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Cuccarini e le altre: le starlette «rottamano» il commentatore navigato

di Giuseppe Scaraffia


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Lorella Cuccarini (Agf)

3' di lettura

È inutile fingere, bisogna riconoscerlo: il primo a intuire il futuro invitando attori, cantanti e ballerini è stato Bruno Vespa. Solo che persino quell'innovatore sembrava non avere compreso fino in fondo il fenomeno che stava inaugurando e a volte cedeva alla tentazione di farli esibire in trasmissione.

Adesso tutti ci chiediamo come mai non sia successo prima. Basta guardare l'eterna compagnia di giro che in questi anni ci è invecchiata precocemente sotto gli occhi sullo schermo. Paolo Mieli, Gianrico Carofiglio, Alessandro Sallusti, Marco Damilano, Antonio Padellaro, Vittorio Feltri, Roberto d'Agostino, Oscar Giannino e via blaterando, sono stanchi, hanno gli occhi cerchiati, lo sguardo malinconico, la mestizia di chi ripete sempre le stesse cose. In uno stato più umanitario avrebbero diritto alla pensione d'invalidità. Inoltre c'è un problema sanitario, e se poi al povero Cacciari o al pugnace Sgarbi viene un ictus mentre si infervorano sullo schermo?

Starlette e commentatori di professione

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È arrivato il momento di introdurre forze fresche, anche se, per discrezione, si è deciso di farlo gradatamente per non spaventare quei cari vecchietti. D'altronde la superiorità della gente di spettacolo è innegabile: sono più belli, sono più concreti, sorridono di più e hanno i denti più bianchi. Inoltre non temono di compromettersi. Ilaria d'Amico a “Di martedì” ha inchiodato Piercamillo Davigo che come al solito invocava l'onestà e ci ha messo pure la rima finale: “Io non sono più purista come un tempo, meglio sopportare qualche corrotto che avere uno Stato rotto”.
Riuscirebbe il solenne Polito ad avere una mimica paragonabile a quella di Claudio Amendola ospite di Myrta Merlino? Il cauto Mieli avrebbe la stessa forza sintetica con cui Amendola ritrae il leader dei leghisti: “Salvini non è il politico più bravo ma senz'altro il più paraculo”.
Un'altra dote che, dobbiamo ammetterlo, scarseggia tra gli anziani dei talk è la modestia. Avrebbe lo scalpitante Travaglio la modestia con cui Claudia Gerini annuncia dalla Gruber: “Non ho capito… sono un po' confusa”? Pochi degli estenuati old boys possono vantare l' agguerrita foga di Jasmine Trinca e la sua capacità di testimoniare in prima persona: “Io personalmente vivo quello che faccio come un tentativo di trasformazione culturale”. Per non parlare della sua audacia analitica – “Io penso che la rabbia sociale abbia un ruolo di trasformazione sociale” - e della sua capacità di fermarsi sull'orlo dell'abisso: “Questa roba qua non deve deragliare verso l'odio”.

Ma, come insegnano gli evoluzionisti non si arriva subito alla specie definitiva, esistono dei gradini intermedi in cui il nuovo è già presente in una forma rudimentale e incompiuta. Un tipico esemplare di transizione è il pur anziano Mauro Corona che, pur avendo tante cose in comune con la vecchia specie di ospiti, ha un look più attuale – memorabili i bicipiti nudi esibiti dalla Berlinguer, “Bianchina”, come la chiama lui - e un linguaggio più aggressivo e aderente alla logica del bar Sport.
Ma i Mieli, i Feltri, i Padellari e i Politi che sorridono bonariamente alla starlette di turno sanno di stare intonando il canto del cigno? L'unica che sembra rendersene conto è stata la gelida Geloni che, ospite di 8 e mezzo, dopo avere introdotto nel Vocabolario della Crusca un nuovo termine gravido di urgenze, l' ”inaspettatezza”, squadrava sospettosamente l'algida Lorella Cuccarini che aveva appena introdotto una massima in grado di risolvere i problemi dell'immigrazione: “Non aprire i porti, ma aprire gli aeroporti!”

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