«TEMPO DI LIBRI»

Cultura e giornali, binomio che si rafforza

di Andrea Biondi

(ANSA)

3' di lettura

Un fenom eno non nuovo, ma che negli anni sta cambiando sotto la spinta del mutare dei linguaggi, della velocità di comunicazione e dei modi di comunicare tanto condizionati dall’universo social. Gli inserti culturali dei quotidiani sembrano comunque vivere una fase rinnovato vigore in cui il contrasto fra tradizione e innovazione, fra informazione sempre più commodity e richiesta di qualità, fa da fattore propulsivo.

I contrasti e le prospettive di questa offerta da parte dei quotidiani italiani sono stati ieri al centro dell’incontro “Q di Cultura: la parte culturale del quotidiano” che si è svolto all’interno di “Tempo di Libri”, la fiera dell’editoria fino a domani nei padiglioni della Fiera di Milano, a Rho. All’incontro ieri erano presenti i direttori dei principali quotidiani italiani: Mario Calabresi (la Repubblica), Luciano Fontana (Corriere della Sera), Guido Gentili (Il Sole 24 Ore) e Maurizio Molinari (La Stampa) in una sala da tutto esaurito. Il tema del resto è caro a tutta una fascia di lettori colti e sicuramente fra i più esigenti nella ricerca di informazione di qualità. I principali quotidiani italiani su questo versante hanno le loro frecce nell’arco: la “Domenica” del Sole 24 Ore, “Robinson” di Repubblica, “La Lettura” del Corriere della Sera, “Tuttolibri” de La Stampa, con i primi tre in uscita la domenica e l’ultimo al sabato. Tutti schierati pur nel quadro di «un Paese dove si legge poco. Da un’indagine Doxa che pubblicheremo domenica sul Sole 24 Ore – ha spiegato il direttore Guido Gentili – emerge chiaro come nei giovani tra i 18 e i 35 anni il piacere di leggere scenda man mano che cresce l’età». Occorre «esserne coscienti. Certo i lettori forti, di libri come di giornali, sono il target e sono i più esigenti, richiedendo da parte dei giornali selettività, curiosità, capacità di mettersi in contatto con loro, senza paura di fare dibattito anche scomodo». Gentili lo ha detto ricordando anche le origini della Domenica del Sole 24 Ore, trent’anni fa «per felice intuizione di Mario Deaglio e Gianni Locatelli», per un inserto culturale che «è una sfida che si rigenera ogni settimana, con una spinta anche a innovare, come dimostra il Viaggio in Europa di Carlo Ossola, in 16 stazioni per spiegare com’è nata la vera anima europea». Il tema della diminuzione dei lettori è centrale. Non a caso la filiera della carta con le sue sette associazioni (Fieg, Assocarta , Aie, Asig, Assografici, Acimga e Arci) ha lanciato la proposta di detrarre dalle imposte sul reddito delle persone fisiche il 19% di quanto speso nell’anno per comprare libri e giornali. «In dieci anni – ha detto il direttore di Repubblica, Mario Calabresi – i lettori di giornali si sono quasi dimezzati perché molte persone si informano soltanto online». In un tale contesto «gli inserti culturali non sono un vezzo, ma uno strumento per rispondere alle esigenze di lettori che vanno al cinema, leggono libri e sono particolarmente esigenti». Il tutto però, facendo attenzione a un aspetto: bisogna abbandonare l’idea unidirezionale dell’informazione culturale. «Nei giornali dobbiamo sforzarci di dare rilievo ai dibattiti sulle idee, a stimolarli, in una sfida continua con il lettore che poi sui social commenta, giudica». Come in un gioco di specchi il rapporto con le piazze virtuali riemerge così a più riprese, portando il direttore de La Stampa, Maurizio Molinari, a identificare un concetto più ampio di lettore, «perché è vero che ci sono meno lettori, ma ci sono più consumatori». Il riferimento è alla varietà di piattaforme attraverso cui far fruire l’informazione di qualità, ma anche «alla voglia di partecipazione che porta ad affollare gli eventi. Questo business è da considerare perché frutto proprio della somma di informazione di qualità con la voglia di partecipazione di un lettore particolarmente informato ed esigente come quello degli inserti culturali». In definitiva, comunque, oggi come nel passato «non può esistere un giornale d’informazione senza l’informazione culturale», ha affermato il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, ricordando l’esperienza della creazione de La Lettura nel 2015: «Un esperimento cui non credeva nessuno». Per Fontana c’è un dato da mettere in rilievo: «In un contesto come quello attuale il ruolo dei giornali come portatori di informazione di qualità, che ha valore e deve essere remunerata, deve emergere come essenziale. Il lettore vuole spiegazioni, sintesi, selezione. Noi tutti dobbiamo ritrovare l’orgoglio di fare informazione. Chi va sui social conversa. Ma quella è conversazione, non informazione. Per questo ci sono e ci devono essere i giornali».

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