economia solidale

Cucinare panini a Milano. Così i migranti ricominciano a vivere

di Carlo Andrea Finotto


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2' di lettura

L’integrazione e anche il superamento di diffidenze e paure passano dalla cucina...

È su questa consapevolezza antica che si fonda, anche, la scommessa in corso a Milano e che vede impegnate ormai da diversi mesi, e a diverso titolo, una serie di soggetti del mondo del volontariato, del terzo settore e imprese in senso stretto. Nel capoluogo lombardo, i migranti, rifiugiati o richiedenti asilo ospitati nelle strutture gestite da Fondazione Arca e Caritas diocesana sono circa 800.

Persone che, quale che sia il loro percorso, sono destinate a rimanere in città almeno per un anno ma più probabilmente per 15 mesi. Solidarietà da un lato, ma anche spirito pratico dall’altro stanno all’origine del progetto Cucinare per ricominciare, «un percorso di formazione e inserimento lavorativo rivolto ad alcuni giovani ospiti delle strutture di accoglienza» spiegano da Fondazione Avsi, l’organizzazione non governativa italiana presente in tutto il mondo e capofila dell’iniziativa «resa possibile dalla collaborazione con il Consorzio Farsi Prossimo e Panino Giusto».

Il progetto si basa su alcuni step operativi: la selezione di giovani richiedenti asilo e rifugiati a cura di Farsi Prossimo, una prima fase cui segue il corso di formazione linguistica (italiano di base e italiano specifico della ristorazione) e tecnica con esperti di Farsi Prossimo e di Panino Giusto; una full immersion della durata di 5 settimane; la fase successiva è quella del tirocinio, della durata di sei mesi, in una delle sedi dell’azienda. Il traguardo finale è l’assunzione.

Un modo “creativo” per affrontare il tema delle migrazioni e un’intuizione, nata mesi fa in seno alla Campagna Tende di Avsi. Un tentativo nuovo e molto concreto di approcciare la questione “profughi”. Anche a partire dal gusto per la buona cucina italiana. «Mentre l’Europa sembra balbettare rispetto alla grande questione dei profughi – sottolinea Giampaolo Silvestri, segretario generale Fondazione Avsi –, sul terreno esistono esperienze concrete come questa collaborazione, che si propongono come nuovi modi di rispondere ai bisogni di chi arriva qui, ma anche di favorire processi di integrazione autentica. Ogni soggetto coinvolto fa “il suo lavoro” e per tutti è una chance di crescita».

I numeri possono sembrare piccoli, ma il peso specifico è notevole: una sessantina i tirocinanti selezionati inizialmente. La formazione specifica ha poi coinvolto sedici persone e di queste quattro sono state assunte a tempo indeterminato, con contratto di apprendistato.

Tra questi anche Berry, il ragazzo nigeriano che racconta la sua storia in un video che Elena Riva, presidente di Panino Giusto, ha fatto proiettare nei giorni scorsi all’Onu, durante un intervento insieme ad Avsi per spiegare l’iniziativa nell’ambito di una sessione dedicata alle buone pratiche nell’accoglienza e gestione dei migranti. L’iniziativa, guarda un po’, ha un senso anche dal punto di vista economico. Tanto che potrebbe ampliarsi, coinvolgendo anche altri marchi di ristorazione. Quelli interessati al progetto, oltre a Panino Giusto, sarebbero almeno una decina, allettati dalla prospettiva di poter inserire figure preparate e attualmente difficili da reperire nel mercato del lavoro.

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