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Cultura-Domenica Arte

Tutti da Olivier Roller per un ritratto "con rughe" alla francese

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Questo articolo è stato pubblicato il 09 giugno 2010 alle ore 10:19.

PARIGI – Bisogna farsi sei piani senza ascensore per arrivare da Olivier Roller. Il suo studio? Poche stanze sotto i tetti, in un vecchio palazzo dietro piazza della République. Ma in tanti, attori famosi, ricchi industriali, politici salgono quassù a farsi «rolleriser», come si dice. Per una foto, un suo ambito ritratto. Ci vuole del coraggio.

Perché Olivier è l'anti Annie Leibovitz, l'anti glamour, l'anti bling bling. «Una foto non deve essere bella – spiega -, ma giusta». Che, tradotto nel mondo del botox e del photoshop, significa ritrarre un viso per quello che è, con le sue rughe, la sua verità, impietosa. Senza ritocchi. «La pelle della faccia mi emoziona». 38 anni, ex ragazzo di Strasburgo salito alla capitale, Roller ha iniziato come tanti, pubblicando ritratti nel quotidiano Libération e via via in altri giornali. Si è imposto subito con il suo stile, diverso. «Non è stato facile. Molti guardavano il risultato finale del mio lavoro e non erano per niente contenti. Anzi, arrabbiatissimi: mi dovevo nascondere. Ora è l'inverso. Sto diventando un fenomeno di moda. Sembra quasi incredibile». Per farsi «rolleriser», oltre a salire d'un fiato i sei piani di ripidi gradini, numerosi mettono mano al portafogli.

«Una foto non rappresenta mai la verità di una persona, anche se io cerco di avvicinarmici». E' cosi' che i francesi, per una volta, hanno visto Rachida Dati, ex ministro della Giustizia, di origini maghrebine, sempre (troppo) elegantissima, per quello che è: una donna di 45 anni (la signora non ha apprezzato per niente). O il filosofo Bernard-Henry Lévy, che di anni ne ha compiuti 62, ma che nell'immaginario collettivo francese è ancora il «solito» belloccio di mezza età: nelle foto di Olivier è un bel sessantenne, un po' impaurito, fragile, diffidente. Il nostro ha ritratto pure Nanni Moretti, «ma non è voluto venire qui. Sono dovuto andare nel suo albergo. E ha preteso una truccatrice». Inutile tentativo di difesa: anche per lui l'effetto verità ha funzionato.

«Mi ha ubriacato di parole. E' stata una psicanalisi in diretta», ha raccontato il pubblicitario Jacques Séguela. In effetti, dopo i sei piani, che già spiazzano il visitatore, Olivier ti accoglie con un fiume di parole e un entusiasmo debordante. Finché, zac, ti prende nel tuo momento di verità, armato di un neon («come quello di mia nonna»,, specifica, pagato pochi euro): una luce fissa, pallida, brutale, che sposta a scatti, illuminando solo una parte della faccia. Ora si sta dedicando al mondo della finanza. Nel suo studio sta sfilando il gotha di una banca come la Société Générale. Ci terrebbe tantissimo a ritrarre un altro uomo di potere. «Si', Berlusconi. Vorrei farlo da qui a un anno e mezzo. Ora che sta invecchiando. E che Berlusconi assomiglia sempre più a Berlusconi. Invecchiando non ci si puo' nascondere».

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Tags Correlati: Annie Leibovitz | Arte | Berlusconi | Jacques Séguela | Nanni Moretti | Olivier Roller | Rachida Dati

 

Olivier proviene da una famiglia protestante. «Più passa il tempo e più riscopro queste mie origini. Mi sento come un monaco. La mattina accompagno i miei figli alla scuola. Poi vengo qui. E, se posso, rimango tutta la giornata in queste stanzette». La sua cella. Il silenzio interotto dai visitatori. Alla fine di ogni seduta, Olivier si fotografa accanto (spesso con il viso appiccicato) ai suoi soggetti. E' per destabilizzarli, per indurre reazioni (vere) nei loro sguardi. Olivier racconta che «mio padre se ne ando' via di casa quando avevo appena sei mesi. Non l'ho più visto. E mia madre strappo' tutte le sue fotografie. Forse nel mio lavoro voglio ricostruire quelle immagini perdute». Anche per Olivier la fotografia è una psicanalisi in diretta.

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