House Ad
House Ad
 

Cultura-Domenica > Cinema

Horror, Wall Street e Cia: ma nelle sale i Figli delle stelle sbaragliano tutti

Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 22 ottobre 2010 alle ore 19:52.

Nella settimana in cui il fenomeno «Benvenuti al sud» i cui numeri hanno fatto traballare record e strabuzzare occhi, comincia a lasciar spazio ad altro, troviamo un'offerta varia e interessante. Per gli appassionati di horror ci sono tre film invisibili, per vari motivi. Dall'indipendenza, anche autoprodotta, degli italiani In the market e Come una crisalide, a Paranormal Activity 2, che non si è mostrato alla stampa per non perdere il fattore sorpresa.

Lodevole ma non riuscito il nuovo esperimento horror di due cineasti giovani e con qualche buona intuizione, che trovano nel Nuovo Cinema Aquila di Roma, come già molti altri, un'oasi felice dove mostrarsi al pubblico, superando così gli strozzamenti distributivi tipici del mercato italiano.

Il più giovane, Lorenzo Lombardi, classe ‘86, mette insieme (troppi) stilemi classici del genere: due belle ragazze e un protagonista belloccio e un pò debosciato, un on the road su strada deserta, una pompa di benzina scalcagnata e un market, appunto, a simboleggiare tutti i tempi consumisti in cui l'orrore cinematografico ha fatto capolino negli ultimi decenni. E per finire le citazioni, piazza anche Ottaviano Blitch, speaker radiofonico già comparso (e bene) in «Shadow», che qui mette la sua fisicità imponente e cupa al servizio di un serial killer improbabile, Adam the butcher (che rimane comunque la cosa migliore del film).

In the market è scalcagnatissimo fin dalla recitazione degli attori, davvero scadente nonostante l'impegno (le due donne non vengono salvate da una bellezza non banale), da una regia che si addormenta per lunghe parti, forse volendo costruire una suspense che non arriva, per poi muoversi male nei momenti cruciali, incapace di incarnare orrore e terrore, nonostante un paio di momenti splatter buoni (la mano macinata non è male). Agli effetti visivi fa il possibile Sergio Stivaletti, che ritroviamo anche in «Come una crisalide«.

Questo film, di Luigi Pastore (classe ‘74), ha uno spessore diverso dal precedente e pur tra molte ingenuità e alcuni errori, il talento del cineasta e l'originalità della sua visione si mostrano con momenti interessanti. Anche qui, ovviamente, c'è un assassino seriale che, come una crisalide, vede sorgere nell'ultimo confronto con la sua psicanalista la sua vera, violentissima personalità. Pastore si produce in virtuosismi a volte eccessivi, anche mediando l'immagine attraverso una telecamera e dividendo il film in atti commentati da "pupi", burattini che sferzano con ironiche descrizioni l'atmosfera dell'opera. Un buon lavoro che soffre di un budget ridotto e di professionalità non sempre all'altezza e dell'invadenza di un protagonista troppo caratterizzato. Ma la voglia di vedere la prossima impresa di questo regista, rimane, e non è poco.

L’articolo continua sotto

Susan Sarandon ama i ruoli da gregaria e su Obama non risparmia critiche (Reuters)

Susan Sarandon: amo i ruoli da gregaria, la famiglia e il ping pong

Il canyon dove Ridley Scott ha girato la scena finale di «Thelma & Louise » (1991) è diventato un

Michael Douglas, amori e carriera del divo di Hollywood

Tags Correlati: Almamegretta | Bourne | Campania | CIA | Cinema | Fair | Lucio Pellegrini | Massimo Ranieri | Oliver Stone | Pietra Montecorvino | Pubblica Amministrazione | Rosario Fiorello | Sergio Stivaletti | Shadow | Valerie Plame | Wall Street

 

Al tridente horror, però, risponde il poker delle uscite più pubblicizzate. Tre film interessanti, molto diversi, e da vedere, e un opera di genere, quello spionistico, che in modo non molto originale, ma efficace, ci racconta la verità nascosta che sta demolendo il nostro mondo civilizzato.

La parte del leone la fa «I figli delle stelle», che con il suo umorismo gentile e stoccate socio-politiche niente male, ci fa ridere sul dramma quotidiano che viviamo da qualche anno: il precariato, lavorativo e ormai esistenziale. Una commedia alla Monicelli, con bellissimi mostri che starebbero bene anche in un film di Risi, un heist movie - un'Ocean's Eleven dei Co.co.co - che intercetta momenti di comicità straordinaria e un sottotesto politico che ci fa stare simpatici (ma sarebbe meglio tirare in ballo l'empatia) un politico e i terroristi che lo sequestrano - una sgarrupata banda di giovani «a tempo determinato» - e mostrarci il resto della comunità (a)sociale come la vera alcova dei rancori e della meschinità.

Lucio Pellegrini dirige sicuro un cast eccellente che si prende i suoi rischi, con divertita (auto)ironia: il Favino capellone, il timido Volo, la giornalista troppo sensibile Pandolfi, il fascinoso ex terrorista Sassanelli, il compagno nostalgico Battiston, il sottosegretario idealista Tirabassi ci regalano un racconto buffo e profondo, che nella risata ci infila l'amara constatazione di un mondo sbagliato. Se a questo aggiungete un abbigliamento invernale vintage da urlo e una bella colonna sonora - con la hit di Alan Sorrenti che dà il titolo al lungometraggio ballata dal cast - capirete che sarà molto difficile resistere al richiamo della sala e non andarci.

E questo vale anche per «Passione» il nuovo film di John Turturro: diverso nella forma, è un documentario, e nei contentuti, ci fa viaggiare dentro la città di Napoli e nella sua musica, ha però lo stesso effetto trascinante. L'attore americano, ora anche cineasta ossessionato dal meridione italiano da cui proviene - lui, di origini pugliesi, ha già esplorato Sicilia e Campania- coglie tutta la vitalità di quella Napoli, città meravigliosa e martoriata, che è impossibile non amare. Anche quando fa soffrire. Turturro, stufo degli stereotipi negativi, ha messo su un documusical che prende i grandi classici e li affida al rock folk moderno, dagli Almamegretta a Pietra Montecorvino, da Peppe Barra a Massimo Ranieri, da Peppe Servillo a un Rosario Fiorello che proprio con Turturro dà vita a cinque minuti di Caravan Petrol che rimarranno nella storia, un sabba newyorkese-partenopeo da urlo.

Il regista, nella scelta delle canzoni e degli artisti, anche per i materiali di repertorio, ha dovuto scavare nell'immensità di 2000 canzoni, prendendo decisioni difficili - un paio di volti storici sono trascurati a favore, per esempio, del sottovalutatissimo e compianto Sergio Bruni - e riscrive la storia di una cultura popolare attraverso testimoni, anche diretti, e melodie immortali. Un gioiello rutilante e gioioso, che non nasconde la complessità e la problematicità della realtà napoletana, ma ne evidenzia la storia e il fascino. Da vedere, e ascoltare.

Consiglio che vale anche per Wall Street- Il denaro non dorme mai, l'ultimo film di un Oliver Stone che dal 2001 ha deciso di raccontare il presente, in una cronaca spietata del declino dell'impero americano. Un paio d'ore di lezione di politica economica che fa nomi e cognomi dei colpevoli della crisi del 2008. Come professore abbiamo Gordon Gekko - un rinato Michael Douglas - che, dopo il carcere, diventa un guru: e all'università dà la sua lezione migliore, scoprendo che l'avidità era buona ai suoi tempi (il primo capitolo, Wall Street, è del 1987) e ora è legge.

Straordinario nella parte economica, l'opera zoppica nel rapporto sentimentale tra Carey Mulligan e Shia LeBoeuf, decisamente non all'altezza del rapporto padre-figlio lacerante e lacerato di 23 anni fa, con Martin e Charlie Sheen al loro meglio. Qualche difetto c'è, quindi, ma rivedere la grande truffa delle banche americane e dei titoli tossici, o il crollo del mercato immobiliare impersonato da un'ottima Susan Sarandon, valgono il prezzo del biglietto. Con una dozzina di aforismi dei suoi, Stone ci dà una guida per riconoscere gli inganni che abbiamo subito.

E di inganni e bugie si parla in Fair Game, che chiude questi magnifici (più o meno) sette.
Uranio arricchito e armi di distruzione di massa per Doug Liman, costretto ancora una volta a duellare con Paul Greengrass, che sull'argomento ha girato l'ottimo Green Zone. E quest'ultimo surclassa il collega, come già aveva fatto nella saga di Bourne. Liman, infatti, nonostante uno Sean Penn sempre più simile a Robert Redford, nel suo istrionico orgoglio civile e radical, e una Naomi Watts in parte, non sa dare lo spessore necessario all'incredibile e ignobile storia di Valerie Plame, agente segreto messo alla gogna dal cinismo dell'amministrazione Bush, troppo intenta a coprire le false informazioni con cui aveva costruito la sua guerra privata, ma con vittime pubbliche.

Interessante, per la storia,mai raccontata in maniera abbastanza esaustiva, ma anche un'occasione persa per un grande film politico. Purtroppo, però, i giorni del Condor sono lontani.

Trovo Cinema

Tutti i film

Tutti i cinema

Database del cinema

Film

Artisti

Tutto

Shopping24

Da non perdere

L'esempio di Baffi e Sarcinelli in tempi «amari»

«Caro direttore, ho letto (casualmente di fila) i suoi ultimi tre memorandum domenicali. Da

L'Europa federale conviene a tutti

Ho partecipato la scorsa settimana a Parigi a un incontro italo francese, dedicato al futuro

Non si può privatizzare la certezza del diritto

In questa stagione elettorale, insieme ad un notevole degrado, non solo lessicale, ma anche di

Le sette criticità per l'economia Usa

Quale futuro si prospetta per l'economia degli Stati Uniti e per quella globale, inevitabilmente

Sull'Ilva non c'è più tempo da perdere

La tensione intorno al caso dell'Ilva non si placa. Anzi, ogni giorno che passa – nonostante i

Casa, la banca non ti dà il mutuo? Allora meglio un affitto con riscatto. Come funziona

Il mercato dei mutui in Italia resta al palo. Nell'ultimo mese la domanda di prestiti ipotecari è


Jeff Bezos primo nella classifica di Fortune «businessperson of the year»

Dai libri alla nuvola informatica: Jeff Bezos, fondatore e amministratore delegato di Amazon,

Iron Dome, come funziona il sistema antimissile israeliano che sta salvando Tel Aviv

Gli sporadici lanci di razzi iraniani Fajr-5 contro Gerusalemme e Tel Aviv costituiscono una

Dagli Assiri all'asteroide gigante del 21/12/2012, storia di tutte le bufale sulla fine del mondo

Fine Del Mondo, Armageddon, end of the World, Apocalypse? Sembrerebbe a prima vista roba da