rapporto Federculture

Cultura persi 700 milioni di risorse pubbliche da Regioni, Comuni e Province

La spesa delle famiglie per ricreazione e cultura si assesta su 72,5 miliardi di euro, cresciuta in cinque anni del 13,4%, con una media mensile di 127,7 euro

di Marilena Pirrelli


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6' di lettura

Il 15° Rapporto Annuale Federculture IMPRESA CULTURA pone molti temi in agenda, sui quali occorre intervenire con politiche decise: dare seguito alla normativa speciale per le imprese culturali e creative, una risorsa decisiva anche per l'economia del Paese; continuare nelle politiche di incentivo alla programmazione; defiscalizzare i consumi culturali; ampliare il raggio di azione di Art bonus (estendendolo a nuove categorie di destinatari) e di App18 (rimodulata anche in favore di altre fasce di età, oppure in base a diverse fasce di reddito); incrementare gli investimenti in cultura per la conservazione e per la produzione culturale. A queste conclusioni giunge Federcultura per voce del suo presidente Andrea Cancellato alla luce dell’indagine che attraversa dieci anni di Cultura, tra consumi, spesa, investimenti e normative. «La crescita, cui tutti teniamo, passa anche attraverso la cultura – afferma il presidente di Federculture – con cui possiamo dare un contributo complessivo al miglioramento dell'Italia, alla sua reputazione internazionale, alla sua consapevolezza di Paese ricco di storia e di un patrimonio culturale fra i primi al mondo, all'accompagnamento di processi economici di grande rilevanza. Tutto questo probabilmente non può essere fatto con una sola legge di bilancio, ma nell'arco di una legislatura in modo costante e programmato».

I numeri
Il 15° Rapporto analizza ogni anno i trend del settore culturale e in questa edizione dedica un focus a quelli dell'ultimo decennio, dalla crisi del 2008 ad oggi. Il quadro è solo a tratti positivo: sono stati persi circa 700 milioni di risorse pubbliche, da parte di Regioni, Comuni, Province, mentre la spesa delle famiglie in cultura e ricreazione dopo il crollo del 4,6% tra 2008 e 2013, è cresciuta nel quinquennio successivo (2013/2018) del 13,4% e si attesa nel 2018 a 72,5 miliardi di euro, pari al 6,7% della spesa
complessiva delle famiglie italiane, pari nella media mensile familiare a 127,7 euro. Ma non tutti gli ambiti della fruizione culturale vanno bene: se da un lato nel decennio 2008/2018 gli italiani che visitano musei e mostre, siti archeologici e monumenti sono cresciuti del 14% e del 31% rispettivamente, il teatro ha perso il 4,8% dei propri frequentatori e i già pochi lettori di libri sono diminuiti del 5,5%. Il turismo va bene però cresce meno di quanto avvenga in Europa e, soprattutto, grazie ai visitatori stranieri (+51,2% nel decennio); più contenuta invece la crescita del turismo domestico (+20%).

IL BILANCIO DEL MIBACT ANDAMENTO STORICO

In milioni di euro (Fonte: elaborazioni Federculture su dati MiBACT)

Dove siamo
Se confrontiamo i livelli di spesa in Italia con quelli europei, emerge come la spesa in cultura e ricreazione delle famiglie italiane sia al di sotto della media europea e lontana dai paesi più virtuosi: 6,7% sul totale della consumi finali contro l'8,5% della media europea e l'11,5% della Danimarca, primo paese del continente. E allora giusto porsi delle domande: qual è lo stato di salute del settore della cultura in Italia? Quanto ha inciso la crisi economica sulla cultura, sui consumi delle famiglie in questo ambito e su chi produce e investe nella cultura? E il settore culturale che ha subìto particolarmente i colpi della crisi, né è uscito e ha realmente invertito la tendenza verso una crescita più stabile e duratura?
I dati raccolti nel Rapporto e aggregati in tre annualità significative - 2008, anno di avvio della grave crisi economica internazionale, 2013 (nuova crisi economica italiana) e 2018 – rivelano un settore che ha saputo
recuperare molto del terreno perso ma che non in tutti gli ambiti ha superato problemi strutturali, accentuati dalla crisi. L’analisi si è focalizzata sue tre gruppi di indicatori: la spesa pubblica statale e locale; i consumi e la partecipazione culturale e il turismo.

La spesa in cultura
La spesa nella cultura di Stato, Comuni, Province e Regioni nel 2008 era di circa 6 miliardi e 550 milioni di euro, diventati 5 miliardi e 849 milioni nel 2017 (anno di confronto per disponibilità di dati). Non solo non è stata
recuperata interamente la quota di spesa del 2008 (mancano ancora circa 700 milioni di euro), ma è anche cambiata profondamente: lo Stato è passato da 2.116 milioni a 2.428 milioni (dopo essere sceso sotto i due
miliardi), i Comuni sono passati da 2.462 milioni a 1.896 milioni (in costante diminuzione), le Province sono pressoché sparite da 295 a 52 milioni, le Regioni, che pure hanno avuto un picco negativo nel 2013, stanno recuperando a fatica la quota 2008. A livello di risorse pubbliche bisogna, dunque, fare ancora molto per far recuperare posizioni all'Italia, anche nel confronto europeo (siamo quartultimi in Europa (0,8%) in rapporto al Pil e terzultimi (1,7%) in rapporto alla spesa pubblica totale).

SPESA DEI COMUNI PER LA CULTURA, IMPEGNI

In milioni di euro (Fonte: elaborazioni Federculture su dati Istat)


SPESA DELLE PROVINCE PER LA CULTURA, IMPEGNI

In milioni di euro (Fonte: elaborazioni Federculture su dati Istat)

Le risorse private
L'Art bonus si è ormai affermato come strumento fondamentale di sostegno e di valorizzazione del patrimonio culturale ad opera di cittadini ed imprese. Ben 12.871 mecenati (ad ottobre 2019) hanno superato i 390 milioni di euro in donazioni destinati a intervenire in favore di musei, monumenti, sti archeologici e fondazioni lirico sinfoniche sparse in tutta la Penisola. La ripartizione tra le tipologie di mecenati che hanno effettuato erogazioni liberali beneficiando dell'Art bonus denota una grande partecipazione di privati cittadini (quasi il 60%) anche se l'impatto
economico prevalente è determinato dalle donazioni di imprese e fondazioni bancarie. Come negli anni precedenti si rileva ancora, però, una forte territorializzazione dello strumento, che viene utilizzato prevalentemente nelle regioni del Nord; basti pensare che nelle prime quattro per donazioni ricevute, Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna si concentra il 77% delle risorse. Infatti ben l'81% delle erogazioni si ferma al Nord, al Centro ne è destinato il 17% e appena il 2% arriva fino al Sud e alle Isole. Altro attore fondamentale per il settore si confermano le fondazioni bancarie che sostengono arte, attività e beni culturali con cifre importanti - quasi 256 milioni nel 2018 pari al 25% del totale delle erogazioni, primo settore d'intervento - che, dopo un vistoso calo negli ultimi anni, nel 2018 sono tornate a crescere segnando un +8%.

ART BONUS, DISTRIBUZIONE TERRITORIALE DELLE EROGAZIONI

Anno 2019 - valori percentuali (Fonte: elaborazioni Federculture su dati Art bonus - a ottobre 2019)

LE EROGAZIONI DELLE FONDAZIONI BANCARIE PER LA CULTURA Dati in milioni di euro

I consumi culturali
Posti a confronto con l'andamento del Pil e la spesa generale delle famiglie, i dati evidenziano che la spesa delle famiglie in ambito culturale ha inizialmente sofferto di più la crisi economica generale: dal 2008 al 2013 è scesa del 4,6%, mentre i consumi complessivi si mantenevano su un +1% e il Pil diminuiva, negli stessi anni, dell'1,6%. Dal 2013 però la spesa in cultura delle famiglie è cresciuta maggiormente +13,4% a fronte di un incremento della spesa totale pari all'8,8% e del Pil del 9,9%. Ma questa crescita è diseguale, non solo fra aree del Paese come è facile immaginare, ma anche fra i settori della produzione culturale.

La partecipazione culturale degli italiani nei primi cinque anni dalla crisi (2008/2013) ha visto una contrazione in tutti gli ambiti: teatro -8,9%, cinema -4,4%, musei -7,5%, concerti -8,8%. Nei cinque anni successivi l'andamento dei settori si differenzia: gli italiani che frequentano i musei sono cresciuti del 23% (3,4 milioni in più) e quelli che visitano i siti archeologici del 33% (3,9 milioni in più), mentre quelli che vanno a teatro o al cinema sono aumentati del 4% circa. Il decennio (2008/2018) si chiude, quindi, con saldi molto diversi: il teatro non ha recuperato del tutto e anzi ha perso quasi 600mila fruitori (-4,8%); il cinema è in sostanziale equilibrio con circa 28 milioni di fruitori, -0,4% nei dieci anni, vanno bene i concerti di musica “leggera” con +2,8%.

La bella eccezione
Il vero exploit è quello dei musei che nel decennio vedono crescere i propri fruitori del 14% e i siti archeologici e i monumenti dove si sono recati il 31% degli italiani in più (dati peraltro confermati anche nelle regioni del Sud del Paese). I dati sulla fruizione museale sono rafforzati anche da quelli sui visitatori dei musei statali che passano in dieci anni da 33 a 55 milioni, +67%, crescendo soprattutto però dal 2013 al 2018 con una performance da 38 a 55 milioni di visitatori, +44%. Gli ottimi risultati dei musei statali appaiono trainati dai musei dotati di autonomia speciale che solo nell'ultimo anno, 2018/2017, vedono aumentare i propri visitatori di quasi il 15%, con picchi molto più alti in alcune regioni come la Campania (+36%) e la Toscana (+46%). Dati che, pur considerando che fanno parte della categoria dei musei autonomi i maggiori attrattori culturali del Paese, confermano una correlazione diretta tra maggiore autonomia gestionale degli istituti museali e una più spiccata propensione al pubblico e al suo coinvolgimento, a vantaggio della valorizzazione e della fruizione complessiva dei beni.

Libro non ti conosco
Di segno diverso l'andamento della lettura che rivela dati drammatici: dal 2008 al 2018 abbiamo una diminuzione di coloro che leggono un libro all'anno del 5,5% (1,3 milioni di lettori in meno su un già esiguo
numero di italiani che leggono, circa 23 milioni nel 2018); coloro che leggono da uno a tre libri l'anno diminuiscono del 7,9% (-18,9% al Sud), crescono invece del 2,8% i lettori forti (con +8,4% al Nord Ovest e -15,6%
nelle Isole).

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