PLENUM PER RATIFICA DIMISSIONI MORLINI

Csm nella bufera: quattro addii e un autosospeso

di Ivan Cimmarusti


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Il 13 giugno si riunisce il plenum straordinario al Consiglio superiore della magistratura (imagoeconomica)

3' di lettura

Dopo Luigi Spina, Gianluigi Morlini e Antonio Lepre, anche Corrado Cartoni si dimette dal Consiglio superiore della magistratura. Resta in sella Paolo Criscuoli, autosospeso e appoggiato da Magistratura indipendente, in rotta di collisione con le altre correnti e con l'Associazione nazionale magistrati.

L’inchiesta: corruzione di Palamara
Alla Procura di Perugia è emerso un quadro desolante: il pm di Roma - ex Csm ed ex presidente dell'Anm - Luca Palamara risulta essere stato corrotto con 40mila euro (particolare smentito dagli indagati) per far nominare il pm Giancarlo Longo - già travolto da inchieste corruzione in atti giudiziari - alla Procura di Gela. Non solo: utilizza un esposto al Csm - fatto dal pm Fava che accusava Pignatone e Ielo di non essersi astenuti quando l'inchiesta sul Consiglio di Stato ha fatto emerge aspetti (penalmente irrilevanti) relativi ai rispettivi fratelli – per fare un dossieraggio contro Giuseppe Pignatone e Paolo Ielo. Nel registro degli indagati finiscono: Palamara (corruzione e rivelazione del segreto), Fava (rivelazione del segreto e favoreggiamento) e Spina (rivelazione del segreto e favoreggiamento).

Il «centro di potere» esterno al Csm
Intercettando, però, i magistrati hanno scoperto ulteriori fatti. Ossia l'esistenza di un «centro di potere» esterno al Csm, in cui Palamara, Spina e i consiglieri Corrado Cartoni e Antonio Lepre dialogavano della nomina alla Procura di Roma con parlamentari Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti, quest'ultimo già sotto processo a Roma nel caso Consip. I fatti, tutti penalmente irrilevanti, fanno emergere anche un presunto ruolo di altri due consiglieri: Gianluigi Morlini presidente della Quinta commissione del Csm, quella che conferisce le nomine, e Paolo Criscuoli. Stando a quanto emerge, Palamara appoggiava la nomina del procuratore generale di Firenze Marcello Viola, definito dai più «l'anti-Pignatone». Nei fatti, il 23 maggio scorso la V Commissione ha deliberato per la nomina di Viola (contro il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e il procuratore di Palermo Franco Lo Voi, più «filo-Pignatone»).

I numeri del Csm
Attualmente risultano in carica al Csm - tra dimissionati e autosospesi - 11 togati e 5 laici (lo scioglimento è previsto con 10 togati e 5 laici). Il Csm, gravemente ferito dalle polemiche montate in questi giorni, risulta così dimezzato. E' chiaro che lo spettro dello scioglimento resta qualcosa di lontano, anche se i numeri potrebbero far precipitare la situazione.

Il procedimento disciplinare
Intanto il pg della Cassazione Riccardo Fuzio ha avviato un procedimento disciplinare contro le quattro toghe, che potrebbe portare alla decadenza degli stessi. Al momento c'è la comunicazione dell'avvio dell'azione, con due imputazioni «comportamenti abitualmente o gravemente scorretti (…) di chiunque abbia rapporti con il magistrato (…)»; «divulgazione, anche dipendente da negligenza, di atti del procedimento coperti dal segreto o di cui sia previsto il divieto di pubblicazione, nonché la violazione del dovere di riservatezza (…)».

Ed è proprio quest'ultima accusa a fare riferimento agli incontri – ritenuti «segreti» – con Palamara, Spina, Lotti e Ferri. Perché in quelle conversazioni si sarebbe discusso in particolare del post Giuseppe Pignatone a Roma. Stando alle intercettazioni, Palamara e Lotti avrebbero sostenuto per quel ruolo il procuratore generale di Firenze Marcello Viola, valutato comunque dalla Quinta commissione come il più idoneo rispetto agli altri candidati, il procuratore di Palermo Franco Lo Voi e il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo. Per questo quella nomina è stata «congelata» in commissione, per ulteriori valutazioni.

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