in attesa del decreto legge anti-Covid

Cultura, gli appelli degli operatori al governo per salvare il settore

Persi dai musei statali italiani circa 516 milioni di euro alla settimana, dai teatri otre 10 milioni e oltre 3 dai cinema

di Roberta Capozucca

4' di lettura

Duramente colpito dalle norme che impongono la chiusura di teatri, cinema e musei, il mondo della cultura sta cercando di reagire all'emergenza Covid-19 proponendosi come potente mezzo di distrazione all'isolamento di questi giorni. Molti sono gli artisti, le associazioni e le istituzioni culturali che hanno iniziato a condividere online contenuti gratuiti rispondendo anche al richiamo del ministro Dario Franceschini, che il 13 marzo ha attivato sul canale YouTube del MiBACT una diretta di 18 ore - “L'Italia chiamò” - con centinaia di protagonisti del mondo dell'informazione, della cultura, della musica e dello spettacolo.

Ma, nonostante l'importante ruolo sociale che il settore sta assumendo e potrebbe far da volano in tempi post-crisi, come per tante altre imprese la questione più urgente da affrontare rimane la chiusura prolungata delle attività, che sta impattando negativamente sui bilanci dei musei, cinema e teatri nonché nelle tasche degli artisti e dei creativi, nella maggior parte dei casi liberi professionisti senza tutela. Stando ai dati presentati nel 2019 dal Boston Consulting Group per il MiBACT relativamente all'annualità 2018, i musei statali italiani starebbero perdendo circa 516 milioni di euro alla settimana; mentre, per lo spettacolo dal vivo la Siae ha stimato perdite per oltre 10 milioni di euro per i teatri e di oltre 3 milioni di euro per la chiusura delle sale cinematografiche a settimana.

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Gli appelli
I primi appelli per intervenire con misure di sostegno al settore risalgono al 4 marzo, quando la Rete “ Cultura e Sociale muovono il Sud ” e altre associazioni di categoria, come Federculture a ConfCultura , hanno chiesto al governo di estendere anche alle organizzazioni culturali e creative gli interventi previsti per tamponare l'emergenza economica. A seguito di una seduta straordinaria con Laura Orrico, sottosegretaria del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, sono state individuate una serie di istanze valide per tutta la filiera, che vanno da interventi urgenti a tutela del lavoro precario, al sostegno delle imprese che non possono essere oggetto di iniziativa governativa, a interventi dedicati alle imprese pubbliche e private che gestiscono attività di valorizzazione dei luoghi della cultura fino ad investimenti indispensabili in futuro per il rilancio del settore a alla sospensione dell'applicazione o del pagamento dei contributi fiscali per sostenere l'interruzione dei flussi di cassa e i nuovi investimenti.

Da questo momento in poi si sono moltiplicate le richieste di intervento da parte dei professionisti e degli operatori del settore a tutti i livelli: dall'appello lanciato dagli assessori cultura delle principali città italiane alla proposta inviata al governo dall' Alleanza delle Cooperative Comunicazione Turismo Cultura e dall’ Associazione Imprese Culturali e Creative Confindustria , insieme alla raccolta firme di importanti associazione e società di consulenza e promozione del Terzo Settore tra cui la Scuola di Fundraising di Roma , il FAI , The Round Table, Patrimonio Cultura, TerzoFilo e Mont&Taft, fino all'appello degli enti organizzatori di Parma 2020 che richiedono di proseguire il percorso di Capitale della Cultura nel 2021.

Le misure richieste
L'emergenza sanitaria da Covid-19 ha messo in luce la fragilità del sistema culturale italiano, portando finalmente sui tavoli governativi delle richieste di intervento strutturali di cui il settore ha certamente bisogno, anche al di fuori dello stato di crisi: la tutela dei suoi professionisti, che presuppone una profonda riflessione sulle tipologie contrattualistiche degli occupati nel settore culturale dove il precariato è strutturale, interventi di semplificazione burocratica, ampliamento della platea dei beneficiari dei fondi statali, soprattutto, del Fus , la creazione di fondi straordinari per compensare le perdite di entrate proprie e non in ultimo, lo sblocco della Riforma del Terzo Settore e l'approvazione del credito d'imposta per le imprese culturali, nonché l'allargamento dell'ArtBonus a tutte le categorie che lavorano con il patrimonio culturale.

Mettendo insieme gli appelli e le richieste inviate al governo, tra gli interventi di competenza più urgenti troviamo:
- ammortizzatori sociali (cassa integrazione in deroga, FIS e NASPI) estesi anche alle Pmi indipendentemente dalla dimensione dell'azienda laddove ci siano interruzioni di servizio per chiusure obbligate di musei, teatri, cinema, monumenti, parchi e riserve naturali, centri visita, uffici informazione e accoglienza turistica o annullamenti di programmazioni di eventi e spettacoli, festival, tournée. Tale misura dovrà essere automaticamente riconosciuta ai concessionari di servizi pubblici e dovrà prevedere semplificazioni e un abbassamento dei requisiti al fine di essere applicabile anche ai lavoratori intermittenti e con Partita Iva, che sono la maggioranza nonché la caratteristica del settore: artisti, musicisti, operatori didattici, tecnici dello spettacolo;
- rinvio dei pagamenti contributivi e rateizzazione del pagamento senza interessi e/o rimborso parziale attraverso credito d'imposta dei pagamenti fiscali di ogni tipo (Iva/Irpef);
- abolizione dell'indetraibilità dell'Iva
- sospensione del pagamento delle rate di mutuo e interessi rispetto a finanziamenti accesi dalle imprese che matureranno in questo periodo;
-sospensione delle gare in corso e revisione condivisa degli stessi parametri in merito a ricavi e investimenti da adottare in futuro;
- possibilità di rinegoziare, al momento della riapertura dei luoghi della cultura, durata, canoni e oneri delle concessioni museali;
- trasformazione dei rimborsi per prenotazioni di visite non effettuate in voucher da utilizzare successivamente al periodo dell'emergenza;
- indennizzo per mostre ed esposizioni culturali già avviate e sospese, secondo canoni che tengano conto dei ricavi attesi.

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