Lusso

Cucinelli: «Non alzo i prezzi, sono ottimista per l’Italia»

Per l’imprenditore umbro «la fine dell’incubo Covid è vicina e non dobbiamo cadere nella trappola di prepararci ad altre crisi, il 2022 potrebbe essere un anno di rinascita»

di Giulia Crivelli

I punti chiave

  • Nel 2021 i ricavi di Cucinelli, società quotata a Milano, sono cresciuti del 31% a 712 milioni sul 2020
  • Il 52% di quello che esce dai laboratori di Solomeo è interamente fatto a mano
  • Per il 2022 prevista una crescita del 10%

2' di lettura

Un Brunello Cucinelli che non ti aspetti, quando racconta di aver seguito con curiosità e passione le elezioni del presidente della Repubblica. A seguire, un Cucinelli che invece ti aspetti, concentrato sulla collezione donna per il prossimo autunno-inverno, tra le più artigianalmente creative di sempre.

«Dovremmo smettere di criticare la nostra Italia e di essere pessimisti. Mi riferisco anche alla politica – spiega il fondatore e attuale presidente e direttore creativo dell’azienda umbra –. Ho seguito le votazioni per il Quirinale con grande interesse e non ho visto gli atteggiamenti aggressivi del passato: è un buon segnale. Dobbiamo essere ottimisti sul futuro del nostro Paese e sicuramente su quello della moda e dei tanti protagonisti della filiera che hanno partecipato al Pitti di Firenze in gennaio, alle fiere che ci sono state e che si aprono in questi giorni a Milano e a chi è parte di questa eccezionale settimana, tornata in gran parte in presenza e con tanti buyer europei e americani».

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La presentazione della collezione per la prossima stagione fredda si è svolta nel giardino d’inverno dello spazio di via Montello, ribattezzato Casa Cucinelli, in un clima decisamente primaverile. Ma a Brunello Cucinelli piacciono i contrasti e le sorprese: «Anche solo sentire la parola guerra mi preoccupa, certo. Non credo però che ci si arriverà, tra Ucraina e Russia. La fine dell’incubo Covid è vicina e non dobbiamo cadere nella trappola di prepararci ad altre crisi, il 2022 potrebbe essere un anno bellissimo, di rinascita».

A chi gli chiede quanto possano incidere i rincari delle materie prime e dell’energia, Cucinelli, con ammirevole franchezza, risponde: «Nel settore dell’alta gamma i moltiplicatori rispetto ai costi di produzione sono cresciuti fin troppo, perché i listini vengono fatti anche calcolando costi degli affitti, ad esempio, sempre più proibitivi nelle vie del lusso. Non seguiremo l’esempio di altre maison, non alzeremo i prezzi, sui quali nel nostro caso incide soprattutto il valore dell’artigianalità: il 52% di quello che esce dai nostri laboratori è interamente fatto a mano». Nel 2021 i ricavi di Cucinelli, società quotata a Milano, sono cresciuti del 31% a 712 milioni sul 2020, superando di molto (+17,2%) anche il dato pre Covid del 2019. «Per il 2022 prevediamo di tornare alla crescita che mi piace chiamare garbata, intorno al 10% – conclude Cucinelli –. La campagna vendite uomo è quasi finita e lo stesso vale per la donna: è un ottimismo basato sui dati, oltre che sulle sensazioni più generali che ho su l’Italia. L’ho già detto, lo so, ma non mi voglio stancare di ripeterlo».

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