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Cultura-Domenica Libri

Lo smisurato accumulo di "Note azzurre" di Carlo Dossi

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Questo articolo è stato pubblicato il 18 novembre 2010 alle ore 21:40.

Quasi seimila annotazioni. Questo il bilancio di quarant'anni di vita e diario intimo di Carlo Dossi, membro d'eccezione della Scapigliatura milanese, di famiglia benestante, storico collaboratore di Francesco Crispi. Adelphi le pubblica per la prima volta in versione integrale: sono le Note azzurre, dal colore dei quaderni che Dossi usava per redigerle.


Non c'è un vero collante concettuale che lega questi frammenti. L'impressione dell'accumulo smisurato, alla rinfusa, è confermata più si procede con la lettura: ma si accompagna anche all'idea che a emergere, forte e comune, sia più che altro una voce. Quella dossiana per eccellenza — icastica, precisa, intelligente. Entriamo così nel retrobottega di uno scrittore che affascina per la fame continua di sapere, la curiosità multiforme, il gusto dello schizzo di fianco alla microrecensione, il proverbio quasi popolare accanto alla riflessione filosofica o sociale.

Alcune voci sono appunti per lavori futuri (come la Rovaniana), e risultano difficilmente comprensibili senza una conoscenza dell'opera di Dossi. Altre sono curiosamente attuali ("2695. Necessarie le mediocrità. Uno stato ha bisogno di mille ruote minori per una maggiore."; "3608. Lo stile del giornalismo odierno è «forbice e colla»"). Altre ancora sono abbozzi di semantica, oppure opinioni sui classici greci e latini, osservazioni su uomini e città, comparazioni fra idiomi diversi, a volte mottetti o minuscoli racconti conclusi in poche righe.

Nota numero 21: "Se oggidì si scrivesse secondo la stretta etimologia oppure si leggesse, nessuno capirebbe più nulla; tanto le parole si dipartirono dal loro primo razionale significato". Quasi una rivendicazione della distanza incolmabile fra origine e contemporaneità.

È noto — e lo ricorda Dante Isella nella sua bella prefazione d'antan — che la vera passione di Dossi era l'archeologia. Non a caso: la ricerca e lo scavo continuo di queste pagine non delineano un progetto, ma fanno emergere un cumulo straordinario di passato personale e storico, come certi tesoretti medievali.

La varietà e il caos sono una virtù, e l'apparente vittoria della quantità sulla qualità si rivela soltanto un'illusione — una volta presa la briga e la pazienza di mettersi lì e leggere, uno dopo l'altro, tutti i reperti che Dossi ci mette davanti. Nonostante qualsiasi distanza.

"Note azzurre" di Carlo Dossi
a cura di Dante Isella
Adelphi, pagg. 1254, 26 euro

Tags Correlati: Adelphi Edizioni | Carlo Dossi | Dante Isella | Francesco Crispi | Letteratura

 

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