Famiglie e studenti

Cultura e arte, c’è un patrimonio virtuale pronto a rapire i ragazzi

di Antonello Cherchi

3' di lettura

C’è un vasto patrimonio culturale virtuale che si accompagna a quello materiale fatto dei quadri e delle statue nei musei, dei manoscritti e degli incunaboli custoditi negli archivi e biblioteche, dei progetti architettonici contemporanei. È un patrimonio che bisogna andare a cercare nei tanti siti in cui si articola il ministero dei Beni culturali, ma che può tornare utile a ragazzi e docenti in questi tempi di riposo forzato, per destare curiosità che non solo siano funzionali ai programmi scolastici, ma assolvano alla più generale missione di educare le nuove generazioni - e non solo loro - alla conoscenza e al rispetto dell’immenso tesoro d’arte e di storia che il nostro Paese possiede.

L’arte non annoia

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Invogliare i ragazzi a entrare nei musei, a visitare i monumenti, a conoscere archivi e biblioteche, ma anche stimolare i luoghi d’arte ad avvicinarsi alle nuove generazioni, a incuriosirle e farle appassionare alla cultura. Nascono con questi obiettivi molti dei programmi educativi dei Beni culturali. Al ministero c’è una direzione generale ad hoc: quella per l’educazione, la ricerca e gli istituti culturali. Nel 2014 ha stipulato un accordo con l’allora Miur per mettere in contatto giovani e patrimonio culturale.

Nel sito della direzione generale si può, per esempio, trovare il Sed (Centro per i servizi educativi del museo e del territorio: www.sed.beniculturali.it). Tra i progetti proposti c’è «Scopri il tuo museo», dedicato ai ragazzi tra 6 e 11 anni, con 40 mappe, relative ad altrettanti siti cultural, che permettono la realizzazione di varie attività didattiche.

Un altro percorso, sempre all’interno del Sed, porta a progetti anche per ragazzi delle scuole superiori: per arrivarci bisogna andare sull’offerta formativa 2019-2020 e scorrere il lungo elenco di iniziative proposte dalle varie realtà culturali. Molti sono programmi da realizzare direttamente sul posto, ma ci sono proposte da sviluppare anche online, come consigliano questi tempi di emergenza. Per esempio, nella prima pagina della banca dati che raccoglie i progetti si trova quello sulla prima guerra mondiale, che rimanda al sito www-14-18.it in cui si possono trovare molti documenti digitali, dalle foto della Grande guerra ai diari dei soldati alle registrazioni sonore , come la commemorazione scritta da Gabriele d’Annunzio di un ufficiale caduto in battaglia o il bollettino della vittoria del generale Armando Diaz.

Non sono solo canzonette

L’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi mette a disposizione una banca dati con le canzoni italiane dal 1900 al 2000 (www.canzoneitaliana.it/progetto-portale). Si possono ascoltare estratti dei brani, dalle musiche moderne ai canti popolari, leggere storie degli artisti, consultare le classifiche discografiche di determinati periodi. Un grande archivio che si presta a ricerche più vicine al sentire dei ragazzi. Qualche spunto più “leggero” lo può fornire anche un viaggio nell’archivio storico dell’Istituto Luce, dove si può accedere a oltre 77mila filmati e 431mila foto (www.archivioluce.com).

Suscitare la meraviglia

Facciamo giocare i ragazzi con la cultura: si può azzardare una sintesi di questo tipo dopo aver sentito le parole di Maria Letizia Sebastiani, dirigente dell’Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro. «Dobbiamo intercettare - spiega - la loro curiosità. Per farlo basta anche un solo particolare». Ci sono, per esempio, i 51 albi di fumetti dedicati che raccontano altrettanti luoghi d’arte: letture che possono esser complementari ai libri scolastici. «Ma ci sono sempre più - spiega Sebastiani - contenuti multimediali, video immersivi, come quello che abbiamo realizzato per raccontare la patologia della carta partendo dalle immagini di una biblioteca in fiamme o invasa dall’acqua. Sfruttando il concetto della sensorialità si spiega come si interviene, come si mette in sicurezza il patrimonio colpito e come lo si restaura. Si tratta di materiale che le scuole possono utilizzare. Questa emergenza ci deve stimolare a creare piattaforme usufruibili anche dal sistema didattico, spinti dalla convinzione che si può raccontare la cultura in modo più accattivante. Non c’è altra strada se vogliamo catturare l’attenzione dei ragazzi»

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