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Csc Confindustria: «Pil secondo trimestre incerto»

Le cause: la guerra in Ucraina, i rincari delle commodity e la scarsità di materiali con cui fanno i conti le imprese. Csc stima inoltre che ogni punto di aumento dei tassi si tradurrebbe a regime in 1,5 miliardi di interessi in più da pagare per le imprese

Draghi: "Con inflazione aumento tassi Bce inevitabile"

3' di lettura

«L’andamento del Pil italiano nel secondo trimestre 2022 è molto incerto, sintesi di dinamiche contrastanti: nel complesso, appare molto debole. Prosegue, infatti, la guerra in Ucraina e con essa i rincari delle commodity e la scarsità di materiali, con cui fanno i conti le imprese». È quanto emerge dall’indagine flash del Centro studi di Confindustria che sottolinea come il calo dei contagi potrebbe sostenere turismo e servizi, ma l’inflazione frena i consumi delle famiglie.

Energia carissima

CsC ricorda che il prezzo del petrolio «è balzato a giugno a 126 dollari al barile (da 113 a maggio), vicino al picco di marzo. Il gas naturale in Europa stava scendendo piano (81 euro/mwh da 89, pur restando 6 volte più alto da fine 2019), ma è bruscamente volato verso 120 per il taglio all’offerta russa.

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Fiducia delle imprese in calo

La fiducia delle imprese manifatturiere (109,3 a maggio, da 109,9) è in costante diminuzione da novembre. A ciò si affianca un progressivo deterioramento degli ordini. «L'indice PMI continua a scendere (51,9 a maggio, da 54,5), ai minimi da un anno e mezzo, restando appena in area di espansione; la stessa indagine segnala un calo di attività e domanda. La produzione, invece, fino ad aprile sembra reggere, andando molto sopra le attese (dopo il -0,6% nel 1° trimestre). Il rischio - spiega CsC - è che questa resilienza produttiva delle imprese industriali italiane non duri a lungo, perché i margini sono molto ridotti (in alcuni casi negativi) a causa dei rincari delle commodity».

Recupero attenuato nei servizi

L’allemtamento delle restrizioni anti-pandemia ha creato le basi per un recupero più robusto del turismo (spesa di viaggiatori stranieri a -25% a marzo dal pre-Covid, era -84% nel 2021). La mobilità per il tempo libero è infatti in aumento, «ma non è ancora pienamente ristabilita (-4,8% a maggio per gli italiani). Inoltre, il reddito e i risparmi accumulati delle famiglie italiane vengono erosi dai forti rincari di energia e alimentari (che contano per il 9,2% e il 19,5% del paniere di spesa). Questi fattori potrebbero limitare il recupero dei consumi “fuori casa”. Perciò, il rimbalzo dei servizi nel 2° trimestre potrebbe essere inferiore rispetto alle attese iniziali».

Export: calo in vista

L'export italiano resta in aumento in aprile (+1,5% in valore; +1,8% extra-UE), sostenuto dalla crescita dei prezzi. Ciò è una sintesi di «dinamiche molto eterogenee per mercati di sbocco: dimezzate le vendite in Russia, in ampio calo quelle in Cina e Giappone, in forte espansione negli USA. A maggio, però, indicazioni negative per le prospettive dell'export vengono dagli ordini esteri del PMI manifatturiero e anche l'analogo indicatore per il commercio mondiale delinea una dinamica in calo».

Inflazione record nell'Eurozona

In questo scenario l'inflazione continua a salire nell’Eurozona (+8,1% a maggio), rischiando di frenare i consumi. È trainata dai prezzi energetici, che hanno colpito in misura differenziata i diversi paesi: meno in Francia (+5,8% l'inflazione), più in Italia (+6,8%), ai massimi in Germania e Spagna (+8,7% e +8,5%).

L’effetto recessivo dell’aumento dei tassi di interesse

Ecco perché a giugno la BCE ha rotto gli indugi, pre-annunciando un rialzo dei tassi di interesse a luglio (di 0,25%) e poi a settembre (di ulteriori 0,25/0,50%). L’aumento dei tassi Bce frenerà le aspettative di inflazione e limiterà il trasferimento dei rincari agli altri beni, ma non riuscirà a ridurre i prezzi di energia e alimentari e avrà un effetto recessivo. Infatti, spiega CsC i tassi pagati dalle imprese, da anni ai minimi (1,85% in aprile per le PMI sulle nuove operazioni, 0,87% per le grandi), rischiano di subire un aumento.

Ogni punto rialzo tassi +1,5 mld per imprese

Sul fronte del rialzo dei tassi «se salisse il costo del credito, si aggraverebbe la situazione finanziaria delle aziende, già complicata dalla pandemia nel 2020, cui si sommano ora le bollette energetiche) che ha condotto ad accumulare maggior debito». Dato lo stock di debito bancario di famiglie e imprese, «un rialzo dei tassi si tradurrebbe in un pesante aumento degli oneri finanziari». «Inizialmente riguarderebbe solo le nuove operazioni di prestito e quelle esistenti a tasso variabile (come i mutui). A regime, entro alcuni anni, riguarderebbe l’intero stock: +1,5 miliardi di interessi nel primo anno per le imprese per ogni punto di aumento del tasso (stime CSC)».

Inoltre, sottolinea Confindustria, «il rialzo dei tassi sui BTP fa aumentare anche la spesa pubblica per interessi, seppur gradualmente, man mano che lo stock di titoli pubblici viene rinnovato ai tassi più elevati (7,1 anni la durata media del debito). Nel 2022, il rincaro riguarda oltre 300 miliardi di euro di titoli in scadenza. Inoltre, per evitare di far salire ulteriormente lo spread, occorrerà una politica di bilancio prudente, proprio quando sarebbero necessari maggiori interventi per contrastare il caro-energia»

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