Il Sole 24 Ore
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8 dicembre 2010

I libri dell'anno secondo il Times literary supplement. Molti gli autori italiani

di Lara Ricci


L'Italia e gli italiani fanno capolino nella consueta inchiesta sui libri più belli dell'anno compilata per il «TLS» (The Times literary supplement) da scrittori del calibro di Nadine Gordimer o A.S. Byatt, filosofi come Martha Nussbaum o Thomas Nagel, storici divulgatori come Felipe Fernández-Armesto e noti critici d'arte, letteratura, poesia. Classifica che spesso incorona solo i nostri classici.

Il rosa Tiepolo (Adelphi) di Roberto Calasso, ha raccolto il plauso dello scrittore, politico conservatore ed ex direttore del «TLS» Sir Ferdinand Mount. «Ha una forma unica», e ha la capacità «di farci esplorare insospettate profondità dell'artista e di avvicinarci alla comprensione di perché Tiepolo è il nostro ultimo maestro della tradizione classica». «Tiepolo era sempre stato visto come un superficiale, un grande virtuoso dell'affresco. Invece era un pittore molto complicato e affascinante» spiega Calasso, che si è molto soffermato sulle sue incisioni, gli Scherzi e i Capricci: «sono misteriose, di difficile interpretazione, tanto che normalmente gli storici dell'arte le rifuggono. Nel mio libro diventano centrali. Sono di strepitosa bellezza e sono un caso assolutamente unico nella storia delle incisioni, sono collegate l'una con l'altra, vi si trovano personaggi ricorrenti, impegnati in cerimonie indecifrabili». «Tiepolo - continua - viene spesso visto come un pittore volto al passato, l'ultimo esponente della pittura veneta, invece è un pittore di estrema modernità».

Entusiasta anche la giornalista Keith Miller, che ne elogia l'eleganza letteraria, e che trova che condivida con il soggetto trattato l'esaltante euforia dell'improvvisazione, della velocità nell'esecuzione («Tiepolo era infatti famoso per gli affreschi» chiarisce Calasso).
Felipe Fernández-Armesto ha invece molto apprezzato il saggio dello storico Paolo L. Bernardini Le rive fatali di Keos: il suicidio nella storia intellettuale europea da Montaigne a Kant (Fondazione Ariodante Fabretti) e - forte dei suoi studi sulla storia del cibo - anche un volume del cuoco Fabio Picchi Senza vizi e senza sprechi. La virtù in cucina e la passione degli avanzi (Mondadori). Rivaluta il catalogo d'arte, «troppo spesso percepito come effimero alla stregua della mostra che commemora», Mary Beard, professoressa di Cambridge e critica del «TLS» per tutto quel che concerne i classici. Si riferisce a I giorni di Roma. L'età della conquista (Skirà), volume che ha accompagnato un'esposizione ai Musei Capitolini di Roma e contiene «eccellenti saggi sulla cultura romana del primi due secoli a. C. e splendide foto di opere note e meno note, tra cui splendide sculture di terracotta scoperte negli anni 50 in una villa in Abruzzo».

Nessun romanziere o poeta italiano vivente è stato selezionato. La Puglia degli anni 30 è però protagonista di un saggio di John A. Davis The jews of San Nicandro (Yale university press) sull'improbabile storia vera di un contadino cattolico che, dopo un sogno, si converte al giudaismo e converte i suoi impoveriti compaesani fronteggiando l'ostilità del fascismo e del Vaticano, e anche la riluttanza dei rabbini. Diventeranno parte del popolo di Israele, dove ancora si trovano alcuni discendenti.

Il libro del decennio, secondo lo storico Michael Howard, è quello del ceramista britannico Edmund de Waal. Con la sua storia delle piccole netsuke, sculture miniaturizzate giapponesi (The Hare with amber eyes (Chatto) si è guadagnato anche il plauso di altri recensori, tra cui A.S. Byatt. La scrittrice per la fiction consiglia invece A life apart (Constable and Robinson) di Neel Mukherjee, storia di una donna inglese del diciannovesimo secolo che vive nell'India del ventesimo secolo; Gold boy, Emerald girl della giovane scrittrice sinostatunitese Yiyn Li e il poeta nordirlandese Seamus Heaney. Sta leggendo e rileggendo il suo Human Chain (Faber), amato anche da Roy Foster dell'università di Oxford. Un paio di citazioni anche per l'irlandese Colm Tóibín con la collezione di storie intimiste The empty family (Viking). Molto apprezzate, poi, le lettere che Philip Larkin scrisse alla sua amante Monica Jones (Letters to Monica, Faber). Nadine Gordimer ha consigliato Punto Omega (Einaudi), di Don DeLillo, un romanzo «corposamente vivo» e il meno noto poeta Ikeogu Oke (Salutes Without Guns, Manila). Martha Nusasbaum suggerisce il complesso ritratto di Churchill tracciato da Richard Toye in Churchill's emipire: the world that made him and the world he made (Macmillan). Lo statista è descritto da un lato come un odioso razzista che derideva Gandhi e credette fino alla fine della sua vita che indiani e africani non fossero capaci di autogovernarsi, dall'altro come un uomo con un sincero attaccamento alla libertà politica e alle istituzioni liberali, e che resistette coraggiosamente sia al fascismo sia al comunismo. Thomas Nagel, infine, è rimasto colpito dal memoir di Edmund White City Boy (Bloomsbury), «scritto meravigliosamente», che racconta la vita dei gay nella New York degli anni 60 e 70.


8 dicembre 2010