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Culle vuote, assegno unico e quoziente familiare. L’esempio di Francia e Germania

A colloquio con il leader del Forum delle famiglie Gigi De Palo che chiede più investimenti per puntare all’obiettivo di 500mila nascite. «Bisogna rivedere lo strumento di sostegno ai nuclei e introdurre criteri legati alla numerosità nel computo delle tasse»

di Flavia Landolfi

Rosina (un. Cattolica): le leve per combattere il declino demografico in Italia”

5' di lettura

Lo scenario è tristemente noto a tutti e prende il nome di sindrome delle culle vuote, altrimenti detto inverno demografico. È quell’incessante calo delle nascite, tanto progressivo e inarrestabile quanto ineluttabile di cui sembra ammalato il nostro Paese. Un piano inclinato che ogni anno presenta il conto in termini di sostenibilità anche previdenziale. Ma soprattutto culturale e di tenuta generale del sistema Paese. Ultimi solo in ordine cronologico i dati 2022 della Qualità della vita presentati in questi giorni dal Sole24Ore. E che registrano, ancora una volta, lo scivolamento verso il basso delle nuove nascite nel nostro Paese: - 3% nel primo semestre dell’anno con veri e propri crolli registrati a Oristano (-18%), Barletta-Andria-Trani (-17) e Matera (-16%).

La ricetta del Forum

E allora cosa fare? Ha pochi dubbi Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni delle famiglie, la rete delle reti nata nel 1992 e che oggi rappresenta 47 associazioni, 18 Forum regionali costellati da una miriade di gruppi locali e che a loro volta sono animati da 582 associazioni. «Bisogna puntare dritti verso l’obiettivo dei 500mila nuovi nati dandosi come orizzonte temporale il 2033 - spiega al Sole24Ore -. Lo dobbiamo fare perché altrimenti questo Paese salterà gambe all’aria: e per arrivarci dobbiamo per lo meno iniziare a parlarne seriamente, dandoci un obiettivo realistico, per esempio, di 10mila nuovi nati in più rispetto alle quote annuali».

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I numeri della natalità

E certo non è operazione facile visto che in tempi recenti il presidente dell’Istat Blangiardo aveva lanciato l’allarme della scomparsa di 12 milioni di italiani in quattro decenni: nel 2070 avremo 145 mila ultracentenari, oggi sono 20 mila, aveva tuonato il numero uno dell’Istituto. Quest’anno per altro il nostro Paese aveva registrato un ulteriore record negativo con 385mila nuovi nati. Le conseguenze sono facilmente intuibili: oggi i lavoratori tra i 20 e i 66 anni sono 36 milioni, tra 10 anni saranno 2 milioni in meno e tra 30 anni 8 milioni in meno. In termini di Pil nel 2070 si arriverà a registrare un calo del 30%, ovvero 560 miliardi in meno. Qui De Palo si fa serissimo. «Il tema della crescita demografica - dice - è o non è in Italia una priorità?». Il Forum si prepara all’appuntamento annuale con gli Stati generali della natalità in programma a Roma a maggio: il motto è «fare un figlio è bello»; e ancora: «Un figlio non è un bene privato, ma un bene comune che genera futuro e speranza».

Gli strumenti

Valutare la scala di priorità significa decidere dove investire risorse. La manovra di bilancio alle famiglie dedica 1,5 miliardi. «La manovra era già scritta - dice - in un mese quel che si poteva fare si è fatto». Ma ora invece, secondo il Forum, bisogna spingere l’acceleratore su assegno unico e quoziente familiare. Sul primo «bisogna mettere sul piatto almeno 3-4 miliardi e rendere l’assegno unico davvero universale: quello attuale non smuove mezzo numero nella scala dei volumi della natalità». Su questo fronte la legge di bilancio ha investito 630 milioni per incrementare l’assegno ma limitandolo ai bambini fino all’anno di vita e quelli fino a tre delle famiglie numerose.

L’assegno unico

«È proprio sbagliato l’approccio del nostro modello che innanzitutto non è affatto universale come farebbe intendere il nome - attacca De Palo -.Prima dell’assegno si avevano le detrazioni per i figli e l’assegno non è altro che la ricomposizione di quel puzzle senza alcun valore aggiunto se non quello di una organizzazione dell’esistente sotto l’ombello di un unico strumento».

L’Isee

Stessa musica per quanto riguarda l’Isee «del tutto inadeguato a contemplare una corsia preferenziale per le famiglie numerose», chiosa. «Le famiglie italiane devono essere messe nelle condizioni di vivere dignitosamente - dice - e l’Isee non lo fa, non contempla veramente il miglior favore per i figli: abbiamo un sistema fiscale del tutto iniquo, sbilanciato tutto sul patrimonio e sul reddito come se i figli non fossero un bene per la collettività». Per non parlare poi delle donne «alle quali spesso viene addirittura negata la maternità obbligatoria: loro devono essere messe nelle condizioni di fare carriera senza che questo impatti sul fare o meno dei figli; e la conciliazione poi è fondamentale così come la condivisione del lavoro di cura all’interno delle mura domestiche».

Il modello francese

Tutto bellissimo in teoria ma poi nella pratica? «Nella pratica non dobbiamo inventare nulla di nuovo - prosegue Di Palo sventolando i dati di altri Paesi più avanti di noi -. Prendiamo la Francia, per esempio. In molti hanno avuto un bel dire sul modello del quoziente familiare alla francese». E qui per capire apriamo una parentesi. Il modello fiscale francese, semplificando di molto, si basa appunto sul numero dei componenti della famiglia: Il reddito viene diviso tra le parti e le tasse si attribuiscono in base a quella porzione di reddito che evidentemente sarà più basso. Moltissime poi sono le deduzioni francesi, dalla baby sittter al doposcuola. «Questo modello è stato criticato da molte parti qui in Italia - riprende il filo il leader del Forum - qualcuno dice che si tratta di un freno all’occupazione delle donne ma faccio notare che in Italia il tasso di occupazione è del 49% mentre in Francia è del 67 per cento». In Francia poi sono moltissime e articolate le misure di sostegno in aiuto delle famiglie: assegni familiari, assegno forfettario, supplemento familiare, assegno di sostegno familiare, premi alla nascita o all’adozione e così via.

Il modello tedesco

«Ma se proprio non vogliamo copiare dalla Francia facciamolo dalla Germania - rilancia De Palo - dove l’assegno unico è davvero universale e dato a tutti senza distinzioni di reddito: è una cifra notevolmente più consistente di quella italiana e che non esclude le detrazioni per i figli». Vediamolo.
L’assegno tedesco per i figli prevede una quota fissa parametrata sul numero della prole fino al compimento dei 18 anni di età. Si tratta di 219 euro per 1 bambino, 438 euro per 2 figli, 663 euro per 3, 913 euro per 4 e 1163 euro per 5. Oltre a questo strumento universalistico il governo tedesco concede aiuti economici alle famiglie in difficoltà. Non solo ma i bambini in Germania hanno diritto all’asilo: in alternativa possono andare in custodia diurna presso una “Tagesmutter” o un “Tagesvater”, rispettivamente una mamma o un papà diurni. Questo diritto all’assistenza del bambino è valido dal suo 1° compleanno fino all'inserimento a scuola. Ma molto altro si potrebbe aggiungere in termini di aiuti alle famiglie d’oltralpe. E insomma se esistono e funzionano altrove significa che si può fare. Noi cosa aspettiamo?


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