palazzo dei marescialli

Csm: no a conflitto con governo alla Consulta su decreto pensioni toghe

di Vittorio Nuti

(ANSA)

2' di lettura

No al conflitto di attribuzioni Csm -Governo sul controverso decreto legge 168/2016 che ha prorogato il mantenimento in servizio, fino a 72 anni, di pochissimi magistrati, tutti con posizioni chiave in Cassazione. Il plenum di Palazzo dei marescialli riunito oggi a Roma ha bocciato la proposta avanzata da Aldo Morgigni (consigliere di Autonomia e Indipendenza) di aprire una pratica che consenta di portare il decreto pensioni e la presidenza del Consiglio di fronte alla Corte costituzionale. Obiettivo: sancirne l'illegittimità per aver previsto termini per il pensionamento diversi tra magistrati ordinari e di Cassazione.

Ricorso destinato all’inammissibilità
Una decisione non da poco, quella proposta dalla corrente delle toghe guidata dal presidente dell’Anm Piercamillo Davigo, se si pensa che il primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio e il Procuratore generale, Pasquale Ciccolo, tra i beneficiari della proroga, sono anche membri di diritto del Consiglio superiore della magistratura. Il no del plenum non equivale però ad una “promozione” del decreto, ma ad una valutazione giuridica sulle ragioni del conflitto, «destinato a essere dichiarato inammissibile» dalla Consulta.

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Conflitto tra poteri «potere residuale»
Secondo il plenum, che ha fatto proprie le conclusioni della VI Commissione (quella che si occupa di ordinamento giudiziario e rapporti istituzionali) la Consulta ha già chiarito che il conflitto tra poteri dello Stato è uno strumento residuale a cui si può ricorrere solo quando non sia possibile sollevare la questione di legittimità costituzionale di una legge nell'ambito di un giudizio comune. Non è questo il caso, dal momento che il Csm potrebbe sollevare i suoi dubbi sulla costituzionalità della norma nei giudizi già instaurati davanti al Tar del Lazio da venti magistrati di merito, costretti a lasciare il servizio a 70 anni a differenza dei vertici della Cassazione. Due di loro hanno già posto la questione di costituzionalità davanti al giudice amministrativo, che però l'ha giudicata manifestamente infondata.

Le ragioni della protesta Anm
Quindi nessun allineamento dell'organo di autogoverno delle toghe alle proteste che a fine gennaio hanno portato l'Associazione nazionale dei magistrati a disertare, per la prima vola, la cerimonia di inaugurazione dell'Anno giudiziario al Palazzaccio. A guidare la protesta, allora, fu il presidente Anm Davigo, che in conferenza stampa attaccò l'Esecutivo accusato di «scegliere i magistrati da trattenere in servizio e quelli da collocare a riposo». Come spiega un documento Anm approvato in quella occasione il provvedimento sulle pensioni è «discriminatorio» perché ha previsto, «con intervento in contrasto con i principi costituzionali, due categorie di magistrati, i pochi di una categoria superiore, che devono rimanere in servizio, tutti gli altri di una categoria inferiore, che devono essere collocati a riposo. Una legge generale che si applica a tutti e una legge speciale che si applica a pochi, così incidendo anche sulla composizione dell'Organo di governo autonomo della magistratura».

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