emergenza coronavirus

Cts conferma linea tamponi su asintomatici. In arrivo il servizio nazionale di «contact tracing» e test anche dal medico di famiglia

Mentre le Regioni chiedono di riservare ora i tamponi molecolari ai soggetti sintomatici, per alleggerire il peso a carico dei servizi territoriali, il Comitato tecnico scientifico conferma invece la linea dei tamponi agli asintomatici.

di Andrea Gagliardi

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Mentre le Regioni chiedono di riservare ora i tamponi molecolari ai soggetti sintomatici, per alleggerire il peso a carico dei servizi territoriali, il Comitato tecnico scientifico conferma invece la linea dei tamponi agli asintomatici.


3' di lettura

Aumenta il numero delle persone positive al Covid asintomatiche rilevate dai tamponi grazie al contact-tracing, ma la crescita esponenziale dei casi di Covid nelle ultime settimane ha ormai messo in crisi il sistema del tracciamento sollevando dubbi sulle strategie da adottare. Se le Regioni chiedono di riservare ora i tamponi molecolari ai soggetti sintomatici, per alleggerire il peso a carico dei servizi territoriali, il Comitato tecnico scientifico conferma invece la linea dei tamponi agli asintomatici. Ma non senza qualche distinguo.

Brusaferro: importante individuare asintomatici

È importante «individuare gli asintomatici» perché «individuare le persone portatrici del virus è la prima frontiera per fermare l'infezione. Bisogna tenere la curva dei nuovi contagi sotto una certa soglia, facendo in modo che le persone identificate come positive si possano tracciare» ha spiegato il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss) Silvio Brusaferro, intervenendo in audizione in Commissione Sanità del Senato. E ha aggiunto: «È importante continuare a tracciare i positivi, senza mollare la presa: se il numero è eccedente e non si può più fare, si adottano misure per ridurre il numero dei positivi sotto la soglia».

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Asintomatici in crescita

È verosimile che «oltre l'80% di tutti coloro che contraggono l'infezione siano asintomatici o paucisintomatici», spiega Flavia Riccardo dell'Iss, sottolineando al contempo come sia cresciuto il numero di asintomatici rispetto ai mesi iniziali dell'epidemia: sono il 56,5% sul totale dei test molecolari effettuati nel periodo 20 luglio-20 ottobre. La percentuale era invece pari al 15,1% nei primi tre mesi dell'epidemia (20 febbraio- 20 maggio). Una ragione di allerta sta anche nel fatto che il 20% delle persone infette sono superdiffusori e sono responsabili del «70-80% delle infezioni complessive; ma all'interno di questo 20% di superdiffusori del virus, la grande maggioranza è rappresentata proprio da soggetti asintomatici», rileva l'immuno-virologo Guido Poli, presidente del Patto Trasversale per la Scienza. Individuare questa categoria è quindi fondamentale ed una valida strategia in tal senso, secondo Poli, è procedere a dei lockdown 'chirurgici', ovvero a contenimenti mirati di zone dove i dati indicano una diffusione dell'infezione superiore alla media nazionale, come fatto agli inizi dell'epidemia ad esempio a Codogno e Vo’.

Tuttavia, fare i tamponi solo ai sintomatici «non credo che sia una resa, ma potrebbe essere un necessario e temporaneo cambio di strategia», ha puntualizzato Luca Richeldi, pneumolgo e componente del Cts, commentando l'allarme di un gruppo di fisici della Sapienza che ha definito una “resa” l'ipotesi di riformare il contact tracing, avanzata appunto dalle regioni.

In arrivo il servizio nazionale per il «contact tracing»

Intanto il decreto Ristori prevede la nascita di un “servizio nazionale” per il “contact tracing”. Sarà un servizio di «risposta telefonica alle persone risultate positive» al Covid «o che hanno avuto contatti stretti o casuali con soggetti risultati positivi, con il compito di svolgere attività di “contact tracing” e sorveglianza sanitaria nonché di informazione e accompagnamento verso i servizi di prevenzione e assistenza delle competenti aziende sanitarie locali». Gli operatori dovranno anche caricare sulla app Immuni «il codice chiave in presenza di un caso positivo» per «rendere efficace il “contact tracing” attraverso l'utilizzo dell'App Immuni».

Tamponi da medici famiglia, stanziati 30 milioni

Nel decreto Ristori è previsto anche un finanziamento di 30 milioni di euro per consentire ai medici di famiglia e ai pediatri di libera scelta di eseguire 2 milioni di tamponi antigenici rapidi. L'accordo per l'esecuzione dei tamponi rapidi antigenici negli studi dei pediatri di libera scelta e dei medici di medicina generale ha un valore 'erga omnes'. Secondo quanto si rileva a margine della trattativa, infatti, le sigle sindacali dei pediatri hanno tutte firmato l'accordo coprendo il 100% dei pediatri di libera scelta. Le sigle dei medici di famiglia che hanno dato l'ok coprono il 70% dei medici di base sul territorio. Tutti i medici di base ed i pediatri di libera scelta saranno dunque tenuti ad effettuare i tamponi rapidi e le modalità organizzative possono essere demandare ad accordi a livello regionale

I termini dell’accordo

L'intesa raggiunta sulla parte economica prevede 18 euro al professionista per ogni tampone fatto nel suo studio e 12 euro se il test viene somministrato in una struttura della Asl. Il costo dei tamponi sarà a carico dello Stato e non del paziente. Ai medici di medicina generale verranno forniti i dispositivi di sicurezza da indossare ogni volta che entrerà in contatto con un caso sospetto di Covid. Il testo mantiene l'obbligatorietà per i medici di eseguire i tamponi. I sindacati avevano chiesto che l'adesione avvenisse su base volontaria e il testo di accordo fosse modificato. Non tutti i camici bianchi infatti sono disposti a eseguire i tamponi poichè ritengono che l'organizzazione sia complessa e non sicura nè per gli assistiti, nè per gli operatori sanitari nell'ambito delle strutture che hanno a disposizione.



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