ceo di Walliance. Ma oltre alla selezione, entrano in gioco altri fattori. Uno di questi è il rapporto tra quota del crowd e altri canali di finanziamento sul totale dell’operazione (di solito debito bancario e impegno diretto dello sviluppatore). Se la prima voce è contenuta, pur ammettendo il naturale rischio di impresa che esiste sempre, i sottoscrittori hanno una ragionevole garanzia del fatto che l’operazione venga effettivamente portata a termine.

Nel caso di Trento, per esempio, su 9,5 milioni di intervento i crowdfunder hanno apportato solo il 5,2%. Inoltre, le piattaforme affidabili sottopongono i progetti a una sorta di valutazione esterna, che restituisce un “rating” dell’operazione basato su variabili quali analisi dei costi, valori di mercato, dinamica domanda-offerta, accessibilità, sviluppo socio-demografico e attrattiva della zona geografica di riferimento e del tipo di immobile. Walliance finora ha affidato questo ruolo a EY (Ernst & Young) mentre Concrete, per Gracchi7, ha trovato un partner nel Rec- Real Estate Center del Politecnico di Milano.

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