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Cuba, stop al disgelo: gli Usa di Trump tornano all’embargo

di Roberto Da Rin

Usa-Cuba: Washington riduce durata visto

3' di lettura

Il vento delle parole e la celebrazione dell’ennesimo nonsense di politica internazionale. L’Avana-Miami. L’ultimo muro, quello d’acqua, riemerge surreale dai fondali. El bloqueo, l'embargo, rinasce dalle proprie ceneri. Un Mike e un Miguel si fronteggiano ancora, 60 anni dopo la Revolucion cubana.
Mike Pompeo, segretario di Stato americano, e Miguel Diaz-Canel, presidente di Cuba, ricadono in quella impasse politico-diplomatica che Barack Obama e Raul Castro avevano superato nel 2014.

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Il ritorno alla Helms Burton
La replica del presidente cubano rimanda alle stagioni di maggiore incomunicabilità con gli Usa: «A Cuba comandano i cubani, contiamo sulle nostre forze e sulla nostra dignità». Il disgelo, il «todos somos americanos» di Barack e la telefonata amichevole con Raul. Ecco. Tutto cancellato. Una coazione a ripetere, quella della politica estera americana: el bloqueo, l’embargo, la cui fine era stata solennemente annunciata, viene rilanciato e inasprito. Mike Pompeo e l’Amministrazione Trump hanno riattivato una clausola della legge Helms Burton (varata nel 1996), quella che regola e definisce l’embargo, in particolare il cosiddetto Titolo III che permette a cittadini americani, o cubani divenuti poi americani, di fare causa a compagnie accusate di «trafficare» con le proprietà confiscate dal governo cubano. Tutti i presidenti americani, negli ultimi 23 anni, avevano sospeso il Titolo III a causa delle obiezioni sollevate dagli alleati degli Stati Uniti che intrattengono relazioni economiche con l’Avana. Una decisione drammatica che riacutizza i rapporti tra Stati Uniti e Cuba proprio nei giorni più cupi della crisi venezuelana, quelli in cui Washington e Mosca si fronteggiano, in una guerra guerreggiata il cui obiettivo, difficile da occultare, è il petrolio di Caracas.

Stop alle transazioni finanziarie
Sono pesanti le conseguenze del rilancio del bloqueo: la prima è la limitazione delle rimesse dagli Stati Uniti verso Cuba, che ora non potranno superare i mille dollari, per persona, ogni trimestre. La seconda è la restrizione dei viaggi verso l’isola caraibica, che Obama aveva allentato, introducendo nuove categorie di permessi: per «motivi educativi», per «ragioni professionali» e per «migliorare il contatto tra i popoli». Ciò aveva consentito che, solo nel 2018, 600mila cittadini americani, entrassero a Cuba. Last but not least, l’embargo riacutizzato da Mike Pompeo e John Bolton, blocca le transazioni finanziarie cubane, consentite finora nel circuito internazionale a condizione di non iniziare né terminare negli Stati Uniti. Un’altra misura draconiana nei confronti di Cuba.

Dura reazione Ue
Immediata la reazione della Unione europea che utilizzerà lo «statuto di blocco» per reagire agli effetti dell’attivazione della legge Helms-Burton da parte degli Usa. Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue, ha dichiarato che «la Ue deplora profondamente la piena attivazione della legge». E in una nota spiega che la decisione di attivare il titolo III, «apre la strada alle azioni previste dal titolo IV e viola gli impegni assunti negli accordi Ue-Usa del 1997 e 1998, che da allora sono stati rispettati da entrambe le parti senza interruzioni». Non solo. «Ciò comporterà inutili attriti e indebolisce la fiducia nel partenariato transatlantico e la sua prevedibilità», prosegue Mogherini. L’Ue «considera l’applicazione extraterritoriale di misure restrittive unilaterali una violazione del diritto internazionale e farà ricorso a tutte le misure opportune per rispondere agli effetti della Legge Helms-Burton, anche in relazione ai propri diritti nell’ambito del Wto e utilizzando lo statuto di blocco dell’Ue», conclude la nota. «La Ue continuerà a collaborare con i partner internazionali che hanno espresso anch’essi preoccupazione in merito».

Guerra fredda e cause surreali
La Guerra fredda e le rigidità che hanno sostenuto per decenni oltranzismi contrapposti, a Miami e a l’Avana, ritrovano spazio e voce. Un medico ottuagenario cubano, Javier Garcia Bengochea, ha lasciato Cuba nel 1959 e ora, sostenuto dall’avvocato americano Nick Gutierrez, sostiene di esser proprietario del porto di Santiago di Cuba. Mentre Mickael Behn, americano residente in Gran Bretagna, sempre assistito dall’avvocato Gutierrez, rivendica la proprietà del Porto de l’Avana. Politica internazionale nell’era di Trump e teatro dell'assurdo.

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