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Cultura-Domenica Arte

Pastori della biodiversità

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Questo articolo è stato pubblicato il 13 luglio 2010 alle ore 08:03.


La creazione di Edward O. Wilson, ha vinto il premio Merck Serono 2010 insieme a I geni altruisti di Gabriele Milanesi (Mondadori, 2009). La cerimonia di premiazione si svolge questa mattina a Roma (via Trionfale 151). Pubblicato negli Stati Uniti nel 2006 e in Italia da Adelphi nel 2008, La creazione è un libro particolare. Con una storia complessa, malgrado la fattura apparentemente semplice. Intanto, come tutti i libri di Wilson, esprime una filosofia della natura e conoscenza originale. Wilson, infatti è l'unico scienziato naturalista vivente ad aver elaborato una visione del mondo naturale e del posto dell'uomo in esso, fondata su epistemologia logicamente coerente delle scienze empiriche e dei rapporti tra queste e le scienze umane. Volendo cercare paragoni storici, Wilson suscita accostamenti con figure celeberrime del positivismo ottocentesco, come August Comte o Willima Whewell, ma anche con pensatori spiritualmente ispirati dal rapporto con la natura selvaggia nordamericana, come Henry David Thoreau e Aldo Leopold. Wilson, però, è assai meglio attrezzato scientificamente e intellettualmente.
La creazione è un testo che si fa apprezzare da diversi tipi di lettori. Sia da chi sa bene che Wilson non è credente – si definisce un «umanista secolare» – e considera la religione un tratto comportamentale mediato da strutture cerebrali sottoposte a selezione naturale; in altre parole da chi di questo libro coglie la natura "politica" e contingente di tentativo di influenzare il fronte dei religiosi conservatori americani, praticamente creazionisti, per indurli a non assecondare le politiche dannose per l'ambiente e la biodiversità che caratterizzarono l'amministrazione Bush.
Ma il libro risulta accattivante anche per un lettore più generico, che sempre più diffusamente avverte, pur se in modo indefinito e spesso ingenuamente ottimista, l'urgenza di scelte etiche e politiche che mettano al centro dell'agire umano l'obiettivo di conservare e valorizzare l'armonia e la diversità della natura vivente.
Trattandosi di un testo tutto sommato "politico", alla fine risulta disomogeneo. Nel senso che contiene pagine splendide sull'educazione dei giovani all'osservazione e allo studio della natura, o sulla passione di Wilson per le formiche. Anche i capitoli autobiografici e quelli in cui propone la sua concezione evoluzionistica della vita sono scritti con una prosa incantevole. Che muove a nostalgia per gli scorci di Yosemite Park. Ma è del tutto improbabile che i suoi argomenti siano riusciti a smuovere qualcuno di quei pastori evangelici cui indirizza le sue ispirate, accalorate e rispettose lettere. Wilson non può davvero credere che un pastore evangelico possa aderire a un'idea di sacralità della natura che mette l'uomo sullo stesso piano di qualunque altra specie vivente, e che presenta la religione come un prodotto dell'evoluzione biologica. Perché è vero che Wilson propone al suo astratto interlocutore di accantonare i contenuti della controversia tra creazionisti ed evoluzionisti, e suggerisce un'alleanza nel nome di una contemplazione mistico-estetica della natura vivente. Ma per gli evangelici conservatori, così come per chiunque seguace di una religione che ammette l'esistenza di un dio personale, la dimensione etica del discorso prevale su quella estetico-spirituale. Vi è stato peraltro chi ha suggerito a Wilson di provare a cambiare registro argomentativo. Spiegando a pastori, vescovi e imam che chi non tutela gli ecosistemi di fatto sottrae risorse alle future generazioni, e quindi disobbedisce al comandamento biblico di non rubare.

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