BANCA D’ITALIA

Csr, la banca per chi lavora in via Nazionale

Bassi indici di costo e zero crediti deteriorati per la Cassa di Sovvenzioni e Risparmio destinata ai 7mila dipendenti dell'istituto centrale

di Gerardo Graziola


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La sede di Bankitalia in via Nazionale è nel palazzo neorinascimentale costruito tra il 1886 e il 1892

3' di lettura

C’è una banca in Italia, sconosciuta al grande pubblico, che farebbe la gioia di qualsiasi banchiere grazie agli indicatori di costo, bassi, e ai crediti deteriorati, pressochè inesistenti, che nessun altro può vantare nel Paese. È la Cassa di Sovvenzioni e Risparmio fra il Personale della Banca d’Italia (Csr), dedicata ai quasi 7mila dipendenti dell’istituto; un istituto ultracentenario che non ha sportelli su strada ma che utilizza, per i servizi ai clienti che ancora preferiscono avere un punto fisico di riferimento, la rete delle 39 Filiali di via Nazionale. Csr è un “peso medio” del settore, una popolare con più di 5 miliardi di totale attivo, la terza nella sua categoria dietro le Popolari di Sondrio e di Bari. Tra i suoi clienti-soci ci sono tutti i dipendenti dell’Autorità di via Nazionale, compresi gli esponenti di vertice del presente e del passato, come nel caso di Mario Draghi. La Cassa nacque nei primi anni del Novecento per evitare conflitti d’interesse ai dipendenti dell’istituto centrale. La Banca d’Italia, per legge, non può esercitare l’attività bancaria mentre i dipendenti di via Nazionale, come tutti, avevano bisogno di un istituto per depositare i risparmi e chiedere prestiti ma non si riteneva opportuno, allora come oggi, che si rivolgessero alle banche vigilate. La Csr beneficia dal rapporto con la Banca centrale che le fornisce, in distacco, il personale. A guidarla da tre anni con un mandato prossimo al termine - in primavera con l’approvazione del bilancio 2019 c’è il rinnovo del cda - è Omero Papi, dirigente di via Nazionale in quiescenza, con una lunga militanza alla guida del sindacato autonomo interno dei direttivi. L’attività della Cassa si fonda su regole rigorose per l’erogazione del credito e per gli investimenti (non compra, per esempio, titoli di banche e assicurazioni italiane), ha fini solidaristici, partecipa agli interventi di sistema (fa parte dello Schema volontario del Fondo di tutela dei depositi intervenuto nelle crisi Carige e delle tre piccole casse di Rimini, Cesena e San Miniato) e svolge attività mutualistica verso i soci. Nel primo semestre del 2019 ha realizzato un utile netto di 32,6 milioni (+26%) e a fine giugno aveva un patrimonio di 687 milioni, in crescita rispetto all’anno precedente soprattutto grazie al recupero delle quotazioni dei titoli in portafoglio. La banca “dedicata” ai dipendenti di via Nazionale alla fine del 2018 aveva un capitale di qualità migliore, Cet1, di 601 milioni, di gran lunga eccedente la soglia minima per i requisiti prudenziali (140 milioni) . Dal bilancio 2018 spicca il contrasto con i numeri di altre popolari, in crisi negli ultimi anni, che hanno visto deteriorare rapidamente il valore delle loro azioni. La Csr, invece, nel primo semestre dell’anno ha aumentato il valore delle sue azioni grazie a un “interesse di conguaglio” di 42 centesimi che le ha permesso di portare il valore per azione da 38,73 a 39,15 euro. Un apprezzamento che segue quello dell’anno precedente, ritenuto congruo da un parere di una società di consulenza esterna. Una peculiarità della Cassa è la possibilità di dare finanziamenti solo ai soci e ai loro figli, questi ultimi tuttavia possono accedere solo ai finanziamenti per l’acquisto della casa. Dallo scorso anno ha sviluppato i servizi digitali e, da poco ha attivato l’app per accedere via smartphone. Nelle scelte per gli investimenti di portafoglio la banca mantiene un profilo prudente. Nei primi mesi di quest’anno ha investito nuovamente in azioni della Banca d'Italia, che offre un buon rendimento ai Partecipanti, arrivando al “tetto” del 3% con 9.000 quote rispetto alle quasi 5mila che deteneva nel 2018. L’assegno staccato per arrotondare la partecipazione è di oltre 100 milioni. Oltre alle quote del capitale di via Nazionale, Csr ha azioni di Cedacri, che nel 2018 le hanno fruttato dividendi per 1,6 milioni che si aggiungono ad altri 7,5 milioni di cedole incassate dalle partecipazioni in “primarie società industriali”. Dal bilancio 2018 emerge anche un aumento dei costi a 12,7 milioni, per effetto dell’aumento delle spese legate a una polizza vita offerta sui finanziamenti ai clienti e per i maggiori oneri per servizi in outsourcing. Quello che farebbe gioire qualsiasi banchiere italiano è poi un altro numero della Csr, quello delle perdite su crediti pari, lo scorso anno, a 33mila euro.

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